- Categoria: Riforme della scuola
La scuola parallela e la sua fenomenologia - Smontare il sistema per testing
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6. Perché bisogna smontare il sistema per testing?
1. Valutare non deve significare misurare e controllare ma principalmente apprezzare, riducendo al massimo la misurazione quantitativa a favore di una valutazione qualitativa e formativa.
Il test strutturato può “garantire” la misurazione di stadi in base a norme quantitative, all’adeguatezza di un insieme astratto di criteri, ma siffatta procedura risulta altamente limitante per un percorso culturale e formativo. La misurazione standard pretende di trasformare la qualità in quantità, la valutazione formativa in sommativa, l’apertura culturale in risposte regolate da tracce univoche. La misurazione dell’apprendimento tramite il test non può non influire sullo svolgimento culturale che disgraziatamente si sta adattando alla logica della verifica chiusa. Una visione inculturale si sta pericolosamente affermando e i segni sono ormai visibili nella dispersione e nella negazione dell’autentica conoscenza.
2. Nel mondo della Scuola, dell’Università, la negatività del test è fortemente palpabile, la misurazione continua sta comportando un cambiamento pericoloso per la crescita e la formazione dei giovani. I giovani che si accingono ad affrontare il test preselettivo non leggono libri, non ripassano i concetti, ma si predispongono in prove pratiche e tecniche di addestramento attraverso la memorizzazione di interi opuscoli sintetici con contenuti funzionali al test. La procedura di verifica per test da possibile strumento per velocizzare la verifica di un percorso scientifico si è trasformata in fine ultimo, da semplice mezzo per controllare alcuni risultati iniziali o intermedi si è evoluta e trasformata in scopo, in destinazione dell’insieme dei contenuti e delle competenze. Non sono importanti la qualità e lo spessore dei saperi in ordine all’ampiezza, all’approfondimento, non interessa più il dialogo per migliorarsi.
Il test è uno strumento inefficace a valutare la possibile estensione di una specifica conoscenza. Una parte importante dei nostri giovani, vittima di un sistema scolastico incentrato sul dogma del test, si pensi alla preselezione universitaria, non è stata adeguatamente valorizzata e perciò ingiustamente ‘selezionata’ da domande chiuse e da una dinamica restrittiva, maliziosa, tendenziosa e soprattutto autoritaria. L’eliminazione delle menti si avvale della tecnologia del testing per sopprimere culturalmente e moralmente i nostri giovani, non più liberi di poter studiare e per non aver potuto soddisfare gli interessi culturali.
3. La metodica del testing in questi ultimi tempi ha egemonizzato la valutazione generale. I candidati vengono esaminati con pacchetti falsamente formativi con l’intento di misurare la loro intelligenza. Evidentemente gli ideatori di logica a quiz pensano di misurare l’intelligenza dei testati con giochi di logica senza rendersi conto che essi necessitino di esercitazione e addestramento. Chi ha ideato simili test denota discutibili cognizioni di epistemologia, psicologia, filosofia …, l’intelligenza umana non è ‘misurabile’ solo con logica. La logica aperta, ancora meglio se matematica, rappresenta solo un aspetto dell’intelligenza umana che è anche intuizione, ideazione, analisi e sintesi, divergenza, creatività, originalità, senso critico, pensamento e ripensamento …. A questo punto gli “esperti” di procedure per testing farebbero meglio a introdurre le” parole crociate” e altri giochi desunti da periodici, ma anche simili esercizi richiedono destrezza e continua esercitazione. Il fenomeno che suscita maggiore sconcerto è che il “modus interpretandi” di alcuni burocrati che credono di essere i ‘migliori’,debba rappresentare il “modus operandi” per tutti i cittadini.
NOTE
[i] In base all’ART.6 - DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DI CLASSE:
1. I consigli di classe dell'ultimo anno di corso elaborano, entro il 15 maggio, per la commissione d'esame, un apposito documento relativo all'azione educativa e didattica realizzata nell'ultimo anno di corso. 2. Tale documento indica i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, i criteri, gli strumenti di valutazione adottati, gli obiettivi raggiunti, nonché ogni altro elemento che i consigli di classe ritengano significativo ai fini dello svolgimento degli esami.
3. Per quanto concerne gli istituti professionali, tenuto conto della particolare organizzazione del biennio post-qualifica che prevede nel curricolo una terza area professionalizzante che si realizza mediante attività integrate tra scuola e formazione professionale regionale e/o la partecipazione a stage presso aziende, il documento deve recare specifiche indicazioni sul profilo e le caratteristiche di tale area, sulle attività poste in essere e sugli obiettivi raggiunti. Le commissioni di esame terranno conto delle esperienze realizzate nell'area di professionalizzazione ai fini dell'accertamento delle conoscenze, competenze e capacità, con specifico riferimento alla terza prova ed al colloquio.
4. Il documento di cui al comma 2, nelle scuole che attuano l'autonomia didattica e organizzativa in via sperimentale, è integrato con le relazioni dei docenti dei gruppi in cui eventualmente si è scomposta la classe o dei docenti che hanno guidato corsi destinati ad alunni provenienti da più classi.
5. Al documento stesso possono essere allegati eventuali atti relativi alle prove effettuate e alle iniziative realizzate durante l'anno in preparazione dell'esame di Stato, nonché alla partecipazione attiva e responsabile degli alunni ai sensi del Regolamento recante le norme dello Statuto delle studentesse e degli studenti emanato con DPR n.249 del 24/6/98. (Ordinanza Ministeriale 4 febbraio 2000, n. 31 - in GU 27 aprile 2000, n. 97) prot. 1260/A3A - Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle scuole statali e non statali. Anno scolastico 1999/2000).
[ii]«Il concetto di competitività è entrato ormai nel panorama della pubblica amministrazione, strettamente connesso ad altri concetti come sussidiarietà, autonomia, efficacia ed efficienza nello svolgimento di determinati compiti. In pratica, la competitività, un tempo rigettata come sinonimo di selezione classista ed escludente compiuta da soggetti più forti per condizione politica e/o socio-culturale nei confronti di altri soggetti più deboli, oggi si stempera nella visione (per certi aspetti ancora da realizzare) di una comunità civile costituita da soggetti paritetici che, sulla base di regole comuni che non lasciano fuori nessuno ma che consentono di valutare l’effettiva bontà dei percorsi adottati, si esercitano nella ricerca delle migliori soluzioni possibili, atte a rispondere alle esigenze e ai bisogni di tutti coloro che fanno parte della società».
(F. FOSCHI, Modelli di competitività nella scuola dell’omogeneità www.unipegaso.it/materiali/PostLaurea/Autonomia_Scolastica).
[iii]«L’autonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico, all’integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all’introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale» (Legge 15 marzo 1997, n. 59, Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa; Gazzetta Ufficiale n. 63 del 17 marzo 1997, Articolo 21, comma 8).
[iv] R. RENZETTI, in Le "Riforme" della scuola dal 1969 ad oggi - www.fisicamente.net.
[v] F. FRABBONI, Manuale di didattica generale, Editori Laterza, Roma-Bari, 2000, p. 24.
[vi] Il legislatore per esecuzione dell’art.21, con decreto legislativo 6 marzo 1998, n. 59, art.1, completava il D.lgs. n. 29/93, con l'art. 25-bis “Dirigenti delle istituzioni scolastiche” e al comma 5 si precisa che nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e amministrative il Dirigente scolastico può avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti.
[vii] «Anche se talune istruzioni ministeriali hanno suggerito l’adozione di non meglio identificate “forme di raccordo” tra scelte autonome del dirigente e decisioni del collegio dei docenti. Al riguardo, tra le tante modalità praticabili, si potrebbe ipotizzare una designazione effettuata dal dirigente, poi portata al parere del collegio che comunque anche se negativo, non sarà mai vincolante» (S. AURIEMMA, Dizionario normativo della scuola, (Repertorio), anno 2012, ed. Tecnodid, p. 1332).
