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Aspetti psicologici e cognitivi dello stress nella professione docente - Lo stress lavoro-correlato
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Lo stress lavoro-correlato
Secondo i modelli interpretativi più accreditati, lo stress lavorativo rappresenta il prodotto dell’interazione dinamica fra la persona e il contesto organizzativo e sociale in cui lavora, costituendo la risultante di un rapporto tra le sollecitazioni imposte dal compito/ruolo, nella loro accezione più larga (fisiche, cognitive, emozionali, relazionali), e le capacità dell’operatore (in termini di “risposta” psicofisiologica, comportamentale, operativa) di farvi fronte (Cooper & Payne 1988, Cox et al. 2000, Karasek & Theorell 1990, Siegrist et al. 1997). Lo “stress lavorativo” si può quindi definire come “un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifestano quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore” (NIOSH 1999).
Nel panorama delle concettualizzazioni dello stress lavoro correlato, quelle attualmente più accreditate si collocano nell’ambito delle teorie interazioniste e transazionali. French, Caplan e Van Harrison (1982), definiscono lo stress lavoro correlato come l’effetto dell’interazione tra il soggetto e il suo ambiente di lavoro. Lo stress risiede nella dinamica di una relazione sproporzionata tra persona e ambiente, o per le richieste oggettive dell’organizzazione, o per le caratteristiche oggettive dell’individuo che mal s’incastrano in quel contesto specifico, o per il modo in cui l’organizzazione e le sue richieste vengono percepite e rappresentate dal soggetto, o per il modo in cui il soggetto si autorappresenta in termini di capacità di risoluzione del compito (autovalutazione e senso di autoefficacia). Karasek (1990) ha proposto una teorizzazione dello stress lavorativo sulla base di un modello articolato attorno a due variabili principali: il job demand ed il decision latitude, che corrispondono rispettivamente al tipo di domanda lavorativa e al grado di libertà decisionale. Secondo l’autore, alti livelli di stress lavorativo si verificherebbero nelle condizioni in cui al lavoratore vengono poste alte richieste di performance in contesti di ruolo a basso livello di controllo. Ciò configura situazioni lavorative ad alto strain in cui la tensione psicologica si accompagna con alto livello di insoddisfazione, ansietà, depressione, esaurimento e varie lamentele psicosomatiche. Johnson J.V., (1988, 1989) ha preso in considerazione una terza variabile corrispondente con il livello di supporto sociale all’interno del contesto lavorativo. Questa variabile è importante in quanto in grado di ridurre o moderare eventuali effetti nocivi sulla salute del lavoratore derivanti da lavori ad alto strain. La presenza di un supporto sociale di fronte a situazioni di stress ha un effetto protettivo sullo sviluppo di lamentele psicologiche (Wichert et al., 2000). Per Cox e Mac Kay (1986) lo stress occupazionale è l’esito di una “transazione” tra l’individuo e il suo ambiente. Cox (1978) fa proprie molte delle idee proposte da Lazarus (1966). Cox e Mac Kay rilevano che le domande reali, ossia le richieste ambientali potenzialmente stressanti, vengono sempre filtrate dalle percezioni che il soggetto elabora sugli stimoli, e la consapevolezza delle proprie capacità di farvi fronte è sempre l’esito di una valutazione cognitiva soggettiva. In questo senso lo stress sarebbe configurabile come l’esito dell’interazione tra contesto e individuo, ma mediato sempre dalla valutazione cognitiva di quest’ultimo.
La teoria del controllo ripresa da Le Fevre e colleghi (2003), rappresenta a questo punto una chiara sintesi riallocativa del ruolo delle variabili psicologiche nel determinare una reazione specifica agli stressor percepiti. Nella percezione degli stressor giocano un ruolo fondamentale gli effetti interattivi tra stimoli ambientali (the stressor: An environmental stimulus characterized by the perceived source, timing, and desirability) e caratteristiche individuali (the individual: characterized by perceptions of one’s locus of control, efficacy, and affective disposition). I sintomi psicologici includono principalmente mancanza di soddisfazione, insonnia, ansietà, tensione fisica, emicrania; i sintomi fisiologici includono elevata pressione arteriosa e compromissione di alcune funzioni del sistema immunitario, mentre le conseguenze comportamentali comportano assenteismo, utilizzo frequente dei servizi sanitari locali, aumento del consumo di tabacco e alcool (Caplan, R. D., & Harrison, R. V., 1993).

