- Categoria: Ricerche a scuola
Non a caso ... un caso: riflessioni su una tecnica d'aula - Quarta parte
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Un caso che non è un caso
Irma, che da quest'anno frequenta la 2° B, proviene da un'altra scuola dove, risulta dalla scheda di valutazione, aveva un buon rendimento.
Le insegnanti hanno curato l'inserimento dell'alunna che, infatti, è ora ben inserita e benvoluta nella classe.
Irma è una ragazzina molto responsabile: è spesso a casa da sola con i due fratellini e sa esattamente di avere un ruolo importante in assenza dei genitori che sono entrambi giovani professionisti.
Anche scolasticamente Irma è un'allieva che non preoccupa: esegue ed è puntuale nella consegna dei compiti assegnati, è generalmente pronta nelle interrogazioni, interviene nelle discussioni in classe ed è disponibile con le insegnanti.
Quasi tutti le insegnanti dichiarano di avere un buon rapporto con la ragazza se pur sia stato difficile conquistarne la confidenza. La mamma è sollecita nella presenza ai colloqui ed interviene sempre alle riunioni di classe.
I genitori, però, nell'ultimo incontro, al quale era presente eccezionalmente anche il padre, si sono dichiarati molto scontenti con le insegnanti: "Nostra figlia studia tutto il pomeriggio, ma il suo rendimento rimane invariabilmente stabile sul buono/più che buono! Perché? Datele più compiti se ne ha bisogno e se non è così valutatela per ciò che merita!"
L'insegnante di lettere, dopo questa lamentela, si è preoccupata di cercare una forma di riscatto dell'alunna; ha verificato più spesso la sua preparazione, l'ha incoraggiata, le ha assegnato compiti particolari ottenendo qualche episodio di profitto più positivo.
Il Consiglio di classe ha quindi deciso che, in fondo, Irma non costituisce un caso e che, anzi, sono ben altri gli allievi il cui rendimento preoccupa.
I genitori si sono mostrati ancora malcontenti tuttavia, vedendo che la figlia è ben affiatata con i compagni e le insegnanti, hanno deciso di non intervenire oltre ritenendo che "Le insegnanti non hanno ancora capito veramente quanto vale Irma".
Ipotizzando che il facilitatore abbia già avuto il tempo o il modo di conoscere il gruppo cui si riferisce ed aver quindi già instaurato una minima soglia relazionale per favorire la disponibilità del gruppo ad un lavoro di attiva partecipazione e collaborazione il caso viene trattato seguendo alcune fasi che potremmo così sintetizzare:
Prima fase. Brevissima introduzione esplicativa della modalità di lavoro che seguirà:
consegna del testo con le seguenti indicazioni per il gruppo:
attenta lettura personale,
abbandono di ogni forma di giudizio e/o critica sui singoli attori della vicenda,
trascorso il tempo necessario (non più di 10-15 min.) destinato alla prima fase, si passa alla seconda fase.
Il facilitatore chiede all'assemblea [41] di evidenziare le caratteristiche e le azioni dei singoli attori. Tutto quanto andrà emergendo verrà trascritto sulla lavagna dallo stesso facilitatore o da un partecipante. (avere la disponibilità di una persona alla lavagna consente a chi conduce il gruppo di non volgere le spalle e quindi di poter continuamente osservare l'assemblea). Per il presente caso si potrà creare il seguente prospetto:
Irma
- Proviene da un'altra scuola
- Frequenta la 2B
- Aveva un buon rendimento
- È ben amata
- È molto responsabile
- È spesso sola
- Allieva che non preoccupa
- Esegue ed è puntuale
- nella consegna dei compiti
- profitto stabile Buono/Più che Buono
Scuola
- le insegnanti hanno curato l'inserimento
- le insegnanti hanno un buon rapporto
- difficile conquistare la fiducia di Irma
- l'insegnante di Lettere si è preoccupata e ha cercato una forma di riscatto
- episodi di profitto più positivo
- per il Consiglio di Classe Irma non è un caso
Famiglia
- due fratellini
- genitori giovani professionisti
- la mamma interviene sempre ai colloqui e alle riunioni di Classe
- presenza eccezionale del padre
- genitori molto scontenti
- genitori ancora scontenti decidono però di non intervenire

