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Il cervello che legge "libera…mente impara"

Stanislas Dehaene è uno dei neuroscienziati moderni che si interessano delle basi neurobiologiche della lettura, che ha indicato la necessità di creare un legame tra neuroscienze e attività didattica nell'insegnamento della letto-scrittura, quale garanzia di un'azione didattica funzionale e facilitante, perché basata sulle reali modalità di apprendimento a livello cerebrale, di tali elevate e complesse competenze cognitive (1).
Lo scopo del lavoro presentato in questo articolo è stato quello di trasformare le conoscenze in campo neuroscientifico sul funzionamento cerebrale e sulle basi neurobiologiche delle abilità cognitive relative alle abilità strumentali in scelte didattiche che dessero origine ad un metodo per l’insegnamento della letto-scrittura e del calcolo in grado di garantire a tutti i bambini l'apprendimento facilitato di tali complesse abilità cognitive nell'attività scolastica quotidiana.

Conoscere il reale comportamento cerebrale, quando si verificano tali apprendimenti, potrebbe consentire di attuare scelte didattiche che facilitino in tutti i bambini le acquisizioni necessarie alla letto-scrittura e al calcolo e che le rendano stabili e sicure anche per attività cognitive più complesse.
Per verificare se tali ipotesi fossero davvero funzionali e fruibili, è stata realizzata una sperimentazione in situazione di ricerca-azione che ha coinvolto negli anni scolastici 2008/2010, 31 classi prime della provincia di Caltanissetta, grazie all'attivazione di una rete scolastica che ha coinvolto 8 circoli didattici che hanno implementato le modalità didattiche proposte dal metodo “Libera...mente imparo”.
Dai risultati ottenuti nelle classi in cui il metodo è stato implementato in modo preciso emerge che il 99% degli alunni ha raggiunto un grado di abilità strumentali adeguate ai livelli attesi per la fine della prima classe primaria e che nel 97% di essi i risultati ottenuti sono da ritenersi ottimi. Tali risultati hanno riguardato anche gli alunni stranieri e le azioni precocissime di recupero delle difficoltà hanno permesso a tutti gli alunni, con normale frequenza scolastica e abilità intellettive nella norma, il raggiungimento di abilità adeguate di letto-scrittura e calcolo.

I risultati del progetto confermano che esistono strategie e modalità d’insegnamento della letto-scrittura e del calcolo che favoriscono l’apprendimento in tutti gli alunni, qualunque sia la loro specifica modalità di apprendimento, il loro funzionamento neurobiologico o la cultura di provenienza. Ciò è possibile in un clima di classe in cui nessun disagio viene vissuto e la motivazione ad apprendere diviene elemento fondamentale per la crescita dell’autostima e del senso di autoefficacia.
Le neuroscienze e la neuropsicologia hanno contribuito con importanti studi sulle funzioni cerebrali sottese all'abilità cognitive relative alla lettura, anche attraverso lo studio del disturbo specifico di lettura e di patologie come l’alessia, dando indicazioni precise sulle modalità di apprendimento e sul funzionamento cerebrale nelle abilità scolastiche.
La ricerca-azione ha utilizzato tali scoperte trasformandole in scelte metodologiche e didattiche da attuare nelle attività d’insegnamento della letto-scrittura e del calcolo nelle classi prime.


Fondamenti teorici

Con i termini specializzazione emisferica s’intende la specializzazione funzionale degli emisferi che compongono la parte evolutivamente più giovane del cervello, il telencefalo. Il termine lateralizzazione definisce la scelta emisferica preponderante usata per apprendere; un emisfero, quindi, risulta essere predominante rispetto all’altro nell’uso di alcune funzioni specifiche e nell’azione di filtro rispetto alle percezioni sensoriali che provengono dall’ambiente in cui l’individuo vive. Tale predominanza è determinata geneticamente e induce modalità di apprendimento specifiche, che si esprimono attraverso peculiari caratteristiche di pensiero e di rappresentazione del reale. Per quanto riguarda le funzioni superiori in generale, la diversità funzionale non dà luogo ad una dominanza di un emisfero sull’altro: per esempio nel caso dell’acquisizione del linguaggio orale o scritto, entrambi gli emisferi devono lavorare in modo sinergico e integrato. Anche l’azione di percezione iniziale prevede l’uso integrato e sinergico di entrambi gli emisferi per poi, nel caso del linguaggio, lateralizzare le funzioni nelle regioni dell’emisfero sinistro, con una continua integrazione anche di funzioni che hanno il loro locus nell’emisfero destro.(2)

