- Categoria: Esperienze a scuola
Far disegnare i bambini in modo spontaneo - Riflessioni sull'esperienza
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Lo straordinario viaggio simbolico del me corpo, alla traccia lasciata sul foglio
Quando la vita inizia il suo percorso corporeo, inizia contemporaneamente nell'essere umano l'esperienza legata alle sensazioni, alle percezioni di un essere in continua relazione con ciò che lo circonda.
La relazione che dapprima è completamente avvolgente ed esclusiva, privilegiata, embrionale e uterina, dipendente, con la nascita incomincia a registrare e a ricevere l'imprinting dal contatto sensoriale corporeo e dalle percezioni che da esse dipendono. Mi chiedo: quanto dell'esperienza prenatale c'è nel disegno dell'uovo dell'arcobaleno di Martina?
Mi incanta la sua rappresentazione simbolica e luminosa. Martina è riuscita a rappresentare, nel gioco grafico di colori con-fusi e racchiusi, la potenza-uovo che origina un essere distinto e differenziato: l'arcobaleno.
"A narrare il mutare delle forme in corpi nuovi mi spinge l'estro" sono le parole che aprono la grande opera di Ovidio (3) Le metamorfosi volendo narrare il passaggio dal Caos primordiale "di cose mal combinate tra loro" ... e dove ... "niente aveva una forma stabile" per poi arrivare al Cosmo ordinato. Oppure penso alla stella danzante di Nietzsche. Forse è questo l'approccio educativo attraverso l'infanzia della filosofia che Kohan nel suo testo Infanzia e filosofia descrive come "La sola cosa che la filosofia come esperienza esige è un gruppo di persone che prendano sul serio questo proposito di problematizzare se stessi e ciò che li circonda" (4). Ed è importante che ciò avvenga nelle strutture educative scolastiche, perché indica la qualità di attenzione e rispetto per la dignità del pensare di tutte le persone, siano esse bambini o adulti e fa sì, come in questo caso, che lo spiazzamento adulto sia fonte di ulteriori riflessioni e scoperte. Perché, insieme a Kohan, mi piace domandarmi "...che cosa vogliamo fare in maniera seria e gioiosa con la filosofia?" (5).
Il valore pedagogico del disegno spontaneo o "senza committenza"
Riprendo lo scritto di Marina Perrone per sostenere, attraverso una visione fenomenologica, che ogni bambino ha un diverso modo di considerare l'arte e il suo stile individuale nel disegno, caratterizzato da gusti particolari per i colori, le forme, le grandezze, la spazialità realizzando, in tal modo, un genere personale di espressività.
Y. Pappas sostiene che "far disegnare un bambino ci appare come uno dei metodi più significativi di cui possiamo disporre per avvicinarci all'animo infantile.
Senza dubbio, essendo la nostra conoscenza quello che è, restano in noi molti segreti inaccessibili, ma è proprio in essi che risiedono l'originalità e la libertà di ognuno.
Non è male che questa originalità e questa libertà si manifestino per tempo: esistono nella vita del bambino tante occasioni per inaridirle" (6).
Il bambino attraverso il disegno fa emergere il proprio mondo personale, quello più creativo, quello più autentico che non sottosta a regole e divieti. Anzi è possibile sostenere che il disegno infantile si esprime attraverso forme innate, basate su strutture neuromentali fondamentali, che si possono percepire nel gioco di una costruzione psichica.
Secondo A. Stern (7), tutti i bambini del mondo e tutti gli esseri umani lasciano tracce grafiche qualunque sia il contesto ambientale e culturale in cui vivono, perché il disegno non è soltanto uno degli strumenti della comunicazione umana ma è, originariamente, un atto compiuto per una necessità interiore che non produce un'opera d'arte o una comunicazione, ma basta a se stesso e dà un piacere sconosciuto perché con questa traccia viene liberata una ritenzione molto antica. Essa è la manifestazione materiale della memoria cosiddetta organica (memoria degli avvenimenti della formazione dell'organismo) che viene ancora prima della ritenzione mnestica che è la capacità di ricordare ciò di cui si ha esperienza.

