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Far disegnare i bambini in modo spontaneo - Una lettura evolutiva

Una lettura evolutiva

Nell'opera Il disegno infantile – afferma G. Luquet – "ogni momento dell'evoluzione si distacca dal precedente secondo un progresso quasi insensibile, si prolunga più o meno nei successivi, attenuandosi gradualmente [...]. La descrizione che diamo è schematica, la continuità dei differenti momenti di questa evoluzione nella realtà è meno distinta che nell'analisi; la data e la durata di ciascuno di essi variano considerevolmente secondo il bambino preso in esame" (13).
L'interpretazione di G. Luquet si basa sul concetto di realismo del disegno del bambino che ordina gli eventi grafici, che si manifestano nello stesso soggetto individuandone quattro fasi.
Generalmente gli autori moderni fanno delle descrizioni evolutive di concezione e di terminologia più o meno analoghe, aggiungono a queste una fase iniziale denominata dello "scarabocchio". In questa fase il bambino traccia delle forme indipendenti rispetto al significato, questa fase dura per i primi due anni di vita.
Di fatto, si tratta di un'attività grafica non ancora realmente elaborata. Per Luquet le quattro fasi si manifestano secondo la seguente sequenza:

il realismo fortuito Il bambino evidenzia un'analogia più o meno vaga, e spesso impercettibile all'adulto, tra il tratto che sta facendo e qualcosa di reale: dà al segno il nome dell'oggetto.
Durante il 3° anno di vita il ripetersi di queste esperienze viene superato da una "intenzione rappresentativa" che è all'origine delle fasi successive che sono strettamente intrecciate
il realismo mancato
il realismo mancato Questa fase copre l'arco di tempo dai 4 ai 12 anni. 
il realismo intellettivo Il bambino cerca di rappresentare la realtà in modo significativo, ma all'inizio la rappresentanza del mezzo grafico "non è adeguata "rispetto al suo proposito; successivamente l' "intenzione realista" e il "senso sintetico" costruiscono una rappresentazione della realtà riconoscibile, ma in cui "ciò che il bambino dice" sostituisce l'evidenza visiva. Una serie di processi permette il compromesso necessario tra l'uno e l'altro: enucleazione dei dettagli, trasparenza, piano, ribaltamento molteplici punti di vista. Progressivamente il ricorrere a questi processi lascia spazio ad una visione più unitaria.
il realismo visivo Verso il 12° anno di età si instaura la quarta fase, durante la quale sembra vi sia una subordinazione della rappresentazione all'apparenza visiva delle cose; questa caratteristica classicamente viene considerata come il declino del disegno infantile.
Di fatto lo studio dell'espressività dell'adolescente dovrebbe lasciare da parte questo giudizio.

I lavori di Luquet esaminano il disegno dal punto di vista della rappresentazione; e anche se cerca di mettere in evidenza le forme che testimoniano le tappe di una "evoluzione intellettiva", l'esito dei suoi studi costituisce un'originale elaborazione descrittiva; nonostante tali interpretazioni siano datate all'inizio del secolo, esse restano attuali.

A proposito, poi, della interpretazione dei disegni e del gioco dei bambini, a favore di un uso pedagogico di essi, concludo con un brano di Melanie Klein riguardante le interpretazioni "selvagge" che possono essere fatte sul gioco infantile: "Orbene io non mi sono mai azzardata a fare interpretazioni simboliche così selvagge del gioco infantile. (...) Solo se il bambino manifesta ripetutamente in vari modi – per lo più in realtà servendosi di mezzi vari, per esempio giocattoli, acqua o ritagliando, disegnando, ecc. – lo stesso materiale psichico; e rilevo, inoltre, che queste attività sono di norma accompagnate da senso di colpa che si palesa come angoscia o in rappresentazioni nelle quali è insita della sovracompensazione, e cioè in formazioni reattive; se pervengo a rendermi conto che nel complesso di tutto ciò esistono nessi precisi, ebbene, solo allora io interpreto i singoli fenomeni e li connetto all'inconscio e alla situazione analitica" (14).