- Categoria: Ricerche a scuola
Il cervello che legge "libera…mente impara" - Collaborazione interemisferica
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Collaborazione interemisferica
Una ulteriore caratteristica da prendere in considerazione è che le aree cerebrali che non sono attive possono essere “cooptate” per altre funzioni o “riciclate”. La capacità di lettura (6) sembrerebbe avere questa natura. Si noti che il “riciclo” di un'area cerebrale richiede tempi lunghi e può non essere un evento duraturo o subire regressioni e cambiamenti. Quindi l'attività che si instaura grazie ad un”riciclaggio neuronale” di un'area cerebrale deve essere considerata come un evento complesso e difficile, che richiede una grande attività per garantire la sollecitazione e la creazione di collegamenti sinaptici e di reti neuronali. Leggere non è un'attività naturale e immediata ma culturalmente acquisita dopo lunga esposizione a stimoli corretti e significativi. I docenti consci di tale realtà biologica devono concedere a tali apprendimenti i tempi necessari, gli stimoli adeguati e intenzionalmente diretti.
Non è però contestabile che alcune aree sono esclusive nell’attivazione di capacità cognitive specifiche come le aree deputate al linguaggio e al riconoscimento delle lettere che si trovano nell'emisfero sinistro (7). Esistono “corrispondenze speculari” anatomiche-funzionali linguistiche nelle aree cerebrali dell’emisfero destro che assolvono alle funzioni di connotazione gli aspetti emotivi del linguaggio, come la prosodia o le intonazioni melodiche.
Le ricerche svolte in campo neurofisiologico hanno dimostrato come il cervello possa fissare le informazioni sensoriali in un solo emisfero, ostacolando o addirittura impedendo il passaggio delle informazioni verso l’altro emisfero, rendendo più lente o “silenziose” le possibilità di connessione interemisferica. Inoltre l’emisfero destro può essere mantenuto in stato di “attivazione” e non venire inibito, cosicché le informazioni sono “catturate” e processate secondo le peculiari modalità dell’emisfero destro, che non sono verbali o simboliche. In questi casi avviene una scorretta attività di decodifica(8). E' possibile che in tal modo si sviluppino disturbi di apprendimento della lettura (9).
In ogni caso un training di sollecitazione delle aree specifiche ha la possibilità di attivarle, se non vi sono danni cerebrali, rendendole così adeguate agli apprendimenti. Anche in caso di danni cerebrali alcuni esperimenti che utilizzano la stimolazione magnetica transcranica hanno dimostrato che è possibile ripristinare l'azione inibitoria delle sinapsi dell'emisfero destro e al contempo rendere possibile l'attivazione delle aree dell'emisfero sinistro per il recupero del neglet o per il miglioramento dei disturbi di lettura (10).
Sul metodo di insegnamento della lettura
Tutto ciò diventa importante anche ai fini dell’insegnamento, quando si intende favorire tutti i bambini, qualunque sia la loro modalità di apprendimento o l'emisfero predominante, o i vincoli neurobiologici. E’ importante riuscire a garantire, attraverso opportune scelte di metodo, un equilibrio tra il funzionamento dei due emisferi e l'accesso diretto alle funzioni cognitive qualunque sia l'emisfero, l'area o il network che le supportano (11).
Ricerche in campo internazionale anche molto recenti (12) hanno dimostrato che il cosiddetto metodo fono-sillabico di insegnamento della letto-scrittura garantisce un livello più alto di velocità e correttezza e che la percentuale dei bambini con prestazioni inferiori alla media è molto ridotta rispetto ai risultati ottenuti quando si utilizzano altri metodi (metodo globale, misto, naturale di Deva). Il motivo va ricercato nel fatto che tale metodo favorisce la decodifica e la consapevolezza della struttura sillabica e fonetica della parola, che sono alla base di un apprendimento maturo delle abilità della letto scrittura (13).
Anche la scelta della presentazione multisensoriale delle lettere, alla base del metodo “Libera...mente imparo”, trova la sua giustificazione nelle ricerche di Orton e Gillingham (14), ma anche sulla consapevolezza empirica che, in un ambiente reale, tutti i sensi sono fortemente stimolati e usati per veicolare l’apprendimento. Lo stesso cervello umano è multimodale nei compiti di processamento delle attività percettivo-sensoriali, diversamente dagli animali (ad es. i cani usano l’olfatto in modo predominante): quindi utilizzare un metodo d'insegnamento che tenga conto dell’opportunità offerte da un approccio multisensoriale non può che facilitare e rendere stabili, in modo naturale e diretto, gli apprendimenti.

