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I bisogni educativi speciali tra integrazione, inclusione e progettualità - I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo

II. I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo

Tra i tanti handicap gravi scolarizzabili, le sindromi pervasive dello sviluppo comportano molto spesso situazioni di forte disagio e una sorta di “rinuncia educativa” inconscia da parte dell’istituzione scolastica, spesso non adeguatamente sostenuta nel ricevere questi casi. Come evidenzia Galanti (M.A. Galanti, Il bambino psicotico a scuola, UNICOPLI), il rapporto con un bambino psicotico determina un grande coinvolgimento emotivo fatto di sentimenti complessi e spesso inconsapevoli di paura, impotenza, colpa, angoscia, paura di perdere la propria identità psicofisica, paura di frantumarsi al contatto con le parti malate dell’altro, cariche spesso di sensazioni profondamente inquietanti.
Il termine Disturbi Pervasivi dello Sviluppo viene utilizzato dai due principali sistemi di nosografia codificata, il DSM-IV e l’ ICD-10, per indicare diversi quadri clinici caratterizzati da disturbi e compromissione dell’interazione sociale, della comunicazione (sia verbale che non verbale) e da una serie di bizzarrie e stereotipie.

I principali quadri clinici sono:

  • Disturbo Autistico
  • Disturbo Disintegrativo della Fanciullezza
  • Sindrome di Rett
  • Sindrome di Asperger.

Il Disturbo Autistico è il più rappresentativo tra i sopra citati ed è quello a cui mi riferirò nello specifico di questa trattazione avendone avute esperienze professionali dirette.
Presenta livelli di gravità variabili e può essere diagnosticato in modo attendibile per lo più entro il terzo anno d’ età e, in alcuni casi, addirittura entro i 18 mesi. Di solito sono i genitori a notare per primi nei loro figli dei comportamenti insoliti. In alcuni casi il bambino sembrava “ diverso ” fin dalla nascita, non reagiva alla presenza degli altri, oppure si concentrava per un tempo prolungato su un solo oggetto. I primi segnali possono tuttavia comparire anche nei bambini che inizialmente sembravano aver seguito uno sviluppo normale.
Non è ancora chiaro quali siano le cause anche se vi sono forti evidenze per una base genetica alla quale vanno a sommarsi altri aspetti per cui si ha una genesi multifattoriale di tale quadro clinico. Militerni (R. Militerni, Neuropsichiatria Infantile, Idelson-Gnocchi) ipotizza che partendo da una predisposizione genetica, fattori legati al bambino e fattori legati all’ambiente determinino una sorta di “cascata di eventi” che porta allo strutturarsi di comportamenti di tipo autistico.

Tra i principali punti critici legati alla diagnosi di disturbo dello spettro autistico, la Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile individua:

  • il disorientamento dei genitori;
  • il disturbo dell’interazione sociale e della comunicazione, espresso da una marcata difficoltà/assenza di aggancio relazionale e da una scarsa disponibilità/impossibilità ad esperienze condivise;
  • la scarsa modulazione degli stati emotivi.

Questi divengono dunque elementi prioritari di progettazione e intervento nella fascia di età della prima infanzia e pre-scolare.