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  • Categoria: Didattica

La didattica interdisciplinare applicata all’insegnamento della Religione Cattolica

Se un giorno si decidesse di fare un sondaggio tra gli insegnanti italiani sull’interdisciplinarietà il serio rischio di trovarci davanti ad un equivoco di fondo è più che concreto. Tantomeno parlare di didattica interdisciplinare oggi non è molto facile, perché poco conosciuta e quindi poco applicata.

Spesso si cade nell’errore di pensare che per interdisciplinarietà si intende un contributo occasionale di un insegnante di un’altra materia per meglio completare un determinato argomento. E invece non è proprio così…

Nella didattica interdisciplinare tutte le discipline devono “andare oltre” se stesse, aprendosi così ad un’esposizione che vada al di là del sapere della singola materia: ecco l’interdisciplinarietà. Mentre la didattica curricolare è una didattica di tipo fondante, il fine essenziale della didattica interdisciplinare è proprio quello di formare la persona. In relazione all'organizzazione dei contenuti della formazione scolastica, si apre una dialettica tra impostazione curriculare e una visione di tipo reticolare orientata ad individuare criteri più mobili di aggregazione delle future conoscenze e competenze dei giovani. La scuola è l'unica sede in cui si presentano in forma ordinata e relativamente completa i contenuti dei vari saperi, diversamente da quanto accade per le informazioni che vengono fornite da altre sedi. La scuola dovrà far fronte a tutto questo, in quanto la dimensione disciplinare e quella reticolare costituiscano i poli di un campo di tensioni costruttive, sostenute da un costante impegno di ricerca e di proposizione.

Il termine “sapere interdisciplinare” si riferisce alla capacità di relazionare fra loro saperi appartenenti ad ambiti disciplinari diversi e di finalizzarli ad un obiettivo comune. Si tratta di un tipo di competenza che va oltre l'esercizio dei singoli saperi disciplinari e che riveste un'importanza sempre maggiore in una scuola che vuole formare le persone sotto l’aspetto umano e professionale.
Appare quindi evidente che l’interdisciplinarietà costituisce un valido contributo per lo studente, il quale si trova davanti un’offerta culturale molto ampia e arricchente. Ma lavorare in modo interdisciplinare non è affatto semplice come può sembrare.

Per lavorare in modo interdisciplinare bisogna sempre partire dall’alunno e in questo senso i test d’ingresso potrebbero rappresentare una buona “fotografia” del gruppo classe. Probabilmente saranno leggermente facilitati gli insegnanti che hanno un numero di studenti ristretto rispetto a coloro i quali lavorano su molte classi. Conoscere i propri studenti è di primaria importanza, così come gli altri insegnanti presenti nei vari team docenti, con i quali si baseranno i presupposti, umani e professionali, per iniziare a lavorare in modo interdisciplinare; partire dagli alunni, quindi, per poter progettare una funzionale didattica interdisciplinare.
Possiamo parlare di due tipi diversi d’interdisciplinarietà:

  • interna: quando un insegnante affronta un determinato argomento in modo interdisciplinare senza l’intervento di altri docenti.;
  • esterna: quando vari insegnanti trattano una particolare tematica attraverso varie prospettive, secondo le proprie competenze.

L’interdisciplinarietà esterna necessita di un lavoro che i docenti di una classe dovranno concordare preventivamente all’inizio dell’anno: si può parlare in questo senso di “interdisciplinarietà progettuale”. Pensare ad una didattica interdisciplinare sbrigativa e improvvisata non corrisponde allo spirito, alla funzionalità e finalità di questa metodologia di insegnamento.

L’inizio di un anno scolastico è sempre un momento fondamentale che purtoppo molti insegnanti non sanno valorizzare o apprezzare; è il momento delle riunioni, dei collegi e la maggior parte delle preoccupazioni sono rivolte alla compilazione dell’orario o alla ricerca di un’aula sufficientemente agevole e confortevole per i ragazzi. Questo ovviamente non facilita quell’organizzazione didattica a cui il team insegnanti dovrebbe rivolgere il maggior in termini di tempo e di energie. Un altro ostacolo è la troppa mobilità da parte dei docenti, che entrati per la prima volta in una nuova scuola troveranno difficoltà nel conoscere in breve tempo i colleghi con cui si troverà a lavorare e gli alunni.

Uno studio attento di un “Portfolio delle competenze individuali” redatto bene potrebbe agevolare questa ultima azione da parte dei docenti di nuovo inserimento.
Organizzare la propria didattica in modo interdisciplinare richiede un grande sforzo soprattutto mentale. La troppa staticità in questo senso del corpo docente costituisce un serio ostacolo alla buona riuscita della didattica interdisciplinare; del resto la paura che ogni insegnante porta dentro se stesso è quella di vedere messa in discussione la propria capacità di insegnare e il proprio modo di organizzare il proprio agire didattico.