In questi ultimi anni si assiste ad una profonda trasformazione della società che impone un ripensamento ed una riprogettazione dei suoi sistemi di vita, di lavoro e di conoscenza. Il passaggio da una economia basata sulla produzione e lo scambio di beni materiali ad una il cui oggetto sono i servizi, le informazioni e le idee ha assegnato alla conoscenza un ruolo fondamentale nella creazione di valore.
Secondo i dati presentati da Eurispes e Telefono Azzurro nel corso del Sesto Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2005), la stragrande maggioranza dei bambini di oggi (82,1%) utilizza il computer, e sono più le femmine (83,3%) rispetto ai maschi (81,6%) ad usarlo. Nel 30,7% dei casi i bambini hanno imparato ad utilizzare il PC grazie all’aiuto dei propri genitori, mentre nel 30,4% l’apprendimento è avvenuto a scuola; ben il 24,4%, un quarto del campione, si dichiara autodidatta.
Nelle programmazioni didattiche per la scuola dell’infanzia, con la comparsa e l’avvicendarsi di sempre nuovi modelli, sembra cadere in disuso l’impiego dello “sfondo integratore”. Dopo aver tanti anni programmato “per sfondi”, vorrei però richiamare e porre in evidenza alcuni dei vantaggi di tale modalità di lavoro, una modalità sempre valida ed attuale, nonché in conformità con le indicazioni della riforma.
Credo che purtroppo contribuisca alla tendenza ad abbandonarne l’utilizzo la maggior quantità di lavoro che esso comporta all’insegnante, sia per quanto riguarda l’‘elaborazione teorica’ della programmazione (richiedente una maggiore riflessione per ricercare ed inventare le attività più adeguate tenendo sempre in mano il fil rouge scelto, richiedente, ancora, una ‘visone panoramica di insieme’ sulle possibili connessioni e relazioni tra le varie esperienze da proporre, ecc.), sia, più praticamente, nella preparazione concreta delle attività: organizzazione di esperienze ‘a tema’, preparazione di schede operative ad hoc, allestimento degli spazi scolastici, realizzazione di eventuali lavoretti e poesie per le feste, tutto in linea con il leitmotiv, ecc. A questo si aggiunga anche il maggiore impegno di accordo e comunicazione tra gli insegnanti, imposto da una programmazione a carattere unitario.
Se un giorno si decidesse di fare un sondaggio tra gli insegnanti italiani sull’interdisciplinarietà il serio rischio di trovarci davanti ad un equivoco di fondo è più che concreto. Tantomeno parlare di didattica interdisciplinare oggi non è molto facile, perché poco conosciuta e quindi poco applicata.