- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
Non dite "poverino"
"Quando mi guardate, non dite poverino"!!!
Questa è la richiesta che ci rivolge un bambino di 11 anni affetto da paraplegia. Lui, da come riferisce l’articolo apparso recentemente su una nota rivista, è felice di vivere su una sedia a rotelle. Però, quando va a passeggio con i suoi genitori o con gli amici, non gli piace che noi lo guardiamo con uno sguardo di commiserazione e di pietà.
Preferirebbe che, continua l’articolo, anziché guardare la sua carrozzina e poi commentare "poverino", guardassimo i suoi occhi, la sua voglia di vivere, la sua felicità di bambino che, anche se non può camminare, ama la vita, gli piace giocare con gli amici, viaggiare e andare a passeggio con i suoi genitori.
Caro Luca
non so se questo è il tuo vero nome, ma voglio dirti che hai ragione tu: non ha senso dire "poverino" quando ti incontriamo. Così dicendo, infatti, offendiamo te che sei un bambino di 11 anni che, come ogni bambino, desideri essere considerato e guardato per quello sei, un bambino appunto, e non per le tue gambine che non si muovono e non possono sorreggerti, non per la tua carrozzina che le tue manine manovrano agilmente. Offendiamo anche i tuoi genitori se ti diciamo "poverino", e con loro tutte le persone che ti vogliono bene, compreso i tuoi amici. Per tutti loro tu sei sicuramente un bambino meraviglioso; per tutti loro la tua vita è importante, preziosa, insostituibile, così come è per tutti noi la vita delle persone a cui vogliamo bene, quella dei nostri figli, dei nostri amici. Se puoi, caro Luca, scusaci se abbiamo ignorato tutto questo quando ti abbiamo guardato e abbiamo detto "poverino".
Che strana la vita. Ci sono bambini dell’età di Luca che sono in buona salute, che camminano, che quando incontriamo per strada nemmeno ci accorgiamo di loro da quanto sono "normali". Tra questi bambini ce ne sono tanti che, se ben li osservassimo, se fossimo più attenti ai loro sguardi, se facessimo loro più attenzione, ci accorgeremmo che Luca non è "poverino"; poverini sono invece quei bambini sani che non sono felici anche se camminano, che non sono su una sedia a rotelle e non sono affetti da nessuna strana anomalia fisica ma nei loro occhi non ci sono sogni da realizzare. Sono i bambini che vivono gran parte della giornata soli, che non hanno amici perché vivono in quartieri e in case pensate per gli adulti in cui non è possibile giocare con gli amici; sono i bambini i cui genitori sono troppo presi da altre cose per accorgersi che ci sono anche loro; oppure sono i bambini riempiti di cose e di impegni perché questo è il modo con cui i loro genitori si liberano dal senso di colpa di non stare con loro.
Che strana la vita. Quante persone godono di buona salute, possono camminare per la città, correre sulle rive di un fiume o in campagna, passeggiare con i propri cari per le vie del centro o sui sentieri di montagna, ma non lo fanno, preferiscono trascorre le serate ed i giorni festivi davanti alla televisione, magari arrabbiati con i bambini che non stanno zitti; oppure preferiscono trascinarsi in automobile da un centro commerciale all’altro insoddisfatti degli eccessivi rincari e della monotonia di dover fare sempre le stesse cose. Anche loro, se ben li guardiamo, se osserviamo i loro occhi stanchi, privi di entusiasmo per la vita e ormai convinti che ogni giorno sia uguale a tutti gli altri, sono poverini. Molto più di te Luca e dei tuoi genitori che hanno fatto di te la ragione della loro vita, che godono delle tue piccole e grandi conquiste, che nel prendersi cura della tua vita sanno che non possono smettere di sperare in un mondo migliore in cui anche tu, nonostante la tua carrozzina, possa vivere e sentirti felice.
Caro Luca, quest’anno si celebra l’Anno Europeo dei Disabili. Io non so se i tuoi genitori ti hanno già spiegato cosa vuol dire "disabile". Temo però che per te questa parola suoni come quel "poverino" che proprio non ti piace. So anche che tu, i bambini e gli adulti che come te sono su una carrozzina o portano i segni nel corpo o nella mente di qualche trauma o malattia preferirebbero essere chiamati con i loro nomi ed essere riconosciuti da ogni altro come persone uguali alle altre. Nemmeno a me piacerebbe essere chiamato disabile, salvo che questa parola non indichi che anche io sono una persona come le altre; persona, quindi, nonostante non riesca a fare tutte le cose che fanno gli altri o come fanno gli altri: anche se per tutti ci sono cose che non si sanno fare.
Allora dobbiamo ripensare il significato di "disabile".
Disabili significa che ci sono persone che non riescono fare alcune cose da sole ma, se aiutate da altri, o da qualche strumento, possono fare anch’esse quello che fanno gli altri. Infatti sono sicuro che anche tu Luca sai fare molte cose da solo, come i tuoi amici, e altre, invece, per farle hai bisogno di aiuto o di qualche strumento; così ad esempio quando ti vuoi muovere e ti servi della tua carrozzina.
Questo è anche il senso della parola disabile che la Comunità Europea, proclamando il 2003 Anno dei Disabili, vuole far conoscere e divulgare. Così è gia nei documenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo i quali la disabilità non è altro che un modo diverso di essere abile. Infatti, a ben vedere, non esiste persona al mondo che manchi che non sia in qualche modo abile o non sia nella possibilità di imparare ad esserlo in qualche cosa.
Ma ciò significa che bisogna impegnarsi per trovare i modi affinché ognuno possa sviluppare le proprie abilità: e ciò vale per tutti, non solo per Luca.
Ebbene, io vorrei che in questo Anno Europeo dei Disabili le persone che incontrano Luca, o che incontrano altri Luca sulle strade del mondo, smettano di dire o pensare "poverino". Inoltre vorrei anche che nel nostro Paese, i politici, gli insegnanti, gli imprenditori, e tutti quanti sono in una posizione in cui possono fare qualche cosa per migliorare la vita di chi vive le difficoltà di Luca e dei suoi genitori, ma anche dei tanti Luca e delle tante famiglie come la sua, si impegnino affinché l’educazione, la cultura, la scuola, il lavoro, i servizi, le città e tutto ciò che fa grande la vita, divenga veramente alla portata di ogni persona perché il mondo ha bisogno di quella novità che non può che scaturire dalle diverse abilità di ognuno.
copyright © Educare.it - Anno III, Numero 2, Gennaio 2003

