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La strada verso l'inclusione scolastica: una rassegna delle principali tappe - La situazione dell'integrazione in Italia

La situazione dell'integrazione in Italia

Fino al 1961 nel nostro Paese è mancata un’attenzione specifica alle condizioni di handicap[3]. Nei dieci anni successivi gli alunni con disabilità ebbero la possibilità di accedere all’istruzione prevalentemente in istituzioni separate, scuole e classi speciali e classi differenziali, che divennero però il luogo in cui i portatori di handicap erano destinati a permanere spesso anche molto oltre gli obblighi d'età (Facchini, 2006).

Con il 1971 iniziò il percorso di riforme che diventerà noto come la via italiana all'integrazione. Con la Legge 118/71 si stabiliva che tutti gli alunni dovessero frequentare le classi normali della scuola pubblica, fatta eccezione per i soggetti affetti da menomazioni fisiche o intellettive talmente gravi da impedire o rendere difficoltoso l'apprendimento nei contesti in questione.

Nel 1975 politica ed amministrazione scolastica lavorarono insieme per redigere il Documento Falcucci, in cui si tracciano principi ed elementi della nuova filosofia dell'integrazione. Nella premessa si legge che "la scuola, proprio perché deve rapportare l'azione educativa alle potenzialità individuali di ogni allievo, appare la struttura più appropriata per far superare la condizione di emarginazione in cui altrimenti sarebbero condannati i bambini handicappati, anche se deve considerarsi coessenziale una organizzazione dei servizi sanitari e sociali finalizzati all'identico obiettivo. (…) tutta la struttura scolastica (...) può e deve contribuire in modo decisivo al superamento di ogni situazione di emarginazione umana e culturale e sociale che abbia radice nel mancato sviluppo delle potenzialità del soggetto".

Elementi che nella circolare vengono definiti imprescindibili per poter procedere all'inserimento sono: l'applicazione dei principi di territorialità e gradualità, la garanzia di spazi adeguati nelle scuole, la presenza di equipe per l'assistenza medico-psico-socio-pedagogica; inoltre si raccomandavano flessibilità organizzativa e programmatica ed un tetto massimo di venti alunni per classe (Pavone, 2010). L'analisi di Ghedin (2007) mette in luce alcune delle posizioni presenti nel documento che segnano il passaggio dalla precedente concezione assistenziale ad una più propriamente improntata alla relazione d'aiuto, quindi più rispondente alla logica dell'integrazione:

  • 1- la piena integrazione è ritenuta possibile solo grazie ad un nuovo modo di essere della scuola, che dovrà intendere il compito educativo dei soggetti con disabilità come non più di competenza esclusiva dell'insegnante di sostegno;
  • 2- per creare un ambiente favorevole all'effettiva integrazione si devono mettere in discussione le prassi consolidate a livello di didattica, curricolo, organizzazione della classe e della scuola, di rapporti con l'esterno;
  • 3- si supera il concetto di 'norma' a cui ci si deve confare per poter essere ammessi alla frequenza scolastica, a favore della valorizzazione dell'individualità;
  • 4- si prevede l'adozione di una logica di programmazione di tipo curricolare, che superi i vincoli derivanti dagli obblighi di 'svolgere il programma' in favore di una progettazione autonoma e responsabile, rispondente ai bisogni educativi e didattici di ogni allievo;
  • 5- l'inserimento della programmazione curricolare determina tre importanti implicazioni: la specializzazione degli insegnanti, il superamento del rapporto biunivoco insegnante-classe e l'introduzione di figure professionali provenienti sia dall'organico statale che esterne all'amministrazione scolastica;
  • 6- vi è una maggiore attenzione per la relazione, tanto che scuola materna, elementare e media inferiore vengono fatte confluire in un unico progetto educativo, anticipando l'idea di 'scuola di base';
  • 7- ci si richiama al rinnovamento di alcune condizioni strutturali quali la qualificazione professionale dei docenti, l'idoneità delle strutture scolastiche e l'efficienza dei servizi territoriali;
  • 8- si prefigura un ufficio centrale ministeriale (che verrà istituito nell'Ufficio Studi e Programmazione del Ministero come 'Ufficio speciale handicappati'), e per mettere in atto azioni di coordinamento vengono creati servizi socio-pedagogici presso ogni provveditorato.