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La progettazione pedagogica negli Istituti Penitenziari - La struttura del Progetto

La struttura del Progetto

Nella citata circolare del 2003 è stabilito che "il Progetto pedagogico dell’Istituto è pertanto lo strumento attraverso il quale si definisce il significato di ciascuna attività e progetto che si intende realizzare con riferimento agli elementi del trattamento, definisce altresì quali siano i soggetti istituzionali e non che collaborano al raggiungimento degli obiettivi, quali i livelli di accordo convenzionale, di coordinamento e integrazione operativa tra imprese, cooperative, associazioni, EE.LL. e gli operatori penitenziari appartenenti all’area, quale il ventaglio di risorse ed occasioni trattamentali praticabili nel singolo Istituto con riferimento alla popolazione penitenziaria nel suo insieme e ad ogni singolo detenuto nel percorso individualizzato da definire"[18].

Vengono quindi individuate quattro aree su cui incentrare l'attenzione, e cioè: il lavoro, l'istruzione scolastica e la formazione professionale, le attività culturali ricreative e sportive, i rapporti con la famiglia.

Se i primi progetti contenevano una mera elencazione delle attività poste in essere, la circolare fornisce indicazioni più stringenti. Viene fornito uno schema sulla cui base elaborare il progetto pedagogico: si parte dalla valutazione dei risultati del progetto dell’anno precedente, quindi si passa ad individuare i bisogni delle diverse tipologie di utenza detenuta per definire le priorità per ciascuna di esse relativamente agli elementi del trattamento.

In quest'ottica assumono un particolare significato quelle attività intramurarie che offrono risultati fruibili per tutto il contesto, traducendosi in un oggettivo miglioramento dell’ambiente sociale e materiale. Realizzare qualcosa di tangibile e duraturo all’interno della struttura, a partire dalle necessità riscontrabili, risulta indispensabile per appagare i bisogni di senso della persona adulta.

Nel citato schema viene indicato di individuare chiaramente gli obiettivi e la loro ricaduta sull'Istituto nel suo insieme. Occorre poi indicare il target di detenuto destinatario di ogni intervento progettuale, le risorse necessarie (umane e materiali), i risultati attesi e le azioni che si ritengono necessarie per il loro perseguimento. Nel progetto occorre definire il modello trattamentale da porre in essere, le modalità di intervento, le metodologie professionali, il livello di impegno che si richiede al detenuto.

Le attività per la realizzazione del progetto devono essere declinate nel dettaglio in rapporto ai diversi obiettivi, definendo la metodologia di intervento rispetto a ciascuno di essi, e le modalità per un congruo coordinamento delle risorse interne all’Istituto nonché per attuare una metodologia di rete con le risorse del territorio.

Infine occorre che ci sia una valutazione del progetto, indicando il modello valutativo (qualitativo e quantitativo) che si intende adottare, definendo gli indicatori di risultato ed i tempi con cui si procederà a momenti di verifica/valutazione da parte del capo area, quale responsabile del progetto nonché di tutti i componenti dell’area.

All’interno di questa fase di progettazione, l’educatore è attento a promuovere un clima di integrazione, cercando di instaurare una circolarità di informazioni sulla conduzione dell’attività rieducativa in grado di catalizzare l’interesse di tutto il personale e, soprattutto, di quello addetto alla sicurezza poiché “preoccuparsi dell’educativo in carcere deve essere prioritario per ciascuna delle figure presenti nell’istituto penitenziario”[19].