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Teorie e tecniche educative relative all'autismo infantile: una panoramica - La teoria della mente
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La teoria della mente
Secondo alcune recenti ricerche condotte da vari studiosi fra cui Uta Frith e Simon Baron Cohen, l’autismo sarebbe una conseguenza derivata dal mancato sviluppo della "teoria della mente".
Gli individui hanno tutti conoscenze psicologiche che mettono in atto inconsapevolmente per relazionarsi agli altri; tali conoscenze non sono coscienti, un individuo non ci arriva con il ragionamento ma tramite le proprie credenze, le proprie conoscenze ed i propri valori.
In pratica ognuno di noi è in grado di relazionarsi in maniera adeguata calandosi nella psicologia dell’altro; se conosciamo le conoscenze di una persona possiamo intuire come agirà, se oltre alle conoscenze ne osserviamo le azioni possiamo capire quali sono i suoi desideri che, uniti a loro volta alle azioni, possono farci comprendere le sue credenze.
La teoria della mente ci aiuterebbe dunque a capire il meccanismo psicologico delle persone e sarebbe per questo alla base di una sana vita relazionale.
Gli individui autistici avrebbero quindi un deficit specifico che riguarderebbe la comprensione della mente nelle altre persone.
Questa tesi spiegherebbe come mai fra le caratteristiche primarie dell’autismo ci sono difficoltà sociali, di linguaggio ed immaginative.
Seguendo lo sviluppo dei bambini autistici è possibile verificare come alcune tappe fondamentali dello sviluppo sociale siano compromesse.
Fra i 9 ed i 14 mesi per esempio, dovrebbe essere presente l’ "attenzione condivisa", il bambino dovrebbe condividere un centro di attenzione con altre persone ma nei bambini autistici questo non avviene; lo stesso vale per il gioco di finzione, che dovrebbe comparire intorno ai 14 mesi, e per la verbalizzazione degli stati mentali (es. mamma crede che stia dormendo, ma faccio finta), che dovrebbe fare la sua comparsa verso i 2 anni.
A fronte della mancanza di "psicologia intuitiva", nei bambini autistici sarebbe intatta ed in alcuni casi ipersviluppata la "fisica intuitiva" per cui gli oggetti anche molto complessi risultano spesso attraenti e di facile comprensione ed è per questo che catturano la loro attenzione in maniera massiccia.
Secondo Uta Frith un’altra caratteristica dei bambini autistici sarebbe la mancanza della così detta "coerenza centrale", cioè la capacità di preferire gli stimoli coerenti piuttosto che quelli non coerenti provenienti dal mondo esterno.
In pratica sarebbe il singolo elemento anziché il contesto generale ad influenzare la percezione del soggetto, che si troverebbe a vivere in un mondo incoerente e frammentato.
Questo aspetto ci aiuterebbe a spiegare come mai molti bambini autistici riescono ad ottenere alte prestazioni in quei compiti che richiedono isolamento degli stimoli e distacco come la composizione di puzzle.
Anche a livello relazionale la carenza di coerenza centrale influirebbe negativamente poiché mentre i bambini normali pongono attenzione all'individuo nella sua globalità, percependone le espressioni, i movimenti e quindi i sentimenti, i bambini autistici osservano i particolari e tralasciano il resto.
Questo starebbe alla base della tendenza degli individui autistici a considerare le persone come oggetti da utilizzare per soddisfare i propri bisogni, ignorandone i sentimenti e l’ "umanità".
Le ricerche hanno anche cercato di rintracciare le cause della sindrome autistica, ma come afferma Uta Frith nel suo lavoro, "In teoria dovrebbe esistere una risposta capace di spiegare l’Autismo ed allo stesso tempo di prevenirlo indicandone la cura. In realtà, una risposta del genere non esiste.
Il quadro completo delle cause e degli effetti, con gli aspetti biologici intrecciati a quelli psicologici, tutto ciò alla fine sarà portato alla luce, ma a questo grandioso arazzo devono lavorare ancora molte mani e per molti anni!" (Uta Frith, 1989).
Secondo la studiosa è pressoché impossibile che la risposta all’autismo possa essere ricercata in conflitti psicodinamici tra madre e bambino o da forme di angoscia provate dal bambino.
La causa deve essere necessariamente ricercata in disfunzioni organiche di origine biologica.
Per quanto io trovi estremamente affascinanti ed interessanti le teorie psicodinamiche precedentemente analizzate, concordo tuttavia pienamente con la tesi organicistica della Frith, anche se non escludo che implicazioni a livello relazionale con l’ambiente familiare siano spesso presenti ed in alcuni casi inevitabili.
Elementi che aiutano a confutare le teorie psicogenetiche, al di là degli esami al cervello mediante SPECT e TAC, sono la trasversalità dell’autismo, che è presente anche in famiglie benestanti e culturalmente elevate e non solo in famiglie disagiate, e la sua immodificabilità se non a lunga scadenza.
Secondo l’autrice infatti, se un bambino soffre di un particolare disagio causato da fattori ambientali, laddove questi vengano rimossi mediante psicoterapie, allontanamento dalla situazione sfavorevole etc…, i miglioramenti comportamentali sono evidenti e si manifestano quasi subito.
Nei bambini autistici invece il processo di miglioramento è sempre lungo e non sempre favorevole.
Al momento tuttavia le ricerche neurobiologiche sono all’inizio e nei prossimi paragrafi tenterò di fare una breve carrellata delle più accreditate.

