- Categoria: Esperienze a scuola
Far disegnare i bambini in modo spontaneo
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L'Uovo dell'Arcobaleno è stato deposto il 15 maggio del 2010 praticamente al termine dell'anno scolastico che vedeva la Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, di Sepulveda, al centro del percorso educativo-didattico. Un anno, sin dall'inizio, attraversato da un uovo, quello di Kengah, mamma gabbiana morente, affidato alle cure del gatto Zorba a condizione di rispettare tre promesse: la prima di non mangiare l'uovo; la seconda di averne cura fino alla schiusa e la terza di insegnare al piccolo a volare.
Un po' sulla falsa riga del cappello non cappello de Il Piccolo Principe e di come la visione adulta banalizzi ciò che nei bambini e nelle bambine è invece espressione profonda di vissuti, Martina, 5 anni, ha rappresentato, con l'Uovo dell'Arcobaleno, l'esperienza corporea, relazionale, cognitiva e affettiva di ciò che ha dato vita ad una piena e autentica ricerca di senso.
Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute della natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell'atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede". Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno.
Era così:
Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.
Ma mi risposero: " Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?" .
Il mio disegno non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.
Affinché vedessero chiaramente che cos'era, disegnai l'interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.
Pur lavorando da lunghissimo tempo nella scuola dell'infanzia e avendo dato nel 2008 il nome di Scarabocchio di Sofia al Progetto di Circolo de Il filo di Sofia (1). Pur credendomi immune dalla leggerezza dei giudizi disattenti, dalla superficialità e dalla banalità dei frettolosi sguardi adulti, accadde che rimasi estremamente colpita quando, davanti ad un disegno spontaneo consegnatomi per essere titolato e poi inserito nella mostra del Concorso Ghirlando (2), lo scambiai per un esercizio, si di abile fattura, ma pur sempre un semplice miscuglio di colori e che accolsi con la frase di rito:
"Che bello, cos'è?" 
Con mio enorme stupore seppi che si trattava dell'Uovo dell'Arcobaleno!
Come gli adulti descritti da Antoine Sainte-Exupery, mi sentii improvvisamente "troppo adulta", troppo distante dall'immediatezza, profondamente spontanea, espressa con il massimo della semplicità dal genio artistico di Martina, che si era venuta a trovare, come ne Il Piccolo Principe, nella condizione di dover pensare: "Bisogna sempre spiegarle le cose ai grandi" e aggiunse: "Prima c'è l'uovo e poi nasce l'arcobaleno!"

