- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
- Scritto da Eliana Sias
La strada verso l'inclusione scolastica: una rassegna delle principali tappe - La Legge n. 517/1977
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Con la Legge 517 del 4 agosto 1977, Norme sulla valutazione degli alunni e sull'abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell'ordinamento scolastico, l’Italia è il primo Paese al mondo ad abolire le scuole speciali e a statuire l’inserimento e l’integrazione degli alunni disabili nelle scuole normali, a prescindere da tipologia e gravità della disabilità (Moliterni e Serio, 2006). Tale legge, che molti esperti annoverano come una tra le più significative a favore dell'infanzia disabile, richiama la necessaria collaborazione tra scuola, sanità ed enti territoriali, prevede il diritto alla frequenza delle scuole comuni anche per i sordi (art. 10), l'introduzione dell'insegnante specializzato, un numero di alunni ridotto nelle classi con soggetti disabili e l'integrazione specialistica da parte del servizio sanitario (Pavone, 2010).
Se dal punto di vista normativo tutto sembrava ben auspicare, la realtà dei fatti dovette però scontrarsi con carenze organizzative che compromisero i risultati: le scuole ordinarie si ritrovarono impreparate ad accogliere studenti con specifiche difficoltà di movimento, comunicazione, relazione ed apprendimento, e non furono capaci di garantire loro percorsi di effettiva integrazione scolastica. Ne conseguì la riflessione che, per 'eliminare' le situazioni di svantaggio dovute all'handicap, si dovesse lavorare, oltre che sulla socializzazione, anche su processi di individualizzazione e personalizzazione dell'azione didattica. Si alimentò la consapevolezza che l'integrazione scolastica si basa sull'interazione tra socializzazione ed individualizzazione, elementi costitutivi e complementari dell'azione educativa speciale (Lascioli, 2012).
La congiuntura storica e gli orientamenti culturali di quel momento produssero importanti mutamenti sul versante del decentramento scolastico, come per esempio quello delle funzioni di assistenza scolastica dalla Stato alle Regioni con il DPR n. 616/77, o l'attribuzione alle Unità Sanitarie Locali delle funzioni di prevenzione, recupero, terapia e riabilitazione per i disabili (Legge n. 833/78).
Anche all'interno di un discorso strettamente legato all'istruzione non si può prescindere da un riferimento alla legge Basaglia (L. 180/1978, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori), che in Italia segnò un cambiamento epocale nella modalità medico-segregativa con cui la società guardava alla malattia mentale. Essa impose la chiusura dei manicomi, luoghi in cui si operava prevalentemente in maniera clinica senza tener conto dei progressi raggiunti dagli approcci di carattere sociale e psicoterapico verso la malattia mentale, e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio con l'istituzione di servizi di igiene mentale pubblici, nel tentativo di riconoscere il diritto alla qualità della vita dei pazienti (Rapporto edscuola, 2003).
Tornando alla situazione scolastica è utile citare ancora una volta Lascioli, che descrive il periodo che va dalla fine degli anni settanta ai primi anni novanta come un laboratorio nel quale, grazie a processi di destrutturazione e ristrutturazione dei contesti, delle relazioni e delle pratiche d'insegnamento, si forgiano le modalità e le forme con cui la scuola può divenire un sistema idoneo ad accogliere e integrare le persone con disabilità (Lascioli, 2012).

