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Ma come fanno i marinai? Una ricerca sulle assenze ingiustificate nella scuola superiore - Una ricerca micrologica

 

Una ricerca micrologica
 

La scelta qualitativa, di conseguenza, scaturisce sia dall’inaffidabilità della documentazione ufficiale, sia dalla precisa opzione di un modello pedagogico volto a cogliere le latenze e le zone ombrose della vita scolastica. Ovviamente ciò non significa che si ritenga privo di interesse una misurazione del fenomeno, e infatti se ne tenterà una delimitazione, seppure con tutte le cautele possibili; ma siamo in presenza di comportamenti che, per quanto diffusi, pongono a tutti i soggetti coinvolti la convenienza ad occultare. I dirigenti scolastici, preoccupati del buon nome dell’istituto, minimizzano la portata delle assenze voluttuarie, e altrettanto fanno i protagonisti, almeno finché frequentano la medesima scuola. I genitori, tendenzialmente convinti che l’affare riguardi i figli degli altri, a volte scoprono che vi è avvezzo anche il proprio rampollo, e prevedibilmente tendono a coprire per evitare conseguenze sul piano del rendimento scolastico.

La nostra ricerca ha preso in esame tre scuole superiori della provincia di Bari: un liceo scientifico, un istituto professionale e un tecnico industriale. Può essere rilevante sottolineare che in tutti i casi i rispettivi dirigenti scolastici hanno rifiutato di rendere disponibile il tasso di assenze: è stato perfino evocata, con fine umorismo, la legge sulla privacy.[5] Certamente non sarebbe stato privo di interesse disporre almeno di dati parziali sull’andamento delle assenze, pur tenendo conto dell’inaffidabilità della documentazione ufficiale, ma si è sopperito alla mancanza di quantificazioni attraverso due strumenti: l’osservazione diretta e il colloquio semistrutturato. Si è proceduto, per ciascuno degli istituti (che si evita di denominare in quanto non hanno acconsentito a coinvolgimenti formali), a rilevazioni casuali e ripetute, che hanno innescato agevolmente una serie di approfondimenti locali, fino a ricavarne una casistica forse non generalizzabile ma sicuramente significativa. La rinuncia ai metodi quantitativi è basata anche sulla presumibile variabilità geografica e temporale del fenomeno, per quanto anche su questo aspetto l’osservazione qualitativa permetterà di formulare ipotesi che meriterebbero successive discussioni.

L’impalcatura della ricerca empirica può essere così sintetizzata:

  • Osservazione condotta nelle immediate vicinanze degli istituti scolastici e in luoghi presumibilmente interessati dal fenomeno, quali stazioni, sale giochi, pub, ipermercati, zone verdi e piazze di ritrovo giovanile;
  • Colloqui semistrutturati con studenti indicati, vox populi, come habitué dell’assenza. È stato necessario offrire garanzie convincenti sia sull’anonimato che sulla mancanza di conseguenze a livello scolastico e familiare;
  • Colloqui, all’interno di un laboratorio autobiografico, con adulti, docenti e genitori del liceo scientifico, centrati sia sul comportamento dei figli che sulla propria esperienza adolescenziale in materia;
  • Somministrazione di un breve questionario a un gruppo di ex studenti del liceo scientifico. I soggetti sono stati scelti in quanto si è ritenuto che avessero ormai superato qualsiasi remora nel discutere delle disobbedienze passate.

I dati raccolti sono stati inseriti in una griglia di categorie. Si tratta di un elenco esplicativo, che non ha nessuna ambizione di essere esaustivo né di ricalcare fedelmente una realtà per molti versi sfuggente. La scelta di associare a ogni tratto evidenziato un item deriva piuttosto dalla costruzione narrativa, e quindi va intesa allo stesso modo della titolazione dei paragrafi che compongono un racconto o come la definizione di un focus per ciascuna inquadratura. La metafora del montaggio è in linea sia con la scrittura per frammenti della tradizione Nietsche-Benjamin-Adorno che con l’attenzione al dettaglio che connota la clinica della formazione e gli approcci micrologici. Di conseguenza, si è scelto di presentare l’indagine attraverso una successione di istantanee: ciascuna si apre con una frase pronunciata da uno studente (indicato con S) o da un adulto (D se docente, G se genitore). Le frasi sono riportare testualmente, eccetto che per una ripulitura linguistica e sintattica talvolta necessaria per rendere comprensibili espressioni dialettali e gergali.