- Categoria: Ricerche a scuola
Non a caso ... un caso: riflessioni su una tecnica d'aula - Quinta parte
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Terza fase
Inizia l'analisi di un singolo attore in relazione agli altri:
| ---> Genitori | |
| IRMA | ---> Insegnanti |
| ---> Insegnante di lettere |
Ecco alcune domande per iniziare o sollecitare il dibattito:
- Irma che tipo di ragazza è
- Irma come intende la responsabilità
- Come si può conquistare la confidenza di Irma
- Come interviene la professoressa di Lettere
- Quali sono o dovevano essere le strategie da adottare da parte delle insegnanti
- Ruolo del padre
- Posizione finale dei genitori
- Posizione finale del Consiglio di Classe
Quarta fase
Dopo il tempo di discussione (60/90 min.) si passa verso la zona conclusiva che, come anticipatamente si è detto, non ha l'ambizione di trovare la o le soluzioni ma deve certamente portare alla riconsiderazione del singolo operare per una successiva strategia d'azione sostenuta da una rinnovata motivazione. Si possono in tal senso tentare di tracciare almeno dei percorsi.
Nello specifico vennero sentiti importanti:
- per una maggior efficacia ogni attività di potenziamento non può essere affidata alla buona volontà di un singolo ma concordata con l'intero gruppo docente
- ogni docente deve reagire alla sua "normale buona attività" con nuove soluzioni strategiche se crede debbano essere espresse tutte le capacità del soggetto discente
- all'alunno deve essere data attenzione come persona: il profitto risente anche della sua capacità di relazione con adulti e coetanei.
A questo punto il campo d'azione della tecnica del caso risulta allargarsi finanche a mettere in connessione di confronto mondi operativi da molto tempo considerati distanti quali scuola e azienda o molto vicini come scuola e famiglia.
Prima connessione: scuola - azienda
Il processo di aziendalizzazione della scuola ha definito ormai azioni che, allo stesso pubblico utente e non, risultano adatte e appropriate ad un contesto educativo- formativo se pur di immediata derivazione aziendale. Necessariamente la scuola va richiedendo a se stessa una definizione, verifica e valutazione delle azioni formative travasando dall'azienda modalità e tecniche fino ad oggi per la scuola non previste; ad uso esplicativo pensiamo alla stessa autonomia scolastica che prevede un p.o.f. come pacchetto di offerta formativa da offrire per un confronto di progetti culturali-educativi e trasforma l'autorità scolastica in un manager che cerca e produce risorse.
Il link di forte connessione tra scuola e azienda, vissuti per molto tempo come mondi lontani, crediamo sia proprio nella rivalutazione dell'azione formativa tout-court. La stessa azienda, dopo le spinte verso una produzione di sapore post-fordista, si è ormai avvicinata con sempre maggiore attenzione e progettualità verso l'analisi dei processi formativi e relazionali che, è ormai di generale condivisione, incidono sulla stessa economia produttiva. Eventuali processi di apprendimento che si producono al di fuori di canali formali di relazione tra gli attori perché possano acquistare valenza devono, però, essere accompagnati da specifiche strategie di cambiamento per garantire ai singoli un soddisfacente grado di "integrazione" organizzativa [42].
Una tecnica d'aula come il caso può quindi inserirsi in modo autorevole nella conquistata autonomia scolastica perché si pone non solo come occasione di discussione di nodi problematici in un ambiente che deve conquistare aree di confronto non solo strettamente uni o multidisciplinare, ma si pone anche come rilevazione della capacità propositiva e creativa dei soggetti trasformati da singole individualità in team. Applicata ad una concezione sistemica dell'organizzazione di riferimento il caso consente ai suoi destinatari, non più distinti per mondi di appartenenza, ma eventualmente per azioni professionali, di apprendere modificando continuamente se stessi e l'ambiente. Arriviamo perciò a prospettare il caso, che crediamo resti fortemente connotato di "empatia procedurale", anche come possibile modalità auto osservativa dell'ambiente in grado di porre le basi, se non anche di costruire, i presupposti per una "coscienza tollerante"[43]. Quest'ultima crediamo possa diventare anche l'arcata di ponte verso una zona che e l'azienda, per ragioni di "asettica produttività", e la scuola, per "difesa professionalità", vuole confinata: "l'azione formativa dei sentimenti". "Le discipline del comportamento hanno necessità di apprendere ad apprendere" dal momento che "essere emotivi ci disturba e tendiamo a costruire lo stereotipo di una condotta ragionevole che poi innanzi al bisogno concreto si sfalda immediatamente [44]. La tecnica del caso, "come osservazione contestuale dei problemi" che poggia sulla comunicazione, crediamo possa anche far emergere e disciplinare "l'educazione ai sentimenti".
Nel trattare il tema della interculturalità Fiocco sottolinea come "...sarà dalla disciplina di una emozione che potrà svilupparsi un atteggiamento creativo e flessibile di accettazione, anche perché se i sentimenti vengono repressi ed occultati dalla parte razionale della nostra mente essi attuano il ritorno in forma di ostilità e conflitto" [45] : il caso, dal momento che "ogni atto è iscritto in una dinamica contestuale che non lo rende generalizzabile", può rispondere anche a questa necessità di "pragmatica di rapporti" in una olistica considerazione dei fenomeni (leggi casi) che possono appartenere a contesti non esclusivamente di tipo aziendale.

