- Categoria: Devianze e Carcere
- Scritto da Piero Valentini
La progettazione pedagogica negli Istituti Penitenziari - Conclusioni
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Conclusioni
La Circolare n. 3593/6043 del 09/10/2003 sulle “Aree educative degli Istituti” partiva da un’analisi critica dell’esistente ed in particolare dalla constatazione di un processo di burocratizzazione delle aree educative, centrato su un’ottica di adempimento formale e su un sostanziale ritualismo che aveva portato ad un depotenziamento del principio dell’individualizzazione del trattamento, declinato spesso in termini di intrattenimento, e non certo favorito dallo stato di sofferenza cronico delle aree trattamentali, con riferimento in particolare al livello dei carichi di lavoro ed alla carenza degli organici [21].
La previsione di un progetto pedagogico avrebbe dovuto, nelle intenzioni del D.A.P., recuperare il senso del trattamento come offerta di risorse e interventi, capace di stimolare adesione e consenso da parte degli utenti-detenuti, riconducendo le diverse componenti del sistema penitenziario ad una comune sintesi ed alla capacità quindi di formulare una progettualità organica, con il coinvolgimento integrato dei vari soggetti istituzionali.
Guardando alla realtà dei singoli Istituti penitenziari si può affermare che tali indicazioni sulla progettazione pedagogica non sono state realizzate o lo sono state solo molto parzialmente.
Tale affermazione è suffragata dagli esiti di un percorso di confronto e riflessione che ha coinvolto tutti gli educatori del Provveditorato del Piemonte e della Valle d’Aosta [22]. Quello che avrebbe dovuto essere uno strumento condiviso tra le diverse aree dell’Istituto, frutto di una progettazione partecipata e ragionata attraverso incontri periodici e frequenti raccordi con la comunità esterna, si risolve ancora in una mera elencazione delle attività svolte o da svolgere, inverata in un documento per la maggior parte dei casi redatto dal solo responsabile dell’area educativa, senza la partecipazione degli altri soggetti che dovrebbero prendervi parte. Emerge una maggiore partecipazione e coinvolgimento in quegli Istituti dove l’organizzazione prevede sezioni con progetti mirati e dove sono maggiormente frequenti riunioni di confronto tra operatori delle diverse aree. Appare, inoltre, alquanto evidente che non tutte le direzioni degli Istituti diano la stessa importanza al progetto stesso, facendo mancare quell’autorevolezza necessaria perché il progetto sia riconosciuto da tutti gli operatori penitenziari. Infine è stata messa in discussione la potenzialità del progetto pedagogico di rappresentare le progettualità complessive di un Istituto penitenziario, particolarmente dell’area sicurezza e dell’area contabile, nella realizzazione degli obiettivi fissati dalla direzione dell’Istituto stesso.
A queste considerazioni ha fatto eco la Direzione Generale dei detenuti e del trattamento che ha emanato, nel 2011, una circolare con cui traccia l’evoluzione del Progetto Pedagogico in carcere [23]. “E’ necessario pensare e prevedere un progetto di Istituto, nel quale far confluire tutte le sollecitazioni progettuali delle singole aree: amministrativo-contabile, della sicurezza e, per quanto possibile, sanitaria. Rispetto a queste, è bene ricordarlo, l’istanza del trattamento rimane centrale, per la sua diretta derivazione dalle finalità costituzionali della pena”.
L’Amministrazione centrale cerca dunque di superare le difficoltà riscontrate nel corso degli anni nella condivisione della progettazione pedagogica, emanando delle precise disposizioni a tutte le aree degli Istituti affinché partecipino alla programmazione, apportando idee e valutazioni proprie, ritenendo che “il coinvolgimento dell’area educativa resta centrale ed indispensabile. Ma nessun apprezzabile risultato potrà realizzarsi senza il concorso delle conoscenze della polizia penitenziaria, che per compito istituzionale vive ogni momento accanto al detenuto, ed è in grado di apprezzare ogni aspetto della sua personalità e della sua evoluzione”[24].
In definitiva si sottolinea la necessità che il progetto pedagogico diventi parte integrante di un programma che coinvolga l’intero Istituto, auspicando che tale progetto sia condiviso, non solo nella dimensione conoscitiva del documento, ma anche nella condivisione delle responsabilità per l’attuazione di un piano che sia di tutte le componenti dell’Istituto e non solo dell’area educativa, affinché diventi un reale strumento operativo ed una guida nello svolgimento delle attività istituzionali [25].
Note
Autore: Piero Valentini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1998, ha poi conseguito un Master di II livello in Scienze Criminologiche nel 2012 presso l’Università G. Marconi di Roma. Dal 2004 opera in qualità di funzionario giuridico-pedagogico per l’Amministrazione Penitenziaria. Dal 2009 ad oggi ha ricoperto l’incarico di Responsabile dell’Area Educativa nella Casa di Reclusione "San Michele" di Alessandria e successivamente nella Casa Circondariale "Cantiello e Gaeta" di Alessandria.
copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 5, Maggio 2014
DOI: 10.4440/201405/VALENTINI