Inoltre quando si attiva un’area in un emisfero, per motivi strettamente fisiologici, si attiva anche l’area controlaterale nell’emisfero opposto, anche se tale attivazione è più blanda. Non vi è una separazione netta e definita della funzionalità delle varie aree o regioni, ma ad esempio una stessa regione interviene in più funzioni, è connessa a più regioni e si attiva in processi diversi in un network molto complesso.
Il cervello è una struttura fortemente integrata, una rete con innumerevoli connessioni e in grado di ridefinirsi e di creare sempre nuovi collegamenti per nuove funzioni, necessarie per l’adattamento finalizzato alla sopravvivenza.
L’azione sinergica e multimodale di tutte le strutture cerebrali, come la plasticità neuronale, sono le caratteristiche che hanno assicurato lo straordinario sviluppo cognitivo della nostra specie.(3)

L’ipotesi che la separazione funzionale dei due emisferi abbia origine dalla specializzazione dell’emisfero sinistro per il linguaggio (Levy, 1974) non è l’unica. Alcuni studiosi come Geschwind (1981), che ha studiato le funzioni attentive, o Webster (1977) che ha studiato le funzioni spaziali, sostengono che sia l’emisfero destro a specializzarsi per primo, tesi plausibile vista l’importanza che ha avuto nella storia dei nostri predecessori ancestrali l’abilità di analizzare e ricordare posizioni in ambienti altamente ostili. La specializzazione funzionale ha sicuramente avuto un alto valore adattivo per lo sviluppo delle funzioni cognitive e la localizzazione separata di funzioni linguistiche e prassiche ed è una garanzia per impedire fenomeni d’interferenza che possano influire negativamente sull’efficienza del sistema.
Elkhonon Goldberg (4) ha proposto un’altra teoria per cui sia l’emisfero destro ad attivarsi per primo, quando impara una novità e solo successivamente, quando l’apprendimento diventa “routinario”, essa passi in gestione all’emisfero sinistro. L’emergenza di strutture e differenze chimiche tra i due emisferi sembra sia dovuta alla pressione evolutiva per rendere più efficace l’apprendimento. Una certezza sperimentale non è possibile, poiché la dualità è un attributo universale di tutte le specie avanzate; tuttavia dagli esperimenti di Stephen Grossberg (5) fatti con reti neuronali artificiali che tentano di riprodurre artificialmente il funzionamento cerebrale, hanno dimostrato come l’efficienza computazionale sia aumentata dalla divisione del sistema in due parti, una legata a input nuovi e l’altra a input routinari. Questo studio chiarisce come molte abilità cognitive siano nei bambini filtrate inizialmente dall’emisfero destro, mentre nell’adulto tale filtro sia in prevalenza collocato nell’emisfero sinistro; solo in caso di apprendimenti “nuovi” si riproduce lo stesso tipo di passaggio dall’emisfero destro al sinistro anche nell'adulto, fino a che il contenuto di apprendimento in questione non raggiunge una stabilizzazione dell’automatismo.
Per gli insegnanti ciò significa tenere conto delle caratteristiche di chi apprende attraverso l’uso dell’emisfero destro come filtro prevalente delle informazioni senso-percettive.


Collaborazione interemisferica

Una ulteriore caratteristica da prendere in considerazione è che le aree cerebrali che non sono attive possono essere “cooptate” per altre funzioni o “riciclate”. La capacità di lettura (6) sembrerebbe avere questa natura. Si noti che il “riciclo” di un'area cerebrale richiede tempi lunghi e può non essere un evento duraturo o subire regressioni e cambiamenti. Quindi l'attività che si instaura grazie ad un”riciclaggio neuronale” di un'area cerebrale deve essere considerata come un evento complesso e difficile, che richiede una grande attività per garantire la sollecitazione e la creazione di collegamenti sinaptici e di reti neuronali. Leggere non è un'attività naturale e immediata ma culturalmente acquisita dopo lunga esposizione a stimoli corretti e significativi. I docenti consci di tale realtà biologica devono concedere a tali apprendimenti i tempi necessari, gli stimoli adeguati e intenzionalmente diretti.
Non è però contestabile che alcune aree sono esclusive nell’attivazione di capacità cognitive specifiche come le aree deputate al linguaggio e al riconoscimento delle lettere che si trovano nell'emisfero sinistro (7). Esistono “corrispondenze speculari” anatomiche-funzionali linguistiche nelle aree cerebrali dell’emisfero destro che assolvono alle funzioni di connotazione gli aspetti emotivi del linguaggio, come la prosodia o le intonazioni melodiche.

