![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Qualche anno fa sono stata affiancata come tutor a una collega in anno di formazione. Durante i momenti dedicati all’ascolto e alla consulenza, la collega mi ha subito espresso il suo timore nell’affrontare l’atto valutativo. Cosa significa valutare e soprattutto come compiere questo atto educativo complesso, che pone molti docenti, anche esperti, sulla difensiva perché è esposto alle famiglie e agli studenti?
Sono d’accordo con la giovane collega, il percorso valutativo è uno dei compiti più importanti e complessi che ci sono affidati ed è svolto all'interno di contesti in continuo cambiamento. Indubbiamente molti insegnanti preferiscono non assumersi rischi e scelgono di rimanere nel territorio più sicuro dei “compromessi delle risposte corrette”, come lo definisce Gardner. Molto spesso sia gli studenti, sia le famiglie preferiscono la tipologia di prove in cui l’alunno dà evidenza di efficacia riproducendo i contenuti del sapere tuttavia questo approccio rischia di generare conoscenza inerte e non mette gli studenti nelle condizioni di confrontarsi con situazioni reali.
Il DPR 28 marzo 2013, n. 80, istituisce il Servizio Nazionale di Valutazione del sistema di istruzione e formazione del nostro Paese. Nella prospettiva del legislatore, il SNV diventa il mezzo strategico per orientare le politiche formative alla crescita culturale, economica e sociale del Paese e per favorire la piena attuazione dell’autonomia scolastica. L’articolo presenta le modalità di autovalutazione e di valutazione esterna prevista dalla normativa, in vista del miglioramento dell’offerta educativa e formativa dei singoli Istituti.
Valutare, esprimere un giudizio, dare valore: azioni che, nella loro apparente semplicità, possiedono una forza straordinaria, capace di ispirare o abbattere, di alimentare il coraggio o di annientarlo. La valutazione può diventare il motore di un percorso di crescita o il freno che conduce a rinunce dolorose, persino a decisioni estreme, lasciando tracce indelebili nel percorso esistenziale e nell'identità di chi la riceve. Segni che affondano nell’essenza stessa dell’individuo, tanto da rendere arduo il ritrovare chi si è smarrito, chi ha visto sfumare il proprio centro, quell’io che donava pienezza e gioia al vivere quotidiano. In questa cornice, la valutazione scolastica, lungi dall'essere un semplice strumento tecnico, si rivela una pratica profondamente radicata nei meccanismi simbolici e culturali che governano il rapporto tra apprendimento e società.
Il decreto legislativo del 13 aprile 2017, n. 62, individua delle nuove direttive in materia di valutazione e di certificazione delle competenze nell’ambito dell’intero ciclo d’istruzione. Esso va ad esplicitare le indicazioni contenute nella legge 107 del 2015, in particolare nell’articolo 1, ai commi 180 e 181, lettera i.
Due sono le fondamentali innovazioni con le quali in questi anni la didattica si trova a dover fare i conti: innanzitutto l'ingresso sempre più pervasivo delle nuove tecnologie nel contesto scolastico; in secondo luogo il progressivo ampliarsi e differenziarsi delle attività e delle iniziative alle quali gli alunni sono invitati a partecipare all'interno della cornice scolastica. L'azione congiunta di questi due fattori sta determinando una crisi di adattamento nell'Istituzione e nella didattica che trova la sua espressione più tipica in una diffusa sensazione di inadeguatezza delle tradizionali categorie valutative (prove scritte, orali, grafiche, pratiche). Al disorientamento degli addetti ai lavori si è finora risposto da parte ministeriale con un espediente empirico atto a consentire di "nascondere sotto il tappeto" l'intera problematica. Si è data alle scuole la possibilità di abolire fin dal primo periodo didattico la distinzione "voto di scritto/voto di orale", al fine di consentire in qualche modo la classificazione delle prove riottose all'inquadramento tradizionale.
L'articolo si propone invece di dimostrare che nell'attuale scenario educativo sussistono tutti i presupposti per una riorganizzazione teorica che legittimi l'impiego di nuove, specifiche distinzioni e categorie capaci di agevolare in concreto il compito valutativo dei docenti.
Nell’ambito dei processi di modernizzazione delle amministrazioni pubbliche, peculiare rilevanza ha assunto la scelta di modelli di trasparenza e comunicazione finalizzati a costruire una relazione dinamica con cittadini ed utenti. In particolare, sotto la spinta dei principi introdotti dalla legge 7.8.1990, n. 241, le amministrazioni hanno cominciato ad utilizzare varie tecniche di rendicontazione sociale. La Direttiva del Ministro della Funzione Pubblica del 17 Febbraio 2006 ha chiarito che la rendicontazione sociale delle amministrazioni pubbliche ha lo scopo di fornire risposte ai bisogni comunicativi dei diversi interlocutori, siano essi singoli cittadini, famiglie, imprese, associazioni.
