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La scuola parallela e la sua fenomenologia - Il glossario della scuola-azienda

 

4. Il glossario della scuola azienda

Per la mentalità rovesciata e contorta della nostra burocrazia il lavoro non ha alcun valore, ciò che conta è il surrogato, il surrettizio, la finzione, ciò che deve contare per il bene dell’Azienda non è la preparazione effettiva, la crescita culturale e morale, ma l’attività burocratica in sé e per sé che si esplica nel progettificio e nel rito del bureau. Il lavoro in classe è demonizzato perché scontato, è quotidianità, il sudore di chi lavora deve contare meno, molto meno rispetto a chi si è dematerializzato e idealizzato nel non-lavoro della nuova scuola, aperta alla cosiddetta post-modernità, alla pubblica attività di cultori di didattica creativa, tuttologi esperti in tutto e niente.

Alcuni riformatori hanno preteso che fosse applicato il repertorio dell’azienda fino a simulare tipologie di lavoro in grado di produrre “plus-lavoro” e “plus-valore”. Lo svolgimento degli scrutini ormai prevede formule e convenzioni desunte direttamente dalla logica finanziaria e imprenditoriale: profitto, crediti e debiti, debiti saldati e debiti non saldati. Altre voci che informano l’insieme delle attività pubbliche e private: il tempo medio necessario per la produzione dell’alunno medio. La medietà, espressione di criteri standardizzati, garantisce solo apparentemente la qualità del prodotto. La domanda che regola l’offerta abbisogna dello standard, il difforme e l’eterogeneo, culturalmente intesi, devono rappresentare lo scarto.

Il valore-lavoro deve essere misurato in rapporto a modelli secondo l’ottica o lo slogan «è l’Europa che lo vuole», oppure secondo l’«esigenza di mercato», quindi è necessario che il glossario scolastico si uniformi a quello aziendale. È importante anche utilizzare la mentalità desunta direttamente dal mondo dell’impresa. Le scuole devono assumere una condizione di competitività che significa andare in giro sul territorio, se occorre casa par casa, e rastrellare le materie prime. L’amorfa medietà sottende il processo di produzione scolastica che deve valutare il prodotto finito, ossia l’alunno che smette di essere persona. Alunni mediamente valutati attraverso sistemi di valutazione globale per verificare la qualità media dell’azienda scuola. Il sistema di valutazione nazionale che in passato svolgeva una funzione meramente statistica, nel tempo si è trasformato nel grande fratello di tutte le scuole italiane e punto di riferimento del Miur, pur mantenendo una certa autonomia. Una valutazione globale sembrerebbe legittima per la semplice considerazione che i diversi istituti scolastici, disseminati sul territorio nazionale, devono essere valutati da un organismo centrale. Ma il paradosso sta nell’assunzione stessa dell’autonomia scolastica che dovrebbe garantire il decentramento e la diversificazione dei processi didattici compresa la valutazione formativa e sommativa.

Pochi anni fa uno studioso sosteneva che «La causa fondamentale della burocratizzazione risiede in ogni caso nella mancanza del secondo pilastro di un sistema di autonomie scolastiche che voglia essere effettivamente efficiente e competitivo […] ed è la mancanza di un programma nazionale di valutazione delle scuole autonome»[xv]. Tale citazione individua nell’assenza di un programma nazionale di valutazione delle scuole la causa della burocratizzazione. Evidentemente il lavoro in classe, che prevede le valutazioni formative e sommative, rappresenterebbe mera burocrazia, un qualcosa di esteriore ed estrinseco se non vagliato e valutato da un’altra entità che si presenterebbe come l’antidoto alla burocratizzazione della scuola.

Si fa appello solitamente al merito e alla competitività, un pugno di centesimi in più rispetto alla media, conseguiti dall’istituto (x), permetterebbe ai docenti e agli alunni di sentirsi competitivi, più capaci, magari con il marchio di eccellenza. Ma in quello 0,2 ci sta solo l’amorfa medietà dell’intero istituto scolastico rispetto alle parti che sono l’effetto concreto di varianti legate alla specificità del gruppo classe, alla storia di ogni alunno, alla formazione-sviluppo delle classi e soprattutto al contesto economico-sociale della scolaresca che rappresenta la radice di tutte le possibili varianti. La valutazione standardizzata è antitetica alla ragione didattica perché sconfessa preliminarmente la differenza e la personalizzazione dei percorsi formativi. Oltretutto il modo più sensato e ragionevole, a costo zero, per valutare la qualità formativa di un determinato istituto scolastico starebbe nel misurare il grado di successo universitario di tutti i giovani in uscita dalle scuole secondarie di secondo grado, eccezion fatta per quegli studenti che abbandonano gli studi universitari per questioni legate alla precarietà economica.