Le ricerche svolte in campo neurofisiologico hanno dimostrato come il cervello possa fissare le informazioni sensoriali in un solo emisfero, ostacolando o addirittura impedendo il passaggio delle informazioni verso l’altro emisfero, rendendo più lente o “silenziose” le possibilità di connessione interemisferica. Inoltre l’emisfero destro può essere mantenuto in stato di “attivazione” e non venire inibito, cosicché le informazioni sono “catturate” e processate secondo le peculiari modalità dell’emisfero destro, che non sono verbali o simboliche. In questi casi avviene una scorretta attività di decodifica(8). E' possibile che in tal modo si sviluppino disturbi di apprendimento della lettura (9).
In ogni caso un training di sollecitazione delle aree specifiche ha la possibilità di attivarle, se non vi sono danni cerebrali, rendendole così adeguate agli apprendimenti. Anche in caso di danni cerebrali alcuni esperimenti che utilizzano la stimolazione magnetica transcranica hanno dimostrato che è possibile ripristinare l'azione inibitoria delle sinapsi dell'emisfero destro e al contempo rendere possibile l'attivazione delle aree dell'emisfero sinistro per il recupero del neglet o per il miglioramento dei disturbi di lettura (10).

Sul metodo di insegnamento della lettura

Tutto ciò diventa importante anche ai fini dell’insegnamento, quando si intende favorire tutti i bambini, qualunque sia la loro modalità di apprendimento o l'emisfero predominante, o i vincoli neurobiologici. E’ importante riuscire a garantire, attraverso opportune scelte di metodo, un equilibrio tra il funzionamento dei due emisferi e l'accesso diretto alle funzioni cognitive qualunque sia l'emisfero, l'area o il network che le supportano (11).
Ricerche in campo internazionale anche molto recenti (12) hanno dimostrato che il cosiddetto metodo fono-sillabico di insegnamento della letto-scrittura garantisce un livello più alto di velocità e correttezza e che la percentuale dei bambini con prestazioni inferiori alla media è molto ridotta rispetto ai risultati ottenuti quando si utilizzano altri metodi (metodo globale, misto, naturale di Deva). Il motivo va ricercato nel fatto che tale metodo favorisce la decodifica e la consapevolezza della struttura sillabica e fonetica della parola, che sono alla base di un apprendimento maturo delle abilità della letto scrittura (13).
Anche la scelta della presentazione multisensoriale delle lettere, alla base del metodo “Libera...mente imparo”, trova la sua giustificazione nelle ricerche di Orton e Gillingham (14), ma anche sulla consapevolezza empirica che, in un ambiente reale, tutti i sensi sono fortemente stimolati e usati per veicolare l’apprendimento. Lo stesso cervello umano è multimodale nei compiti di processamento delle attività percettivo-sensoriali, diversamente dagli animali (ad es. i cani usano l’olfatto in modo predominante): quindi utilizzare un metodo d'insegnamento che tenga conto dell’opportunità offerte da un approccio multisensoriale non può che facilitare e rendere stabili, in modo naturale e diretto, gli apprendimenti.


