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Scuola: esperienze e progetti

Educare alla salute: un'esperienza nelle scuola

Educare alla salute nelle scuole è un'impresa bellissima, ma per farlo al meglio richiede idee chiare, tanta passione e voglia di andare allo sbaraglio.
Innanzitutto idee chiare, ovvero grande partecipazione e dimestichezza con gli argomenti da trattare. Siamo parte di una società ad alto tasso di medicalizzazione, i consumi di antibiotici e antipiretici non accennano a diminuire da livelli altissimi (vedi rapporto OSMED 2011), le mamme e i papà ricorrono ai medicinali appena il bambino mostra qualche segno di "discostamento dalla media", i medici non si sottraggono a questo trend e la TV lo cavalca (pubblicità, informazione sponsorizzata e trasmissioni dedicate), proponendo un modello di benessere assoluto. Non possiamo pensare che i bambini subiscano questi "maltrattamenti" senza sviluppare essi stessi un atteggiamento di grande familiarità con le scatolette di farmaci, assunti già a 10-11 anni senza il confronto con i genitori. Disinnescare l'automatismo malattia+farmaco=salute sempre è un lavoro duro ma necessario, che va affrontato alle basi. Nel senso anagrafico, perché da piccoli è più facile cambiare idea; nel senso concettuale, perché è il rapporto tra salute e malattia che va ridisegnato.

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Dalle parole al cuore

Ritrovarmi in una classe di scalmanati, assolutamente ignari dell'esistenza di regole e buon senso, e niente affatto interessati ad alcun tipo di apprendimento, non lo avevo messo in conto nel partecipare a quella "selezione esperti" per un PON dal titolo "Dalla parola alle parole". Ho sempre fatto formazione con adulti ma ero stata attratta dall'idea di poter fare lezioni di italiano; mi piace molto, scrivere, leggere e tutto ciò che ha a che fare con la nostra meravigliosa lingua. L'idea era quella di un laboratorio di scrittura creativa e lettura espressiva. La mia idea ...

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  • Scritto da M. Perrone, B. Schettini
  • Categoria: Esperienze a scuola

Far disegnare i bambini in modo spontaneo

L'Uovo dell'Arcobaleno è stato deposto il 15 maggio del 2010 praticamente al termine dell'anno scolastico che vedeva la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Sepulveda, al centro del percorso educativo-didattico. Un anno, sin dall'inizio, attraversato da un uovo, quello di Kengah, mamma gabbiana morente, affidato alle cure del gatto Zorba a condizione di rispettare tre promesse: la prima di non mangiare l'uovo; la seconda di averne cura fino alla schiusa e la terza di insegnare al piccolo a volare.
Un po' sulla falsa riga del cappello non cappello de Il Piccolo Principe e di come la visione adulta banalizzi ciò che nei bambini e nelle bambine è invece espressione profonda di vissuti, Martina, 5 anni, ha rappresentato, con l'Uovo dell'Arcobaleno, l'esperienza corporea, relazionale, cognitiva e affettiva di ciò che ha dato vita ad una piena e autentica ricerca di senso.

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Un’esperienza di “philosophy for children” per un nuovo modo di fare scuola

La scuola insegna risposte spesso a domande che non ci siamo mai posti,
ma è la domanda e non la risposta il vero motore della ricerca e della costruzione del sapere.
Amiche della domanda sono sia la curiosità infantile sia la condotta filosofica.
E se l’infanzia genera l’interrogazione nella sua radicalità,
la filosofia insegna a mantenersi nell’interrogazione,
per non seppellire il cervello tra le opinioni diffuse,
che rispondono non tanto alle nostre domande,
quanto al desiderio di evitare il più possibile la fatica del pensiero.

Umberto Galimberti


I bambini pensano e si interrogano, forse più di quanto un adulto possa immaginare.
Essi si approcciano inconsapevolmente a discorsi e si pongono domande, che gli adulti definiscono filosofiche.

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