- Categoria: Ricerche a scuola
Ma come fanno i marinai? Una ricerca sulle assenze ingiustificate nella scuola superiore - Storie (seconda parte)
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Conflitti taciuti
S.: “È stato al quarto anno che il rapporto tra me e quel docente si è fatto insostenibile. Mi sentivo perseguitato, e allora saltavo le sue lezioni. Niente di strano che a fine anno sia stato respinto”. Nella società in cui i conflitti tra adulti e adolescenti sembrano non esistere più, chi ascolta il giovane che, ritiene, a torto o a ragione, di subire un sopruso? Annichilita la democrazia scolastica, narcotizzato il protagonismo studentesco, resterebbe la strada del dialogo in famiglia, col seguito immancabile di buoni consigli che non tengono conto, però, che qualche volta i giovani hanno un furore termidoriano. Oggi che il conflitto è ufficialmente ammesso solo in direzione di imam barbuti e spiritati, bisogna sottrarre al silenzio la realtà di piccole e grandi zone rosse, contese che, dentro e fuori il soggetto in formazione, demarcano interessi e riferimenti diversi. L’assenza, col suo non essere né obbedienza né conflitto aperto, ma piuttosto obliqua sottrazione, meriterebbe uno sforzo di formatori e pedagogisti che riescano a disvelarne le potenzialità latenti e, magari, a insegnare opportune strategie di gestione dei conflitti.
Sottili perfidie
S.: “ La cosa più bella delle assenze è rientrare a casa e fare finta di avere trascorso una dura giornata di lavoro scolastico. Rispondere alle solite domande dei genitori, inventandosi interrogazioni ed episodi, e vedere come è facile prendersi gioco dei doveri”. Se gli adulti hanno dei segreti, gli adolescenti non sono da meno, e l’incontro tra queste reciproche simulazioni può tramutarsi in esperienza formativa. Secondo l’etnometodologia comportarsi da ospiti o da estranei nel proprio ambiente familiare può servire a rendere evidenti dinamiche e relazioni che solitamente sono date per scontate. Qui si rovescia questo concetto, e si coltiva l’estraneità sotto la patina dell’acquiescenza, godendo della sottilissima soddisfazione di custodire un mondo al riparo dalle intrusioni adulte. Come direbbero gli studiosi della fenomenologia husserliana, il mondo della vita qui è un atollo chiuso, difeso da intrusioni ma anche incapace di intessere comunanze.
Selezione naturale
D.: “Già nel corso del primo anno chi eccede nelle assenze si candida all’abbandono. Così arriviamo in quarta e quinta con classi a numero ridotto e ormai depurate da tutti quelli che hanno preferito dedicarsi ad altro. Allora si che è possibile lavorare meglio”. Il Docente esprime un orientamento maggioritario: in fondo la scuola superiore non è tenuta ad inseguire gli studenti recalcitranti; anzi, la progressiva diaspora degli assenteisti porta un beneficio complessivo al clima scolastico e alla gestione della didattica. Insomma, non c’è neanche bisogno di restaurare l’antica selezione classista: basta annoiare i giovani e resteranno quelli di buona famiglia, mentre gli altri, alla spicciolata, confluiranno nel nulla del mercato del lavoro precario.
Economie
S.: “Nella mia classe quando ci sono interrogazioni impegnative si impennano le assenze. Ormai molti pianificano le cose in modo da evitare risultati scadenti, e avvicinandosi alla fine dell’anno scolastico si va a contrattare con i docenti quando e come farsi interrogare”. Il curriculum nascosto agisce prepotente anche attraverso l’acquisizione di strategie e opportunismi che tendono a salvaguardare la bottega. Può sembrare un modello formativo discutibile, questo tendente a minimizzare lo sforzo in vista di risultati in linea con le aspettative del mercato, ma è esattamente il modello che prepara alla vita fuori, quella che chiede ai singoli di tapparsi dentro un modesto e banalissimo particolare. È da sottolineare che le assemblee d’Istituto risultano spesso, anche con l’acquiescenza degli adulti, occasione di vacanza: un servizio gradito a quanti coltivano una generazione senza parole, quietata del regalino momentaneo ma ignara del prezzo implicito a livello formativo.
Sguardi
D. (dirigente scolastico): “Nel mio istituto i genitori possono, attraverso una password e il sito web, visionare le assenze dei propri figli, e anche il rendimento. Pochi adoperano questa opportunità, e spesso ne fa a meno proprio chi avrebbe più bisogno. Comunque, nei casi gravi noi avvisiamo telefonicamente le famiglie”. Occhi elettronici ovunque, panopticon che insiste su una generazione che è già preda volontaria delle compagnie di telefonia mobile (come recita uno slogan pubblicitario: tutta intorno a te, e forse anche sopra, come una cappa), la telematica offre la possibilità di controllare davvero la frequenza dei figlioli. In attesa dei braccialetti elettronici, è opportuno dire che le alternative diffuse nelle scuole sono essenzialmente due: ignorare il fenomeno, e magari beneficiare del benefico effetto di sfoltimento dei riottosi, e appellarsi allo scappellotto paterno, che talvolta però non arriva ma suscita rimostranze o sordità di genitori affaccendati in altro. Certo, per suscitare discussione, confronto, voglia di esserci e partecipare, ci vorrebbe almeno una pedagogia: si troverà una scuola disposta ad accoglierla?
Vita spericolata
S.: “Avevo una relazione con un uomo adulto, e spesso saltavo la scuola per stare con lui. In quel periodo ho provato di tutto, compreso certe droghe, e se ci ripenso mi meraviglio di come nessuno, né a scuola né a casa, se ne sia mai accorto”. Allevare alieni, nutrire corpi apparentemente docili ma percorsi da spinte centrifughe: sottobanco si agitano anche gli spasmi di una generazione affettivamente mutilata e analfabeta, chiusa nel narcisismo mediatico o nell’anomia da fine impero. Non se ne parla, non se ne deve parlare, perché il disagio giovanile deve rientrare solo nelle categorie medicalmente protette della diagnosi e della cura farmacologia e non in quelle, pedagogiche, della discussione e dell’elaborazione di potenzialità e progettualità. Eppure la vita spericolata potrebbe essere oggetto di lezione: vi confluiscono sia le suggestioni sociali che l’eccedenza del desiderio, e può essere caduta o riscatto, ricerca o nascondimento. Il sesso, che poi sesso non è [7], fa parte di quei compiti dello sviluppo che la scuola è costretta a consegnare nelle mani dell’industria culturale: pochi si ribellano, i più consumano con qualche sfrenatezza e poi avvizziscono.

