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La strada verso l'inclusione scolastica: una rassegna delle principali tappe - L'ICF

L'International Classification of Functioning, Disabilities and Health

Il XXI secolo è stato inaugurato dal raggiungimento di un traguardo fondamentale ai fini di una visione rinnovata delle condizioni delle persone con problemi legati alla salute: la pubblicazione del nuovo sistema di classificazione prodotto dall'OMS, l'International Classification of Function, Disability and Health (2001, pubblicato in Italia nel 2002). Riconosciuto dalle Nazioni Unite come una delle classificazioni internazionali e riferimento per i documenti di politica dei diritti dell'uomo in legislazioni comunitarie e nazionali, l'ICF fornisce un vocabolario e un apparato descrittivo più adeguati a dare conto delle condizioni di difficoltà che ogni persona può trovarsi a sperimentare nel corso della vita.

Accettata da 191 Paesi tra i quali l'Italia, la nuova Classificazione sostituisce l'ICIDH (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps) del 1980, che descriveva l'individuo sulla base della classificazione tra menomazione, disabilità ed handicap e al quale, col tempo, vennero attribuite diverse limitazioni[2]. Il modello proposto dall'ICF rappresenta un salto di qualità in virtù del fatto che il concetto di salute viene rapportato a numerosi altri fattori, tra i quali l'istruzione e il lavoro; esso non è "dimensionato unicamente sulla malattia/non malattia, star bene/star male, ma implica una visione più ampia della qualità della vita e la possibilità di mantenerla anche se vi fossero possibili malattie che esigono una riorganizzazione della quotidianità" (Canevaro, 2006, p. 17).

Nell'ICF viene proposta una prospettiva "biopsicosociale", nella quale si integrano: il modello medico vede la disabilità come un problema della persona, causato direttamente da malattie, traumi o altre condizioni di salute che necessitano di assistenza medica sotto forma di trattamento individuale da parte di professionisti; il modello sociale della disabilità, d'altro canto, vede la questione principalmente come un problema creato dalla società, e in primo luogo nei termini di una piena integrazione degli individui nella società (OMS, 2002, p. 23).

Pavone richiama l'attenzione sul fatto che il paradigma dell'ICF è applicabile a tutti; vi è un rovesciamento della prospettiva con cui si guarda a un individuo con minorazione: se prima si metteva in luce la disfunzione, ora l'attenzione è sulle abilità del soggetto in rapporto ai diversi contesti di vita; in aggiunta a ciò è necessario ricorrere ad una pluralità di osservatori, in ragione della molteplicità e complessità della situazione da descrivere: per un'immagine completa degli aspetti di vita personali, ambientali e sociali si richiede il concorso di diversi punti di vista: sanitario, familiare e dello stesso soggetto, di professionisti, educatori, volontari ecc.. (Pavone, 2010).

Con il passare del tempo e i primi bilanci sull'applicazione dell'ICF è emersa una generale difficoltà di applicabilità alle caratteristiche dei soggetti in età evolutiva e si è perciò resa necessaria l'elaborazione della versione per bambini ed adolescenti, denominata ICF-CY (traduzione italiana del 2007), in cui viene dato maggiore spazio all'attività del gioco, inteso sia nella sua versione educativa che come veicolo primario di apprendimento.