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I bisogni educativi speciali tra integrazione, inclusione e progettualità - Mediazione e integrazione tra operatori e interventi

VI. Mediazione e integrazione tra operatori e interventi

Una reale presa in carico dei bisogni e un’adeguata realizzazione degli interventi può scaturire solo da iniziative non isolate ma sinergiche di più attori, coinvolgere in un’azione coordinata, la famiglia, le altre agenzie educative, i Servizi e le Istituzioni già presenti sul territorio che, a diverso titolo, intervengono in un settore più o meno ampio della vita dell’alunno. Percorsi integrati che vedano dunque una stretta collaborazione tra scuola, specialisti e risorse del territorio; laboratori e percorsi psicopedagogici che coinvolgano il gruppo classe e gli insegnanti allo scopo di favorire lo “star bene a scuola”; attività di orientamento, formazione, counseling; percorsi di sostegno alla genitorialità, per citare solo alcuni dei possibili interventi.

Questo tipo di progetti rientrano nell’area di competenza di quello che dovrebbe essere un vero e proprio servizio di sostegno psicopedagogico di supporto alla scuola, con personale specializzato e qualificato. Un tale servizio dovrebbe operare a diversi livelli, dunque sia sul bisogno individuale del singolo “caso”, sia sul sistema-scuola, dunque sul suo clima interno, sui processi di comunicazione, sugli aspetti didattici, etc, configurandosi come strumento di monitoraggio, supporto e intervento rivolto a tutti gli attori del sistema di relazioni ed esperienze in cui è inserito il bambino portatore di handicap.

Fondamentale è il lavoro di rete, di coordinamento e di integrazione degli interventi per mezzo di alleanze positive tra i vari operatori, tra servizi diversi, tra medici e insegnanti, tra assistenti sociali medici e insegnanti, tra dirigenti scolastici e responsabili dei servizi socio sanitari.
Il successo formativo non dipende solo dall’insegnante o solo dalle capacità dell’alunno, ma è una co-costruzione che si realizza attraverso l’elaborazione di obiettivi semplici, limitati, graduali, progressivi, attraverso tentativi e aggiustamenti continui degli apprendimenti.

 

VII. La costruzione di percorsi educativi integrati

Quanto esposto e analizzato nel corso di questo mio lavoro mi porta ad individuare poche ma chiare e solide linee di intervento che si snodano su quattro ambiti operativi strettamente interdipendenti:

  • l’intervento individualizzato col bambino
  • il lavoro con la famiglia
  • il lavoro con la scuola
  • l’attivazione e il raccordo delle risorse territoriali extra-scolastiche

Questo schema base di intervento è valido non solo per lo specifico dell’handicap grave, ma per tutte quelle situazioni di disagio, difficoltà o “bisogno educativo speciale” che necessitano di percorsi di presa in carico più o meno duraturi o strutturati.
In un modello operativo di questo tipo, il Pedagogista Clinico trova una collocazione decisiva in ogni ambito di intervento, sia nella pratica di un intervento specifico, sia come figura di collegamento, coordinazione e riferimento costante, a garanzia di funzionalità, qualità e non dispersione delle risorse e dei percorsi attivati e attivabili.
Credo che la dimensione circolare, globale, sistemico-relazionale vada proposta e sostenuta, sia per l’efficacia degli interventi che per la valenza preventiva e di supporto psico-sociale che ne deriva.

Nei paragrafi precedenti ho esposto e approfondito le difficoltà e particolari dinamiche che le famiglie possono vivere. Ho indicato la necessità di un coinvolgimento diretto di genitori e fratelli/sorelle nei percorsi progettuali e terapeutici relativi al bimbo con disturbo, ma anche l’importanza di attivare specifici percorsi di supporto o terapeutici per gli stessi famigliari. Mi piace però l’idea di un lavoro più ampio, un percorso per l’integrazione della famiglia portatrice di handicap. Anche qui il Pedagogista Clinico riveste un ruolo centrale e come risorsa operativa è forse il momento di pensare ad appositi Educatori Domiciliari Specializzati.

 


Bibliografia:

  • Aarons, M., Gittens, T., È autismo? Erickson
  • American Psychiatric Association, DSM-IV-TR Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson 2002
  • Crispiani P., Pedagogia clinica, Ed. Junior Azzano
  • Galanti M.A., Il bambino psicotico a scuola, Unicopli
  • Gillini, Zattoni, Un’ipotesi di consulenza formativa, Franco Angeli
  • Loriedo C., Picardi A., Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento, Franco Angeli
  • Malagoli Togliatti M., Lubrano Lavadera A., Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia, Il Mulino
  • Marcelli, D., Braconnier, A., Adolescenza e psicopatologia, Masson
  • Matteoli S., Pratelli M., L’insegnante specializzato-vol.1, Editrice Tresei
  • Mazzoncini, Musatti, La strada maestra, NIS
  • Micheli, E., Xaiz, C., Gioco e interazione sociale nell’autismo, Erickson
  • Militerni R., Neuropsichiatria Infantile, Idelson Gnocchi
  • Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile, “Linee Guida per l’Autismo”, in: Giornale di Neuropsichiatria dell’Età Evolutiva, n. 25/2005
  • Trisciuzzi L., Galanti M.A., Pedagogia e didattica speciale per insegnanti di sostegno e operatori della formazione, ETS.

Autore: Pamela Grazzini. insegnante, laureata in Scienze dell’Educazione e specializzata in Pedagogia Clinica, collabora con strutture specialistiche in ambito psicopedagogico


copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 12, Novembre 2006