- Categoria: Scuola e dintorni
- Scritto da Vincenzo Amendolagine
Per una scuola di qualità: la valutazione delle istituzioni scolastiche
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Nel novembre del 2015 è stata costituita la Conferenza per il coordinamento funzionale del Sistema Nazionale di Valutazione. Fra i vari compiti assegnati all’organismo creato c’è «l’adottare [...] i protocolli di valutazione e il programma delle visite valutative delle scuole [...]» (1). In ragione di ciò, nel corso del 2016, le scuole italiane saranno sottoposte ad una valutazione esterna che dapprima interesserà, in via sperimentale, solo alcune istituzioni e successivamente tutte le scuole pubbliche e paritarie nazionali.
Questa valutazione esterna trova fondamento normativo nel DPR 80/2013, ovvero nel Regolamento sul Sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e di formazione e nei decreti applicativi successivi. Secondo il DPR 80/2013 «Il Sistema Nazionale di Valutazione valuta l’efficienza e l’efficacia del sistema educativo di istruzione e formazione» (2). La Direttiva n. 11 del 18 settembre 2014 finalizza tale valutazione a degli scopi ben precisi, che sono:
- ridurre la dispersione scolastica e l’insuccesso scolastico;
- eliminare le diseguaglianze apprenditive che si verificano fra le diverse realtà geografiche del territorio nazionale;
- migliorare le competenze di base degli studenti.
La procedura valutativa si compone di quattro fasi specifiche, cioè «l’autovalutazione delle istituzioni scolastiche, la valutazione esterna, la realizzazione delle azioni di miglioramento, [...] la condivisione, pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti (rendicontazione sociale)» (3).
L’autovalutazione delle istituzioni scolastiche
Dall’anno scolastico 2014/15 ogni istituzione scolastica è tenuta a compiere un’autovalutazione della sua azione, che porta alla stesura di un Rapporto di Autovalutazione (RAV), nel quale sono analizzati sia i punti di forza che le criticità. Queste ultime divengono oggetto di un Piano di Miglioramento, che ha come obiettivo il superamento di tali limitazioni. Il RAV si focalizza sulle tre dimensioni che caratterizzano ogni istituzione scolastica. In pratica, si considerano il contesto, gli esiti e i processi.
Il contesto rappresenta «[...] la struttura sociale in cui si colloca un intervento educativo» (4). Esso è composto da quattro parametri:
- la popolazione scolastica, ossia le caratteristiche sociali, economiche e culturali degli alunni che frequentano la scuola;
- il territorio geografico dove la scuola è ubicata;
- le risorse economiche e materiali dell’istituzione scolastica;
- le risorse professionali dei docenti.
Con il costrutto di esiti si intendono:
- i risultati scolastici degli alunni;
- i risultati conseguiti nelle prove standardizzate nazionali (prove INVALSI);
- i risultati raggiunti dagli studenti nell’ambito delle competenze chiave e di cittadinanza;
- i traguardi raggiunti dagli alunni nei gradi successivi di istruzione (5).
Relativamente ai processi, si analizzano le pratiche educative e didattiche e le pratiche gestionali e organizzative.
Nelle pratiche educative e didattiche si focalizza l’attenzione su:
- curricolo, progettazione e valutazione, che riguarda la capacità della scuola di proporre un curricolo aderente alle esigenze del contesto; di progettare attività didattiche coerenti con il curricolo e di valutare gli studenti utilizzando criteri e strumenti condivisi;
- ambiente di apprendimento, in relazione alla capacità della scuola di offrire un ambiente innovativo [...];
- inclusione e differenziazione, che esamina la capacità della scuola di porre attenzione all’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali [...];
- continuità e orientamento, in relazione alle attività che assicurano la continuità tra percorsi scolastici [...]» (6).
Per le pratiche gestionali e organizzative si esaminano:
- «orientamento strategico e organizzazione della scuola, in relazione alla capacità della scuola di individuare le priorità da raggiungere e di perseguirle [...];
- sviluppo e valorizzazione delle risorse umane [...];
- integrazione con il territorio e rapporti con le famiglie [...]» (7).
La valutazione esterna
Le scuole, quindi, d’ora in avanti, dapprima a campione e successivamente nella totalità, saranno valutate dai Nuclei di Valutazione Esterna (NEV), costituiti da tre soggetti, ovvero un dirigente tecnico del MIUR, un dirigente scolastico o docente e un ricercatore universitario con esperienza nella valutazione delle organizzazioni. Il Nucleo di Valutazione Esterna analizza in via prioritaria i documenti prodotti dalla scuola, cioè il Rapporto di Autovalutazione (RAV) e il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF). Successivamente programma una visita di tre giorni presso l’istituzione scolastica, durante la quale raccoglie informazioni, attraverso colloqui con il dirigente scolastico, con il personale docente e non docente, e l’osservazione degli ambienti scolastici. Queste notizie confluiscono nel rapporto di valutazione redatto dal Nucleo. In tale documento si evidenziano i punti di forza e le criticità riscontrate e si esprime un giudizio sulla scuola visitata, che può andare da 1 (situazione molto critica) a 7 (situazione eccellente). In un secondo tempo, la scuola ispezionata riflette sulle criticità rilevate e appronta un piano di miglioramento finalizzato a superare le problematicità evidenziate.
Note
- INVALSI, La valutazione esterna delle scuole in Italia: a cosa serve, com’è realizzata? Roma, febbraio 2016, pag. 3.
- INVALSI, op. cit., pag. 4.
- Ibidem.
- INVALSI, op. cit., pag. 6.
- Ibidem.
- INVALSI, op. cit., pag. 7.
- Ibidem.
copyright © Educare.it - Anno XVI, N. 3, marzo 2016

