- Scritto da Angelo Lascioli
- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
Non si può restare soli (sulla disabilità e la solitudine)
Il testo della canzone di Ligabue “Certe notti”, così come altri del cantautore, è uno di quei testi che si fissano nel pensiero. Vi sono alcune parti che, in virtù di un’alchimia fatta di suoni e parole, hanno il potere di pervadere – come un sottofondo – il pensiero. In questi casi, succede di canticchiarli inconsapevolmente per ore.
Mi è successo di sentire canticchiare vicino a me il brano “Non si può restare soli, certe notti qui”. La voce proveniva da un ragazza su una carrozzella. Il tono era triste, tipo cantilena. Lo sguardo era perso nel vuoto. Ho approfondito. Ho scoperto che la sua infermità è la conseguenza di una malattia che l’ha colpita quando aveva 23 anni. Prima, era una ragazza come tante altre. Ora, è affetta da una malattia degenerativa che progressivamente le sta portando via la vita. È difficile pensare come si possa sentire una persona nella sua situazione. Io, esperto di disabilità, non avevo prima d’ora messo a fuoco il problema della solitudine di chi ha una disabilità.
