- Categoria: Riforme della scuola
La scuola parallela e la sua fenomenologia - Scuola e burocrazia
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1. Scuola e burocrazia
Il moltiplicarsi delle riforme (quasi tutte mancate) non è l’antidoto alla caduta professionale anzi il contrario. Il surplus legislativo, falsamente riformatore, quindi burocratico, premia figure amorfe e organismi privati, penalizza il lavoro quotidiano e la professione docente. Il formicaio di leggi e leggine (poco conosciute anche dai tecnici del diritto e spesso ignorate da gran parte del popolo) è la causa del degradamento della scuola, della professionalità e della società.
La legislazione scolastica italiana possiede un primato: lo spirito riformatore è spesso contraddittorio, una riforma, che si spaccia per “storica” o “epocale”, sconfessa o si giustappone a quella precedente senza che si possa esperire una ricaduta positiva nella quotidianità della vita scolastica. La facilità con cui si approva una riforma è pari alla rapidità con cui viene troncata.
L’approvazione e la negazione, nella migliore ipotesi la giustapposizione, seguono un unico filo conduttore: poche idee, molte riforme estremamente confuse.
Il risultato è il decadimento della qualità professionale dei diversi soggetti scolastici e dell’insegnamento-apprendimento. Tutto, si dice, per rinnovare la scuola, per adeguarla alle esigenze sociali e a qualche trovata didattica e/o docimologica destinata a cedere il passo in poco tempo a un’altra scoperta geniale di un altro “cultore di didattica” più o meno alla moda.
Spesso non si riesce a comprendere specificamente il senso di una legge o di una riforma perché viene surclassata da un’altra e rivive come rimanenza, come residuo di cui si dimentica la genesi e il nome del riformatore. Rimane così il sopravanzo privo di senso, senza logica, che confluisce rapsodicamente nel calderone della burocrazia scolastica che a sua volta richiede l’ausilio non di competenze tecnico-giuridiche ma di una sottospecie ermeneutica, di un fai da te, nella speranza che qualcun altro possa avere la password per comprendere il senso e il significato.
La burocrazia è l’insieme giustapposto di disposizioni e D.P.R, riforme che riformano altre riforme generalmente mozzate anche se l’ultima, in ordine di tempo, si presenta sempre alla maniera di una rivoluzione copernicana sul modo di concepire la scuola e la didattica, ma la grande riforma, nata con il proposito di migliorare la condizione del lavoro e snellire l’elemento burocratico, in poco tempo si trasforma in vera iattura. Sotto tale aspetto la scuola italiana è più tormentata rispetto alle altre realtà scolastiche europee. La sua peculiarità legislativa invece di semplificare la realtà delle cose e la relazione nel mondo del lavoro di fatto complica il composito.
L’effetto è la complicazione piuttosto che la chiarificazione visto che alcune riforme hanno reso smisuratamente macchinosa e artificiosa, quindi peggiore, l’attività della professione docente.
La burocrazia scolastica rispecchia il mito dell’araba fenice: l’immortale uccello, dotato di forza incredibile che, giunto a tarda età, si sopprime sul rogo di legnami profumati per poi riapparire dalle proprie ceneri, ancora più “splendido”.
L’ultima riforma si presenta solitamente più interessante e carica di innovazioni ma nel tempo è votata all’annientamento, a finire nel rogo della realtà dei banchi della scuola per riapparire ancora più potente e soverchiare la scuola concreta. Al momento, l’unica vera riforma in grado di snellire e semplificare la scuola dal fardello burocratico è il metodo del “copia-incolla-modifica”. Senza tale procedura i docenti sarebbero condannati all’illimitata alienazione psichica, all’inesorabile paranoia.
Per dire di alcune assurdità che contrassegnano la scuola parallela fatta di avanzi legislativi, possiamo riportare degli esempi.
Il Documento di Maggio[i] un coacervo di contenuti, di metodi, di finalità … prodotti uniformemente con la metodica “copia-incolla” (salvo per i dati anagrafici degli alunni e la composizione sociale… storia della classe dal primo al quinto anno …). È un avanzo burocratico che è letto per un assolvimento dell’obbligo rituale nella fase preliminare dell’esame di stato, una traccia residuale di qualche riforma che si è apposta ad altre. I programmi, cui i docenti fanno costante riferimento, erano in passato associati alle relazioni finali per discipline. Programmi e relazioni disciplinari risultavano più determinati e sensati, ma il documento di maggio che può esibire lo standard rispetto al metodo, alle valenze obiettivali … , è poco considerato, il più delle volte, dai commissari esterni. Comunque è bene che le carte siano in regola, la carta solleva e candeggia la coscienza alienata e frantumata dei burocrati.
I giudizi analitici (da qualche anno risuscitati) che accompagnano i risultati dei candidati all’esame di stato, ritualmente considerati in fase di esame e prodotti in base a griglie preformate, discorsivamente riproducono la media dei voti riportati nel profitto e nel voto in condotta (in passato non considerato, quindi non computato e perciò sopravanzo burocratico che si appone a qualcosa d’altro).
L’apoteosi della burocrazia trova massima esplicazione con l’Esame di Stato, con la stesura di dati sui registri cartacei o digitali, redatti dal disgraziato di turno che deve fungere da “segretario”, nomina non gradita e che cade solitamente sulla testa del docente più giovane, spesso il commissario interno. Il verbale è un insieme di dati, informazioni, presenze, orari, innumerevoli lacune di testo da riempire. Diverse centinaia di firme sono da apporre sui compiti corretti, sulle schede di valutazione delle prove scritte e orali,.. ci sono da compilare schede che ripetono i voti delle schede degli alunni, che ripetono i voti dei registri, che confermano i voti sui tabelloni, che riproducono voti già espressi sui registri … una macchina senza senso, a dir poco infernale.

