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Far disegnare i bambini in modo spontaneo - La formulazione secondo A. Stern

La formulazione secondo A. Stern

In linea con questa prospettiva, A. Stern definisce "Formulazione", l'insieme di segni che nascono dalla loro concatenazione e, dopo numerosi studi, è pervenuto alla considerazione che essa è un sistema coerente ed universale, non limitata ad un'età particolare, che accompagna l'uomo in tutti i cicli della sua esistenza. Secondo lo studioso francese, la Formulazione è legata al codice genetico e rappresenta l'unico mezzo d'espressione della memoria organica; sicché, nel momento stesso in cui rappresenta le sue prime immagini, il bambino ci offre anche uno strumento per comprenderlo meglio, assai più di quanto non consenta il linguaggio, strumento che il bambino impara presto a controllare, a seconda delle reazioni dell'adulto nei suoi confronti e che richiede, per esprimersi a fondo, ben altre finezze di quelle di cui egli può disporre.

Per imparare a comprendere ciò che i disegni rivelano, bisogna innanzi tutto domandarsi cosa disegnano i bambini.
J. H.Di Leo indica in sei punti per rispondere a questa domanda (8). I bambini disegnano:
1. Quello che è importante per loro: in primo luogo le persone, quindi gli animali, le case, gli alberi;
2. una parte, ma non tutto di ciò che essi conoscono dell'oggetto;
3. ciò che si ricordano in quel momento;
4. l'idea colorata dai sentimenti;
5. ciò che è visto;
6. una realtà interiore, non ottica.

L'adulto non deve preoccuparsi perciò che le opere infantili siano corrette dal punto di vista formale e tanto meno premiarle per questo, L. Radice (1936) metteva in guardia da una precoce correzione che è "disturbatrice, anzi devastatrice, della intuizione pittorica e del relativo sforzo di estrinsecazione grafica". Insomma, l'adulto, come scrive Perrone, è «troppo adulto, troppo distante dall'immediatezza, profondamente spontanea, espressa con il massimo della semplicità dal genio artistico di Martina, che si era venuta a trovare, come ne Il Piccolo Principe, nella condizione di dover pensare: "Bisogna sempre spiegarle le cose ai grandi" e aggiunse: "Prima c'è l'uovo e poi nasce l'arcobaleno!"». Molti adulti, infatti, incorrono nell'errore descritto dalla Perrone: "lo scambiai per un esercizio, si di abile fattura, ma pur sempre un semplice miscuglio di colori e che accolsi con la frase di rito: Che bello, cos'è?".
L'adulto deve fornire, invece, appropriati mezzi d'espressione e creare un ambiente di vita in cui il bambino sia stimolato a fare esperienze che siano insieme reali ed estetiche.
Come sostiene il pedagogista francese Stern (9), bisogna evitare di imporre ai bambini di "copiare", o ai più piccoli di colorare disegni con contorni già tracciati, con questi mezzi si pensa di attuare la discussa educazione al realismo, in realtà si finisce solo con l'annoiare e a non far emergere la personale creatività e/o spontaneità.

Anche imporre temi d'espressione obbligatori è sbagliato per vari motivi. In generale qualsiasi forma d'imposizione che provenga dall'esterno, senza una motivazione valida, condiziona il bambino bloccandone il flusso creativo. L'espressione artistica è un avvenimento non comune in cui prendono forma esigenze personali, stati inconsci, sensibilità, intelligenza.
In un soggetto in età evolutiva si possono produrre dei disagi, perché la richiesta dell'adulto è superiore alle obiettive possibilità del bambino, ad esempio nel chiedere ad un bimbo, di tre anni di disegnare nei dettagli un omino, quando ancora non avverte l'esigenza o non ne possiede le capacità, non si ottiene altro che di inibirlo favorendo l'insorgere di un senso di soggezione
Se la maggior parte dei bambini è per natura incline al disegno e a trarre gioia da tale attività, non è però detto che tutti i bambini si divertano a disegnare. Anche l'esigere modi d'espressione o temi superati per età o per esperienze, ha conseguenze negative. In questi casi il bambino si fissa su moduli standardizzati e li riproduce meccanicamente, questo tipo di ripetizione stereotipata ha carattere frenante o inibitorio.

Per poter fare esperienze che arricchiscano la sensibilità, il bambino deve poter vivere, quando disegna o dipinge, momenti densi di godimento.
Affinché ciò avvenga è necessario che ci siano alcune condizioni che nella maggior parte dei casi devono essere predisposte dall'adulto.
Il pedagogista F. De Bartolomeis (10) si dice contrario al non intervento dell'adulto, egli ritiene che sia compito dell'educatore intervenire a rafforzare l'influenza dei "fattori favorevoli".