Stop the genocide poster

I bisogni educativi speciali tra integrazione, inclusione e progettualità

autismoIn questo articolo intendo proporre una riflessione sulle problematiche educative e relazionali connesse alla presenza di bisogni educativi speciali, facendo particolare riferimento alle patologie gravi della relazione nell’infanzia. In particolare si evidenzieranno le problematiche psicopedagogiche e relazionali che possono crearsi all’interno del sistema educativo.
Dopo una panoramica sui bisogni educativi speciali e dopo aver individuato e definito l’ambito specifico dei disturbi pervasivi dello sviluppo, andrò ad approfondire gli aspetti legati all’integrazione scolastica e sociale. Passerò poi a considerare la patologia secondo un’ottica sistemico-relazionale, per poi delineare le competenze, gli ambiti di intervento e il ruolo specifico di una necessaria e fondamentale figura di raccordo tra le risorse, i professionisti e i sottosistemi in gioco affinché sia possibile progettare e attuare percorsi integrati scuola-famiglia-territorio di efficace valenza preventiva e di supporto psico-sociale.

I. Panoramica generale

Cosa si intende per bisogni educativi speciali? Ogni individuo porta con sé caratteristiche peculiari che lo connotano: una propria storia personale, ambiti di potenzialità e ambiti di fragilità, abilità e aree invece da rafforzare. La diversità dunque ci caratterizza in quanto esseri umani e deve essere tenuta in debita considerazione e valorizzata nei processi educativi. Possiamo allora dire che essendo ogni individuo “speciale” tutti abbiamo “bisogni educativi speciali”. Nella scuola si incontrano però situazioni che per patologia o problematiche di altra natura creano difficoltà al singolo e al sistema di relazioni in cui vive e che richiedono riflessioni, competenze, modalità e strumenti adeguati. Vediamo le situazioni più frequentemente riscontrabili:

a) problematiche relative all’apprendimento:
Disturbi Specifici di Apprendimento, ovvero evidenti difficoltà strettamente legate a deficit di natura percettiva e non riconducibili a problematiche di ritardo mentale o di natura sensoriale o altra patologia certificabile. Le lacune che stanno alla base di queste difficoltà riguardano le abilità percettivo-motorie e metafonologiche; solo un recupero specifico, da effettuarsi in stretta collaborazione con la scuola e con la famiglia, può favorire il raggiungimento di risultati soddisfacenti.
Tali disturbi sono:

  • Dislessia (disturbo specifico dell’apprendimento della lettura)
  • Disgrafia (difficoltà nella riproduzione dei segni alfabetici e numerici)
  • Disortografia (difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici)
  • Discalculia (difficoltà nell’apprendimento delle abilità relative al calcolo)

Difficoltà Generiche di Apprendimento, ovvero tutte quelle difficoltà non riconducibili ad un Disturbo Specifico o ad una patologia certificabile. Sono solitamente dovute a un ritardo maturazionale, a uno scarso bagaglio di esperienze, a scarso investimento motivazionale e, non di rado, a una serie di errori di tipo pedagogico.

b) vissuti di disagio:
Il disagio scolastico è un fenomeno complesso legato sì alla scuola, come luogo di insorgenza e di mantenimento, ma anche a variabili personali e sociali, come le caratteristiche psicologiche e caratteriali da una parte e il contesto familiare/culturale e dall’altra. Assume varie forme, dalle difficoltà di apprendimento, basso rendimento rispetto alle reali capacità del soggetto, assenteismo, disaffezione, abbandono scolastico fino a problematiche comportamentali, difficoltà di attenzione e concentrazione, iperattività motoria, scarsa tolleranza delle frustrazioni, fenomeni di prepotenza e bullismo.

c) patologie, tra deficit e handicap
In base alla Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92) “si definisce persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale” tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Parlare di bisogni educativi speciali in riferimento alle situazioni di alunni portatori di particolari patologie impone una riflessione di partenza a mio avviso fondamentale per le implicazioni che ha sul modo di concepire, relazionarsi e lavorare con ciascuno di questi bambini. Bisogna distinguere tra deficit (il danno, la patologia) e gli svantaggi o handicap intesi come possibili barriere - ostacoli fatti di stereotipi, cultura escludente, che l'individuo incontra e che possono essere ridotti ma anche aumentati. Partire da questa riflessione ci permette innanzi tutto di pensare l’individuo in termini di possibilità e non di dato di fatto, il che equivale a non assumere atteggiamenti rinunciatari in termini educativi ed evolutivi e a non ripiegarsi su interventi di tipo prettamente assistenzialistico. Il passo successivo è conoscere la patologia, conoscere il deficit per progettare percorsi e interventi terapeutici/educativi volti a ridurre l’handicap. Non si tratta tanto di categorizzare in modo sterile, quanto di analizzare i suoi bisogni e cercare di rispondere a ciascuno di questi bisogni nel modo più adeguato e personalizzato e integrando la risposta alle attività educative di tutti.