- Categoria: Ricerche a scuola
Non a caso ... un caso: riflessioni su una tecnica d'aula - Terza parte
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Per passare alla parte più operativa dobbiamo ricordare anche il materiale necessario: lavagna [30], colori, e sicuramente una spazio fisico che consenta ai partecipanti di sedersi in modo circolare. La disposizione in aula risulta elemento non secondario e per il facilitatore e per gli stessi partecipanti dal momento che durante la trattazione del caso la comunicazione avviene non solo a livello verbale, ma anche para-verbale [31] e corporeo. La tecnica del caso, infatti, appartiene alla rosa delle tecniche partecipative che, in quanto tali, intendono attivare processi di coinvolgimento, incontro e/o di "scontro moderato" [32] per una vivace e proficua elaborazione del problema. Anche per questo deve esser fatta attenzione all'omogeneità del gruppo rispetto ad alcuni criteri che possono essere di: età, livello culturale, contesto di appartenenza..
Solo una omogeneità del gruppo classe crediamo possa consentire una buona riuscita del lavoro e favorire anche il ruolo del facilitatore, da alcuni detto anche moderatore, che deve riuscire a coinvolgere nell'analisi del problema tutti i partecipanti utilizzando capacità di ascolto al "suono del detto" ed anche ai "rumori del non detto" [33] nonché capacità di empatia [34] cioè la capacità di "presentarsi ad etero con le mani abbassate per un abbraccio amichevole e potenzialmente sempre reciproco - vedere il mondo con gli occhi di colui che si ha di fronte"[35].
A questo punto trasformiamo quanto detto in una tabella per evidenziare quanti e quali aspetti vadano tenuti in considerazione:
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Perché un caso |
pregi e limiti |
I pregi sono legati alla modalità partecipativa e alla estrema duttilità dello strumento che ben si adatta a gruppi diversi e a tipologie di problemi differenti. I limiti quasi assenti se rispettati criteri e modalità di utilizzo. Il tempo necessario va ben calibrato per non lasciare all'assemblea la percezione di una trattazione chiusa anzi tempo. |
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apertura multidisciplinare |
La tecnica apre opportunità di indagine inter e multi disciplinare se accortamente inserita in un piano formativo non vincolato a rigidi obiettivi di singoli settori. |
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A chi è destinato |
aula adulta |
L'aula adulta rientra nella più tradizionale situazione formativa post-scolastica. Il caso rientra tra le tecniche ad essa destinata perché ben si adatta per ottenere un confronto senza per questo introdurre la componente competitiva. |
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aula giovane |
L'utilizzo del caso può attivare, in una classe ancora in situazione formativa scolastica, processi comunicativi altrimenti difficili. Le problematiche a volte troppo coinvolgenti per questo tipo di aula nella trattazione del caso si traducono in un problema non più del soggetto che lo tratta ma di un soggetto altro fuori da sé. |
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Dove agire |
contesti organizzativi/aziendali |
L'utilizzo del caso in contesti aziendali può ben attagliarsi per problematiche interne di gestione risorse umane o aprirsi a fronti di marketing [36] o di valutazione dei risultati. |
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contesti sociali |
L'ambito sociale sempre più legato ad una progettazione e programmazione delle azioni sia degli operatori [37] che verso l'utenza di riferimento può trovare nella tecnica del caso un prezioso momento di confronto e/o di proposta. |
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contesti educativi [38] |
Da poco introdotta nei contesti educativi la tecnica del caso si presenta invece una rara possibilità di discussione sia per il gruppo docenti che per il gruppo discenti. |
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Come agire |
strumenti |
Sono pochi e semplici. Oltre a quelli precedentemente indicati va ricordata la capacità del facilitatore di coinvolgere l'assemblea rimanendo super partes. |
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applicazione |
1) lettura 2) analisi 3) discussione 4) ipotesi di soluzione |
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Quando un caso |
tipologia del problema |
Prima deve essere definito il problema al fine di dare priorità al disagio più urgente. Le possibili domande che verranno elicitate saranno mirate a ricondurre ogni problema verso una positiva messa in discussione dei soggetti presenti. |
Se fino a questo momento si è inteso offrire una parte introduttiva al tema qui trattato si offre ora come esempio un caso [39], i cui attori si muovono all'interno di un centro scolastico, ma anche, perché no se fosse possibile, dal momento che spesso si può ritrovare il tipo di situazione presentata, come opportunità da poter sperimentare eventualmente sul campo.
Il contesto educativo va da qualche tempo coniugando metodologie di sapore aziendale fino ad accettare, di recente introduzione, verifiche di qualità che passano attraverso la prassi e le regole dettate dalle norme ISO. Esistono connessioni ed affinità tra gruppo scuola (docenti e /o allievi) e gruppo azienda (manager e/o dipendenti), e di questo più avanti, ma per ora ricordiamo che un gruppo di lavoro per definizione ha: valori, norme, ruoli. Chi agisce da facilitatore deve conoscere tutto questo o quantomeno tenerne conto per governare e poi, a tempo debito, allentare le redini [40] .
Il caso presentato si intitola "Un caso che non è un caso": è stato strutturato per un gruppo di docenti che si trovarono ad affrontare con disponibilità, ma con poca chiarezza di strategia, il problema del potenziamento dell'allieva/o già con profitto positivo.
Il caso qui si trasforma, e spesso avviene per motivi anche ragionevolmente leciti, in "non caso". Si inizia proprio da questo apparente gioco di parole per riaccendere, prima ancora che operazioni di dichiarato "potenziamento", una autocriticità di chi è deputato alla trasmissione del sapere. La proposività e positività che deve accompagnare ogni soggetto nel momento che si dispone al confronto può, e in quella sede avvenne, condurre all'apertura anche verso altri contesti (rapporti interni alla scuola, famiglia...).

