- Categoria: Didattica
- Scritto da Rosanna Oliveri
Didattica modulare e stili d’apprendimento
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La nostra scuola sta subendo un graduale processo di trasformazione, sia per le riforme istituzionali di cui è oggetto, sia per le “spinte” provenienti da alunni con bisogni, stili di apprendimento ed interessi molto differenziati.
Una volta la scuola era concepita in maniera rigida e si pensava che non rientrasse nei suoi compiti adeguarsi e accettare le diverse personalità degli studenti, ma che fossero questi ultimi a doversi adattare, pena l’esclusione.
Oggi sappiamo che gli alunni costruiscono in modo attivo il loro processo di apprendimento e non sono affatto passivi alle lezioni. In altre parole ogni studente, più che ad una bottiglia da riempire, si potrebbe paragonare ad un muratore a cui vengono forniti mattoni, malta e tutto il necessario per costruire il sapere, in tempi e modi propri. Secondo questa metafora, ogni alunno, pur avendo gli stessi materiali di base, costruisce un insieme di saperi in modo del tutto personale. In questa prospettiva, l’insegnante ha il compito di aiutare tutti gli studenti a sviluppare le loro conoscenze, secondo capacità ed interessi che possono essere differenti da alunno ad alunno.
La didattica modulare
La didattica tradizionale era basata sul principio che esistesse, nel processo di apprendimento, una via “obbligata”, fatta di conoscenze che si sommano l’una all’altra costruendo conoscenza. La diversa prospettiva introdotta dal costruttivismo ha aperto l’insegnamento a quella che oggi viene definita “didattica modulare”
Per comprendere di cosa si tratta, vediamo il significato del termine “modulo” nel campo della didattica. Dal forum delle Associazioni Disciplinari Scuola del 1998–99 ricaviamo una definizione essenziale ma molto precisa: “per moduli s’intendono blocchi autonomi a valenza sia disciplinare, sia pluridisciplinare riferiti a insegnamenti di un segmento di curricolo”. Da questa definizione si comprende che il modulo è una parte del percorso didattico complessivo, che deve avere un argomento e un tempo determinato; il tema potrà essere proposto direttamente dagli studenti (scelta libera), oppure scelto tra una rosa di proposte dell’insegnante (scelta semi–libera). In questo modo il discente avrà la possibilità di selezionare un tema che sentirà più vicino al suo mondo, ai suoi interessi e ci si accosterà perciò con maggiore motivazione.
Una classe d’adolescenti sceglierà di trattare un tema più giovanile come, per esempio, la musica o il cellulare, mentre una classe di bambini preferirà probabilmente contenuti relativi al gioco.
Naturalmente i moduli possono essere sia disciplinari, che pluridisciplinari.
Vediamo ora un esempio concreto di didattica modulare. Chi scrive è insegnante d’italiano L2 in una classe d’adolescenti all’interno di una scuola professionale: per questo tipo di studenti procedere per moduli può essere molto vantaggioso, dal momento che essi, normalmente, hanno interessi molto mirati.
La prima cosa da considerare è la professione che questi alunni intendono imparare frequentando la scuola. Ipotizziamo di trovarci di fronte ad una classe di elettricisti e di voler proporre un modulo di microlingua.
Il secondo passo sarà comprendere se vi siano insegnanti di altre materie disposti a condividere il modulo oppure se hanno già trattato lo stesso tema in precedenza. Per affrontare un modulo di microlingua in una lingua straniera o seconda, per esempio, sarebbe ideale che gli studenti conoscano il tema, fin dall’inizio, nella loro lingua. Comprenderanno, in questo modo, che si sta parlando di qualcosa interessante per il loro futuro lavoro. Bisognerà valutare attentamente a che punto del percorso formativo si trovi la classe, così da non proporre temi troppo difficili oppure troppo facili.
Seguirà, poi, la negoziazione del tema con gli studenti.
L’insegnante metterà la classe di fronte a varie tematiche tecniche, tutte già affrontate dai colleghi delle materie pratiche, e farà scegliere agli alunni in modo democratico.
Una volta effettuata questa operazione, il modulo avrà un titolo: poniamo che gli studenti abbiano scelto il tema dell’elettricità. Compito dell’insegnante, a questo punto, sarà definire gli aspetti didattici del modulo stesso: gli obiettivi generali che si vogliono raggiungere; le fasi in cui si intende articolare l’intero programma modulare; le attività, con le quali s’intende esercitarsi. Si farà attenzione, inoltre, a procurarsi eventuali materiali utili, come potrebbe essere un proiettore, una lavagna luminosa, un televisore o una videocamera. Si chiariranno con gli alunni alcune aspettative finali, in modo da stimolarli verso una meta. È importante stabilire anche un limite di tempo, poiché il modulo deve essere solo un segmento di curricolo e non può avere una durata eccessiva, perché si finirebbe per annoiare la classe.
In una programmazione modulare, gli obiettivi saranno solo parzialmente uguali per tutti: se l’intera classe dovrà riuscire a riferire sull’elettricità alla fine del modulo, solo alcuni saranno in grado di esprimere giudizi sulle innovazioni elettriche. Si dovrà prevedere anche una fase di recupero o di approfondimento alla fine del segmento modulare, cosicché gli studenti possano sviluppare al meglio le loro potenzialità.
Nella scuola, in questo periodo, sono previste sempre e solo fasi di recupero attraverso quelli che sono chiamati I.D.E.I. (Interventi Didattici Educativi Integrativi). Le conseguenze sono, però, un generale abbassamento del livello scolastico, con gli studenti che cercando di nascondere le loro difficoltà per non essere gli unici a dover svolgere attività integrative. Se, invece, fossero posti di fronte alla scelta tra approfondimento e recupero, avremo maggiori possibilità che gli alunni si lascino guidare per colmare le loro lacune.