[viii]Dichiarazione del Ministro Giuseppe Fioroni intervistato a Rossano a “margine di una manifestazione”-2007(http://scuola2000.myblog.it/archive/2007/fioroni-contro-i- progettifici.html).
[ix] OFFERTA FORMATIVA DELLE ISTITUZIONI SCOLASTICHE E FORMATIVE (D.P.R. n. 275/1999).
L’offerta formativa è la dichiarazione di ciò che la scuola intende fare per svolgere al meglio la sua funzione istituzionale, del perché e come intende farlo. Essa viene precisata nel Piano dell’Offerta Formativa (POF), che è il documento con il quale le istituzioni scolastiche presentano le scelte educative, didattiche e organizzative che hanno deciso di adottare nell’esercizio delle responsabilità loro conferite dall’autonomia scolastica. Il POF, quindi, illustra l’identità della scuola, i riferimenti culturali e professionali ai quali essa si ispira, i percorsi formativi comuni che verranno attuati, le sue scelte didattiche, le modalità di utilizzazione delle risorse disponibili, i criteri per l’autovalutazione. In particolare, l’offerta formativa deve essere coerente con gli obiettivi generali e specifici determinati a livello nazionale per i diversi tipi di scuola. Nell’ambito dell’offerta formativa è anche prevista una quota oraria, riservata alla determinazione delle Regioni, per approfondire aspetti di particolare rilevanza e interesse per le Regioni stesse.
Il POF costituisce la cornice unitaria per la definizione dei piani di studio personalizzati a partire dalla situazione di ciascun alunno (http://archivio.pubblica.istruzione.it/lascuolacresce/Dizionario)
[x] «L’autonomia organizzativa è finalizzata alla realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico» (Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa; Gazzetta Ufficiale n. 63 del 17 marzo 1997, Articolo 21, comma 8).
[xi] «Una autonomia come questa prevede un manager che diriga la scuola. Ed ecco che si inventa la figura del Dirigente. Spariscono i vecchi Direttori Didattici e Presidi e vengono sostituiti dal Dirigente unico che ha molti più poteri, poteri che vengono sottratti alla gestione collegiale della scuola (ad esempio, il vicepreside che prima era eletto dal collegio dei docenti, da ora viene scelto dal Dirigente a suo insindacabile giudizio). Questi manager non sono altro che i vecchi presidi che sono diventati manager con discutibilissimi corsetti in cui tutti sono risultati promossi e naturalmente con corsi riservati solo a loro. Cosa è cambiato per loro? Poco rispetto al lavoro» (R. Renzetti, in Le "Riforme" della scuola dal 1969 ad oggi - www.fisicamente.net).
[xii] S. AURIEMMA, Dizionario normativo della scuola (Repertorio), anno 2012, ed. Tecnodid, p. 451.
[xiii] In base al "25-bis”, i comma 1 e 2 sono estremamente esemplificativi nel delineare la nuova figura del Dirigente scolastico – “1. Nell'ambito dell'amministrazione scolastica periferica è istituita la qualifica dirigenziale per i capi di istituto preposti alle istituzioni scolastiche ed educative alle quali è stata attribuita personalità giuridica ed autonomia a norma dell'art. 21 della L. 15.3.97, n. 59. I dirigenti scolastici sono inquadrati in ruoli di dimensione regionale e rispondono, agli effetti dell'art. 20, in ordine ai risultati, che sono valutati tenuto conto della specificità delle funzioni e sulla base delle verifiche effettuate da un nucleo di valutazione istituito presso l'amministrazione scolastica regionale, presieduto da un dirigente e composto da esperti anche non appartenenti all'amministrazione. 2. Il dirigente scolastico assicura la gestione unitaria dell'istituzione, ne ha la legale rappresentanza, è responsabile della gestione delle risorse finanziarie e strumentali e dei risultati del servizio. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici, spettano al dirigente scolastico autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane. In particolare, il dirigente scolastico organizza l'attività scolastica secondo criteri di efficienza e di efficacia formative ed è titolare delle relazioni sindacali”. Decreto Legislativo 6 marzo 1998, n. 59 - Disciplina della qualifica dirigenziale dei capi di istituto delle istituzioni scolastiche autonome, a norma dell'art.21, c.16, della legge 15 marzo 1997, n.59. (in Gazzetta Ufficiale n. 71 del 26 marzo 1998).
