- Scritto da Luciano Pasqualotto
- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
Il progetto di vita come copione esistenziale
La riforma della disabilità introdotta dal D.Lgs. 62/2024 segna un passaggio di natura non solo normativa, ma anche eminentemente culturale e pedagogica. L'introduzione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato ridefinisce il rapporto tra la persona con disabilità, i servizi e la comunità territoriale, ma lascia aperta una questione decisiva: come concepire il progetto di vita senza ridurlo a una procedura burocratica o a una mera dichiarazione di principi. L'articolo propone come nucleo teorico originale la metafora del copione esistenziale, intesa come sceneggiatura di una vita possibile e come dispositivo pedagogico che favorisce il pensare il progetto di vita nella sua dimensione temporale, narrativa e co-costruita. In dialogo con la letteratura pedagogica sul progetto di vita, vengono analizzati le implicazioni educative della riforma, i rischi di una riduzione amministrativa della norma e il ruolo degli operatori come mediatori pedagogici.
The disability reform introduced by Legislative Decree No. 62/2024 marks a shift that is not only regulatory in nature, but also profoundly cultural and pedagogical. The introduction of the individualized, personalized, and participatory life project redefines the relationship between persons with disabilities, services, and the local community, while leaving open a crucial question: how to conceive the life project without reducing it to a bureaucratic procedure or a mere statement of principles. The article proposes, as an original theoretical core, the metaphor of the existential script, understood as the screenplay of a possible life and as a pedagogical device that supports thinking about the life project in its temporal, narrative, and co-constructed dimensions. In dialogue with the pedagogical literature on the life project, the paper analyzes the educational implications of the reform, the risks of an administrative reduction of the regulation, and the role of practitioners as pedagogical mediators.

Il contributo analizza strumenti e metodologie per sostenere l’autodeterminazione delle persone con disabilità all’interno del “Progetto di Vita” introdotto dal Dlgs. 62/2024, in linea con i principi della Convenzione ONU del 2006. Viene evidenziato il passaggio da un approccio assistenzialistico a un paradigma centrato sulla persona come titolare del proprio percorso esistenziale. L’articolo presenta strumenti operativi, articolati nelle dimensioni della vita personale, relazionale, lavorativa e del benessere, volti a favorire consapevolezza, scelte autonome e capacità decisionali. Sono inoltre approfonditi i principi metodologici dell’autorappresentazione, della riflessione su di sé, del decision making e delle pratiche dialogiche (Open Dialogue e Dialoghi sul futuro), che promuovono la partecipazione attiva e la co-progettazione capacitante. Il lavoro propone così un quadro integrato di riferimenti normativi, strumenti e pratiche educative per realizzare percorsi autenticamente inclusivi e rispettosi della dignità e dell’autodeterminazione delle persone con disabilità.
L’accesso di bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) nell’ambiente caotico di un Pronto Soccorso è un momento critico per il personale sanitario, perché spesso deve gestire reazioni imprevedibili. Attraverso una esplorazione della letteratura internazionale, l’articolo esamina le difficoltà che il bambino autistico e la propria famiglia vivono ogni volta che accedono all’ospedale in situazioni di emergenza, identificando alcune condizioni che consentono una migliore presa in carico da parte del personale sanitario.
Il Disability management è metodologia in uso nei paesi Nord Americani dagli anni ’80 per promuovere il benessere e la salute, per gestire in modo efficace i lavoratori in situazioni di disagio e favorire la creazione di un ambiente inclusivo per le persone con disabilità. Con questo articolo il nostro intento è di contribuire al dibattito con la presentazione dell’esperienza quindicennale del Centro Polifunzionale Don Calabria di Verona nell’applicazione di un modello di Disability management che tiene conto della complessità delle situazioni di cui ci si deve occupare, certamente non risolvibili esclusivamente a livello gestionale o normativo.