Usare un solo lettere maiuscole

La scelta di utilizzare un solo allografo - lo stampato maiuscolo - per la scrittura e la lettura, ha la sua giustificazione teorica in alcuni studi che hanno dimostrato che la decodifica fonologica dei caratteri ortografici è una delle componenti più importanti affinchè si possa realizzare l’apprendimento della letto-scrittura (16). Un danneggiamento in questa area è un importante limite allo sviluppo delle capacità di decodificare il segno grafico attribuendovi un corretto corrispondente fonologico (17). Lo sviluppo della lettura è determinato da un efficiente elaborazione fonologica attraverso precisi processi : registrazione sensoriale ( percezione visiva); identificazione della forma (discriminazione visiva); ricodifica fonologica, cioè attribuire lo stesso valore fonemico a lettere presentate con veste allografica differente.
Da una ricerca condotta (18) si è visto che allografi uguali (AA) che hanno lo stesso codice visivo vengono riconosciuti con risposte molto veloci; allografi diversi con lo stesso codice visivo (AB) vengono riconosciute con risposte veloci; allografi simili con codici misti: visivo /fonologico (EF OQ db ae Cc Ss) vengono riconosciute con risposte lente; allografi misti con codice fonologico vengono riconosciuti con risposte molto lente con valori più bassi sia nella velocità che nella accuratezza di lettura.
Inoltre, da altri studi (19) si è potuto dimostrare che il cervello deve effettuare uno sforzo di elaborazione maggiore quanto più grande è l’ambiguità che il riconoscimento impone ( pq). Nel caso di discriminazione tra due lettere molto simili (pq - db - ae) si costringe il nostro sistema di elaborazione a violare un principio ancestralmente depositato nel nostro patrimonio neuronale, il quale in base al principio di uguaglianza della forma attribuisce uguaglianza visiva tra oggetti a prescindere dal loro orientamento nello spazio (20).
Quindi, la scelta di usare solo lo stampato maiuscolo con le sue caratteristiche non ambigue rende più facile, veloce e stabile il processo di decodifica fonologica e, quindi, di apprendimento della letto-scrittura.

Le ricerche neuroscientifiche sui processi visivi nella lettura hanno dimostrato, inoltre, che il cervello scompone le lettere in segni prototipali come piccole aste orientate, che poi sono sono assemblate gerarchicamente fino a creare le “protolettere” ed infine le lettere; tali studi confermano ulteriormente la necessità di usare in modo esclusivo lo stampato maiuscolo che risulta più naturale e meno ambiguo a livello cerebrale (21).
Fino a che non si è stabilizzato il processo di decodifica fonologica (circa alla fine della prima classe) non ha validità scientifica inserire più forme allografiche (minuscolo, corsivi) in lettura e in scrittura. Le azioni di apprendimento sono di solito veloci e senza difficoltà quando il bambino ha già un’abilità di decodifica sicura.
Garantire a tutti i bambini una lunga esperienza di letto-scrittura con esclusivo uso dell’allografo meno ambiguo (stampato maiuscolo) per il consolidamento della decodifica fonologica crea i presupposti per un apprendimento senza errori e difficoltà, nonché un buon uso futuro della lingua nei processi di comprensione e produzione del linguaggio.
Una volta raggiunta la sicurezza nella decodifica non sarà difficile apprendere gli altri allografi, dopo una breve esposizione ai segni e un'azione di disambiguazione degli allografi simili o diversamente orientati. Il raggiungimento di tale abilità è facilitato dal sistema visivo che possiede dei meccanismi di invarianza della forma, della dimensione e della veste tipografica (case invariance) delle lettere, grazie alla presenza di neuroni che S. Dehaene definisce “detectors” cioè rilevatori di lettere
Una volta appresa stabilmente l'abilità di decodifica del segno grafico e padroneggiati i processi di lettura, sarà naturale riconoscere e decodificare i messaggi scritti, qualunque sia il font di scrittura usato.
L’introduzione dei quattro allografi all'inizio dell'apprendimento, è palesemente una scelta ascientifica e pericolosa, nonostante sia una consuetudine nella scuola italiana.
Per quanto riguarda l’ordine di presentazione delle lettere, sono state seguite le indicazioni che provengono dagli studi logopedici, i quali indirizzano verso scelte che sono più vicine a come il “parlante italiano” impara la lingua a livello orale e che sono alquanto diverse da quelle tradizionalmente proposte ai bambini a scuola.
Ogni presupposto teorico fin a qui esplicitato è stato trasformato in scelte didattiche nella sperimentazione che è stata condotta per due anni scolastici in 31 classi prime elementari ed in 5 sezioni di bambini di 5 anni di scuola dell'Infanzia.