Gli strumenti di attuazione della rendicontazione sociale sono diversi e molteplici, ma tra essi il bilancio sociale pubblico può essere considerato il principale. Il bilancio sociale è definibile, pertanto, come il documento, da realizzare con cadenza periodica, nel quale l’amministrazione riferisce, a beneficio di tutti i suoi interlocutori privati e pubblici, le scelte operate, le attività svolte e i servizi resi, dando conto delle risorse a tal fine utilizzate, descrivendo i suoi processi decisionali ed operativi (2).
Negli ultimi anni la ricerca scientifica internazionale ha evidenziato studi interessanti sul processo di apprendimento attraverso il corpo e il movimento ponendo la necessità di approfondire la riflessione sulle prassi valutative in ambito motorio, anche in riferimento agli elementi di specificità che conferiscono ad esse una particolare valenza formativa. Il proposito di questo articolo è di esplorare ed analizzare la valenza di un approccio qualitativo che si avvalga della “valutazione autentica” quale strumento da integrare alle tradizionali pratiche quantitative già utilizzate in ambito didattico-motorio.
Cristiano Corsini
La valutazione che educa
Liberare insegnamento e apprendimento dalla tirannia del voto
FrancoAngelo, Milano, 2023
pag. 130, 18 Euro
La valutazione del sistema scolastico italiano introdotta con il DPR n. 80/2013 rappresenta un’opportunità di miglioramento continuo della qualità dell’offerta formativa e didattica che non è ancora stata pienamente compresa. L’articolo sostiene la relazione inscindibile tra scuola dell’autonomia e necessità di una valutazione di sistema, offrendo diversi spunti di riflessione su responsabilità e ruoli implicati in questa nuova sfida della scuola italiana.
L’articolo riporta la sintesi di uno studio che ha indagato le pratiche valutative di 293 docenti di tutti i gradi scolastici della Regione Abruzzo. Emergono significative correlazioni tra metodologie didattiche, personalizzazione degli insegnamenti e pratiche valutative. I dati suggeriscono di alimentare una formazione su questi temi, al fine di promuovere una scuola sempre più inclusiva.
Luciano Pasqualotto
LA VALUTAZIONE MULTIDIMENSIONALE ED IL PROGETTO PERSONALIZZATO
Prospettive e strumenti per educatori e operatori dei Servizi per la Disabilità Adulta
Edizioni Erickson, Trento, 2014
pag. 197, 18,50 Euro
Francesco Crisafulli (a cura di)
La valutazione nel lavoro dell’educatore professionale
Modelli e strumenti di un’attività chiave nei contesti socio-sanitari
Maggioli, Rimini, 2018
pag. 258, 25 Euro
Luciano Pasqualotto e Angelo Lascioli
La vita di qualità nelle RSA e nelle case di riposo
Strumenti di progettazione e valutazione
Carocci, Roma, 2024
pag. 200, 19 Euro
L’articolo presenta l’esperienza di valutazione formativa condotta dal consiglio di classe di una classe terza nell’anno scolastico 2024/25 in una scuola secondaria di secondo grado della provincia di Verona e delle sue principali ricadute didattico-educative. Le competenze di studio degli studenti e delle studentesse sono state valutate tramite il Questionario sulle Strategie di Apprendimento (QSA). Pur non essendo correlati ad un gruppo di controllo, le pratiche di feedback e di autovalutazione introdotte da ogni docente mostrano un miglioramento significativo nella percezione di sé e nell’autoregolazione.
Nel novembre del 2015 è stata costituita la Conferenza per il coordinamento funzionale del Sistema Nazionale di Valutazione. Fra i vari compiti assegnati all’organismo creato c’è «l’adottare [...] i protocolli di valutazione e il programma delle visite valutative delle scuole [...]» (1). In ragione di ciò, nel corso del 2016, le scuole italiane saranno sottoposte ad una valutazione esterna che dapprima interesserà, in via sperimentale, solo alcune istituzioni e successivamente tutte le scuole pubbliche e paritarie nazionali.
Il decreto legislativo del 13 aprile 2017, n. 66, detta delle nuove norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Questa legge è stata emanata in attuazione dell'art. 1, commi 180 e 181, lettera c, della legge n. 107/2015.
All'articolo 1 del decreto sono delineate le caratteristiche del paradigma inclusivo, che deve contrassegnare ogni scuola. In pratica, attraverso delle strategie educative e didattiche, devono essere sviluppate le potenzialità che contraddistinguono ciascuna diversità apprenditiva, presente nel contesto scolastico, con la finalità di migliorare la qualità della vita di ciascun alunno disabile. Questo scopo deve divenire uno degli archetipi fondanti dell'identità culturale, educativa e progettuale di ciascuna scuola. Inoltre, il decreto sollecita la partecipazione della famiglia dell'alunno diversamente abile e delle associazioni di riferimento alla progettualità inclusiva della scuola. L'articolo 2 afferma che le norme individuate si applicano agli alunni di ogni ordine di scuola, che presentano disabilità certificata ai sensi dell'art. 3 della legge 104/92.
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |