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La progettazione pedagogica negli Istituti Penitenziari - Genesi del Progetto Pedagogico

Genesi del Progetto Pedagogico

Nel 2003 il D.A.P. (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) emana una lettera circolare in cui sottolinea che: “le attività trattamentali non sono inserite in un progetto organico dell’Istituto sul trattamento ma sono slegate tra loro e caratterizzate da estemporaneità e connesse alla disponibilità/possibilità di investimento dei singoli operatori”[7], evidenziando inoltre che gli interventi della comunità esterna e del volontariato vengono frequentemente autorizzati e posti in essere senza che sia stata preventivamente operata un’analisi adeguata della loro effettiva compatibilità e del loro coordinamento con altre iniziative.

Si rileva, quindi, che è frequente il rischio di parallelismo tra le attività promosse dall’Istituto e le iniziative degli enti esterni e del volontariato. La circolare motiva questa situazione con un calo di attenzione rispetto al principio della individualizzazione [8] dell’azione rieducativa; ciò implica che le attività trattamentali siano genericamente rivolte non al singolo, ma alla popolazione detenuta indistintamente, venendo di fatto a configurarsi più come attività di intrattenimento che di trattamento.

Per superare queste difficoltà e tentare, quindi, di dare uno scopo unitario e finalisticamente orientato alle attività poste in essere negli Istituti penitenziari, viene delineato il Progetto pedagogico d’Istituto, che dovrà contenere “le indicazioni delle attività trattamentali da sviluppare all’interno dell’Istituto, i programmi e le progettualità da realizzare con riferimento alla Comunità esterna”[9].

Il progetto pedagogico dell’Istituto, dunque, deve essere inteso non come una mera elencazione delle attività da porre in essere, ma come un documento analitico che descrive per ogni intervento progettuale la rilevazione e l’analisi delle condizioni di partenza dei soggetti destinatari; le indicazioni di natura metodologica per l’attuazione; i tempi e i modi previsti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati; la strutturazione di metodi, mezzi, strutture e strumenti educativi; la predisposizione di un sistema di monitoraggio, controllo e verifica degli esiti dell’azione educativa.

Si tratta di uno sforzo progettuale che, con il coinvolgimento delle risorse interne ed esterne al carcere, si propone di creare integrazioni e sinergie nell’opera di pianificazione, organizzazione, attuazione e valutazione di qualità degli elementi del trattamento [10].

Nel 2004 viene emanata un’ulteriore circolare, contenente le indicazioni per la formulazione del progetto pedagogico, nella quale il D.A.P. lamenta, a seguito dell’analisi dei primi progetti redatti, il riscontro della “mera elencazione di attività in essere presso l’Istituto” che solo in alcuni casi dimostra “un tentativo di contestualizzare dette attività cercando di mettere in luce nessi ed interdipendenze”[11]. Per sopperire a tali difficoltà, la Direzione Generale dei detenuti e del trattamento ritiene quindi di dover fornire ulteriori indicazioni che possano essere di supporto alle aree educative degli Istituti nella predisposizione dei progetti pedagogici.

Da quanto sopra riportato risulta chiara la volontà del superamento dell’estemporaneità degli interventi, l’integrazione delle attività e delle diverse professionalità in un piano strategico pedagogicamente orientato, il coordinamento degli interventi all’interno ed all’esterno dell’Istituto [12].

Il progetto pedagogico d’Istituto nasce, dunque, dalla volontà di rendere attuale il mandato dell’individualizzazione del trattamento e si basa sulla convinzione che ogni intervento trattamentale sarà efficace e positivamente orientato al risultato solo se organizzato all’interno di un’ottica sinergica, di interventi omogenei e strutturati che si muovano ciascuno verso lo stesso obiettivo.