[xiv] La meritocrazia è un’ideologia che poco ha a che fare con il merito (qualità del sapere), essa sottende la perfidia del test strutturato, conoscenze univoche, nozioni e risposte che non richiedono pensamento e giudizio critico, ma solo risposte codificate e chiuse.
[xv] «Quantomeno fino alla istituzione nel 2004 dell’INVALSI (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) che, frutto del riordino del precedente Centro Europeo dell’Educazione (CEDE), si propone, tra l’altro, di «effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni di istruzione e di istruzione e formazione professionale» (F. FOSCHI, Modelli di competitività nella scuola dell’omogeneità).
[xvi] Le tappe fondamentali per comprendere lo svolgimento dell’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell'Istruzione) possono essere sintetizzate nel modo seguente: ha origine con la trasformazione del CEDE con il DL n. 258 del 20 luglio 1999 (DPR 275 - Regolamento per l’Autonomia; Decreto Legislativo n.258 - Riordino del Centro europeo dell'educazione) nasce così l’Invalsi con il compito di valutare «l’efficienza e l'efficacia del sistema di istruzione nel suo complesso e analiticamente, ove opportuno anche per singola istituzione scolastica».
Per l’applicazione della legge n. 53/2003 l’«affidamento all’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione (INVALSI) (con il) compito di verificare la qualità dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche, per poter garantire livelli omogenei nelle prestazioni su tutto il territorio nazionale». Il 2004 è l’anno in cui si assiste al riordino del nuovo INVALSI, rendendo possibile la sistematicità della valutazione degli apprendimenti di tutti gli studenti (solo dei cicli biennali, è l’anno in cui si svolge per la prima volta il cosiddetto SNV limitato solo alle scuole primarie e secondarie di 1° grado.
In seguito con la Legge n. 176 25 ottobre 2007 e con la circolare n. 32 (14 marzo 2008) si rende obbligatoria la prova Invalsi per gli esami di terza media.
Si dice che lo scopo della somministrazione delle prove Invalsi sia limitato a valutare non i singoli studenti che rimane una mansione dei docenti, ma a sondare il solito binomio dell’efficacia e dell’efficienza del sistema scuola per garantire il miglioramento della qualità del Sistema educativo su tutto il territorio nazionale, anche se molti dubbi sono stati avanzati da gran parte dei docenti, sindacati e soprattutto dalle famiglie.
[xvii] G. GRANDI, Misurazione e valutazione, La Nuova Italia, Firenze, 1977, pp. 40-41.
[xviii] A. M. NOTTI, Origine e sviluppo della docimologia,in Docimologia . ed. Pensa Multimedia, Milano, 2002, p. 14.
[xix] F. FRABBONI, Manuale di didattica generale, cit, p. 206.
[xx]Si faccia riferimento al testo di A. M. MARIANI, Valutare gli insegnanti, La Scuola, Brescia, 1991, in nota, p. 46.
Autore: Luigi De Blasi, docente di Filosofia. Gli interessi di studio e di ricerca sono rivolti da diverso tempo alla filosofia fenomenologica, dell'esistenza e alla filosofia trascendentale del Novecento attraverso cui rilegge e rivisita Platone, Kant, Nietzsche e Heidegger anche nei loro rapporti reciproci. Collabora con diverse riviste di filosofia.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 11, novembre 2013

