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Teorie e tecniche educative relative all'autismo infantile: una panoramica - Le psicosi infantili secondo Margaret Mahler
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Autismo: una questione aperta
Le teorie sull'origine dell'autismo infantile sono molteplici e costituirebbe un lavoro assai arduo riuscire ad analizzarle tutte, pertanto mi limiterò a considerare le più importanti, frutto delle ricerche di quegli studiosi che hanno dedicato molti sforzi per la comprensione del problema.
Le psicosi infantili secondo Margaret Mahler
Margaret Mahler, una delle maggiori studiose di neuropsichiatria infantile, collaboratrice di Anna Freud a Vienna ed in seguito direttrice del "Masters Children’s Center" di New York, dedicò i suoi sforzi alla comprensione dello sviluppo dei bambini entro i primi due anni di vita.
Durante questo periodo, precedente all’acquisizione del linguaggio, molta importanza rivestono i comportamenti motori i quali dovrebbero avere un’elevata qualità empatica.
Il modello di sviluppo che deriva da questi primi comportamenti, per come li ha osservati la Mahler, pone una differenziazione tra nascita "biologica" e nascita "psicologica".
Inizialmente il bambino è un essere biologico e la Mahler definisce questo stadio, che arriva fino alla quarta settimana di vita, come fase dell’"autismo normale".
Egli è come racchiuso in una "fortezza" impenetrabile nella quale non entrano stimoli dall’esterno; l’investimento libidico è strettamente viscerale.
In seguito si ha una fase "simbiotica", fino a circa due anni e mezzo, in cui è presente una fusione allucinatoria di tipo onnipotente con la rappresentazione della madre.
L’empatia materna sostiene l’Io del bambino che altrimenti non sopporterebbe l’adattamento alla realtà.
Al termine di questo stadio si ha una fase di "separazione-individuazione" che porta alla costruzione dell’identità individuale.
Anche se molto schematica, questa descrizione degli stadi dell’evoluzione dell’identità infantile ci serve per comprendere come un cattivo funzionamento di tale meccanismo possa indurre un blocco o una regressione a stadi precedenti.
Se il bambino si fissa o regredisce allo stadio autistico, svilupperà la psicosi di tipo autistico mentre se ciò avviene allo stadio simbiotico, si verificherà una psicosi simbiotica.
La differenza appare alquanto evidente, nella sindrome autistica il bambino non percepisce la madre come tale ma tende ad identificare il proprio sé corporeo con gli oggetti inanimati dell’ambiente piuttosto che con la figura di accudimento.
Tutti i movimenti e le posture in funzione di succhiare, afferrare, sorridere risultano assenti.
Come dice la Mahler, "è caratteristico di questi bambini l’affezionarsi al seggiolone, ad un giocattolo o a qualche altro oggetto inanimato".(Mahler, 1968)
Anche lo sviluppo linguistico risulta compromesso, infatti o sono bambini "muti" o utilizzano il linguaggio come un segnale per comandare l’adulto.
In pratica essi lottano contro qualsiasi richiesta di contatto umano o sociale.
La psicosi simbiotica appare invece molto più complessa, la regressione avviene contemporaneamente alla differenziazione nel senso della separazione-individuazione, il che genera un’angoscia da separazione tale da sopraffare l’Io del bambino.
Il bambino cerca di reintegrarsi in un tutt’uno con la madre tramite illusioni somatiche ed allucinatorie; la rappresentazione mentale della madre resta una parte del delirio di onnipotenza.
I bambini simbiotici appaiono ipersensibili a qualsiasi frustrazione, tanto da bloccare lo sviluppo motorio se per caso una volta sono caduti mentre provavano a camminare; vengono spesso descritti dalle madri come "bambini che piangono sempre" (Mahler, 1968).
Nonostante le differenze, le psicosi infantili avrebbero secondo la Mahler un origine comune da ricercare in qualche errore che interviene nel corso dello sviluppo dell’identità individuale, entro i primi due anni di vita.
Il bambino nascerebbe quindi sano e con tutte le potenzialità necessarie a divenire un individuo normale.
Da cosa possono derivare quindi il blocco o la regressione ad uno stadio specifico?
Secondo la Mahler ciò sarebbe imputabile a due fattori prncipali; da un lato un bambino costituzionalmente vulnerabile con una predisposizione allo sviluppo di una psicosi, dall’altro una madre non in grado di reagire adeguatamente ai comportamenti del bambino.
Questo darebbe vita ad un circolo vizioso che comprometterebbe lo sviluppo dello stadio di separazione-individuazione.

