- Categoria: Ricerche a scuola
Aspetti psicologici e cognitivi dello stress nella professione docente - Differenze individuali
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Da un punto di vista più strettamente individuale, tuttavia, non bisogna dimenticare quanto osservato dalla ricerca, ossia il ruolo delle variabili individuali nella determinazione o mitigazione del livello di stress percepito dal docente, di fronte ai comportamenti difficili degli studenti. La “cognizione calda” del docente, ossia il modo di spiegarsi ciò che accade, in termini di capacità nel complessificare il reale, in un attribuzione causale che non essendo rigidamente solo esterna, lascia spazio per una contrattazione della relazione, e per la costruzione di un contributo personale alla gestione dei comportamenti difficili degli studenti.
Convinzioni disfunzionali personali su sé stessi come docente o sullo studente difficile, associate ad un dialogo interno poco gratificante e poco possibilista, evidentemente influenzano negativamente il problem solving, la disponibilità o la possibilità stessa di fronteggiare la situazione problematica.
In conclusione, prendendo a prestito quanto affermato da Meazzini (2000), lo stress può essere gestito attuando modalità di intervento primaria, secondaria e terziaria. Mentre la prevenzione primaria si riferisce alla qualificazione dell’ambiente organizzativo e nel contempo “attrezzando le persone a rispondere ai fattori potenzialmente stressanti al meglio delle loro possibilità”, la prevenzione secondaria si concentra sui soggetti a rischio, ossia coloro che all’interno dell’organizzazione scolastica presentano i primi campanelli di allarme dello stress. Infine la prevenzione terziaria si concentra sui soggetti con evidenti problematiche di stress al fine di migliorare le loro strategie e competenze di gestione dello stesso e per un miglior inserimento o reinserimento organizzativo.
Note
1) Castelli S., Addimando L. e Pepe A., Challenging Student Standard Questionnaire; Dipartimento di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano, in collaborazione con The Utrecht University of Professional Education;
2) Schwarzer R. e Jerusalem M. (1995), Generalized Self-Efficacy scale. In J. Weinman, S. Wright & M. Johnston (Eds.), Measures in health psychology: A user’s portfolio. Causal and control beliefs (pp. 35–37). Windsor, UK: NFER-NELSON. (http://userpage.fu-berlin.de/~health/italian.htm)
3) Adattamento italiano a cura di T. Farma, I. Cortinovis (http://www.isuri.org/Farma2000.html)
4) Forma abbreviata versione tradotta e adattata dal Gruppo di Studio ISPESL, 2000 (http://www.stress-lavoro.com/)
5) Maslach C. (1994), Maslach Burnout Inventory, Organizzazioni speciali, Firenze.

