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La progettazione pedagogica negli Istituti Penitenziari - L'analisi del contesto

L'analisi del contesto

L’analisi della situazione di partenza è il primo passo nella costruzione del progetto pedagogico. Si deve quindi operare una prima disamina sull’ambiente e sulla tipologia di popolazione detenuta. Occorre valutare sia le caratteristiche strutturali dell’istituto e l’insieme degli spazi disponibili, che la tipologia di detenuti, con particolare riferimento al numero di presenze rilevate all’atto della stesura del progetto e alla tipologia di utenza in ordine a variabili quali il profilo giuridico, la nazionalità, il sesso e l’età.

La Direzione Generale dei detenuti e del trattamento con la lettera circolare del 24 novembre 2004 fornisce alle aree educative degli Istituti penitenziari le modalità di definizione del progetto pedagogico.

I Provveditorati regionali, nel tentativo di superare la diversificazione nella stesura dei progetti in ordine alla forma e ai contenuti, iniziano, quindi, a promuovere incontri propedeutici tra il personale degli istituti di competenza e gli U.E.P.E [13] per la definizione e condivisione di linee guida regionali.

Dallo studio dei progetti pedagogici dei vari Istituti penitenziari si evince una sostanziale uniformità nelle sezioni in cui si articola l’organizzazione della programmazione operativa.

In particolare, rispetto all’analisi del contesto, per fornire le dovute informazioni, ci si serve dei medesimi indicatori: tipologia di istituto (Casa di Reclusione o Casa Circondariale), circuiti detentivi (Media Sicurezza, Alta Sicurezza, Giovani Adulti, “41bis”, Sezione Protetti, Collaboratori di Giustizia), capienza dell’istituto, capienza massima tollerabile, presenze rilevate all’atto della stesura del progetto, numero di detenuti definitivi, giudicabili (in attesa di primo giudizio, appellanti e ricorrenti), numero di detenuti con posizione giuridica mista con definitivo, numero di detenuti con posizione giuridica mista senza definitivo, detenuti stranieri presenti alla data di stesura del progetto e relativi Paesi di provenienza, detenuti tossicodipendenti, detenuti con pene superiori a 5 anni, detenuti collaboratori di giustizia, detenuti semiliberi e autori di reati a sfondo sessuale.

Indispensabile, inoltre, è l’indicazione degli spazi disponibili: biblioteca, palestra, laboratori, cappella per le celebrazioni religiose, sale per attività di socializzazione, reparto corsi scolastici e professionali, sala multimediale, cortili interni, campo sportivo da calcio e sala teatro.

Una volta delineato il contesto si procede con l’analisi dei bisogni, e cioè con un’attività di ricerca finalizzata all’acquisizione di dati e informazioni utili per una progettazione efficace.

Gli interventi progettuali sono offerti alla popolazione detenuta con l’intento di creare occasioni di riflessione e cambiamento e, pertanto, non si possono pianificare indipendentemente dalla conoscenza delle esigenze di queste persone. A questo riguardo è opportuno ricordare come sia lo stesso Ordinamento Penitenziario a prevedere modelli di partecipazione dei detenuti alla vita in Istituto, attraverso apposite rappresentanze in commissioni [14] in cui possono essere raccolte tanto le esigenze degli utenti quanto gli eventuali spunti propulsivi. Risiede nella capacità inclusiva degli operatori del trattamento far sì che detti strumenti non si risolvano in una mera formalità, come spesso accade, ma vengano significativamente utilizzati tanto in fase di ideazione quanto in fase di realizzazione della progettazione pedagogica.

Altri (ma non meno importanti) strumenti utilizzati negli Istituti penitenziari per la rilevazione dei bisogno sono: il colloquio, le interviste, i questionari, l’osservazione del comportamento del recluso nei momenti di vita quotidiana, nel tempo destinato alla socialità, nell’impegno nelle diverse attività di istituto, durante i colloqui con la famiglia, le occasioni di incontro diretto con il soggetto e gli incontri con gruppi di detenuti.

Gli elementi del trattamento (l’istruzione, il lavoro, la formazione professionale, le attività culturali, ricreative e sportive, le relazioni sociali) possono essere risorse per il cambiamento solo se nelle persone detenute ci sono le motivazioni al ripensamento e alla riprogettazione del proprio sé e vi sia un’adesione reale e non solo formale alla proposta rieducativa [15].

La restituzione della centralità alle priorità delle diverse tipologie di utenza detenuta si configura come un elemento cardine nella previsione di opportunità che hanno come obiettivo quello di creare le condizioni per l’inizio di un percorso di cambiamento.

Nella costruzione della macro progettazione pedagogica occorre fare un’analisi delle risorse già disponibili e di quelle che si prevede saranno necessarie per l’attuazione della programmazione operativa. Prima di tutto va detto che con il termine “risorse” si indicano tutti i mezzi necessari per la realizzazione del progetto pedagogico: le persone, le normative territoriali e le disponibilità economiche e strutturali. Le risorse umane che possono dare un contributo rilevante nella pianificazione e realizzazione degli obiettivi degli interventi progettuali sono tanto quelle interne all’Istituto (gli operatori penitenziari e la polizia penitenziaria) quanto quelle esterne: la comunità (istituzioni pubbliche e private), Enti locali (Regione, Provincia, Comune), il mondo del volontariato. Rispetto a quest’ultime occorre ribadire che “soltanto attraverso una maggiore sensibilizzazione della comunità esterna, affinché contribuisca in primo piano al trattamento dei detenuti (ad esempio offrendo maggiori opportunità di lavoro), riteniamo sia possibile un adeguato reinserimento in quella stessa società che per un certo periodo li aveva confinati oltre le mura, quasi non vi appartenessero più”[16].

Nella pianificazione del progetto è utile fare riferimento anche alle norme comunitarie, nazionali e regionali volte, in particolare, a favorire l’inclusione e lo sviluppo di iniziative a favore dell’utenza penitenziaria nell’ambito dei piani di zona[17].