Discussione dei risultati

Questo lavoro si colloca nell’ambito delle attività di ricerca-azione per la sperimentazione di metodologie didattiche innovative atte a rendere l’azione d’insegnamento della letto-scrittura e del calcolo funzionali alla riduzione dell’incidenza di difficoltà di apprendimento in ogni alunno.
Dai risultati ottenuti emerge che il 99% degli alunni ha raggiunto un livello di abilità strumentali adeguate ai livelli attesi per la fine della prima classe primaria e che una media di circa il 97% di essi ha risultati ottimi. Nelle classi, come nelle situazioni individuali, in cui le condizioni socio-ambientali sono particolarmente favorevoli i risultati raggiunti sono eccellenti, a dimostrazione del fatto che il metodo sperimentato garantisce ad ogni bambino lo sviluppo massimo delle potenzialità.
Si è avuta una individuazione precocissima delle difficoltà di apprendimento e dei “predittivi” di possibile sviluppo di D.S.A. che ha dato origine ad attività di recupero tempestivo, sia a scuola che da parte di specialisti, garantendo il raggiungimento di abilità nella media a tutti i bambini.
Gli alunni stranieri che hanno frequentato assiduamente la scuola hanno ottenuto risultati nella media e per molti di loro ottimi. Anche i bambini con disabilità con programmazione curriculare hanno raggiunto pari obiettivi rispetto alla classe; risultati prossimi alla media sono stati raggiunti dai bambini con Sindrome di Down non grave.
La ricerca-azione ha mostrato come le metodologie e le scelte didattiche sostenute dal metodo “Libera...mente imparo“ siano facilmente implementabili in qualunque situazione di classe, da qualunque insegnante che conosca in modo approfondito il metodo e le sue basi teoriche e che sia disposto a modificare le proprie consuetudini d’insegnamento
I risultati del progetto confermano che esistono strategie e modalità d’insegnamento della letto-scrittura e del calcolo che, avendo quali basi il reale funzionamento cerebrale, rendono naturale e facilitato l'apprendimento di tali complesse abilità per tutti gli alunni, qualunque sia la loro specifica modalità di apprendimento, il loro funzionamento neurobiologico o la cultura di provenienza. Ciò contribuisce a costruire un clima di classe in cui il disagio di fronte alle difficoltà sfuma ed invece viene sostenuta la motivazione all’apprendimento, motivo fondamentale per la crescita dell’autostima e del senso di autoefficacia che tanta parte hanno nel successo scolastico.



Note

(1) Dehaene S., I neuroni della lettura, (2009), Raffaello Cortina Editore, pp.253-254
Maryanne Wolf, “Proust e il calamaro”, 2009,V&P

(2) Dehaene S., I neuroni della lettura, (2009), op. cit., pp.88-101

(3) http://scienzecognitive.unime.it/antoninobucca/canalidellinguaggio.pdf
Catani M. et al. Perisylvian, Language Networks of the Human Brain; Published Online: dicembre 2004 (DOI: 10.1002/ana.20319).
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(4) Goldberg H., The executive brain. Frontal lobes and the civilized mind, Oxford University Press

(5) Grossberg S., Neural network and natural intelligence, Cambridge University Press
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(6) Dehaehe S., Riciclaggio

(7) Hooper J., Teresi D., L’universo della mente, Bompiani
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(8) Witelson S., Developmental dyslexia:two right emisphere and none left, Science, Vol.195, Jan77 pp.309-311
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(9) Graziella Tarter (2008), L’apprendimento della lingua scritta nei soggetti bilingui, rivista “Dislessia” Giornale italiano di ricerca clinica e applicata. Vol.5 n.1 gennaio pp. 99-115,

(10) M. Oliveri et al., Hyperexcitability of parietal-motor functional connections in the intact lefthemisphere of patients with neglect, 2008 Brain oct.22 pp.1-9

(11) BrainGym

(12) M.Orsolini, (2003) Primi progressi nell’apprendimento della lettura: una riconsiderazione del ruolo della consapevolezza fonologica, in “Psicologia clinica dello sviluppo”, n.3 pp.403-346
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(13) Dehaene S., I neuroni della lettura (2009), op. cit., pp.231-237

(14) L.Garnero, Imparare attraverso l’intelligenza, un approccio multisensoriale all’italiano scritto, Libri Liberi

(15) A.Falzone, Strutture, funzioni, complessità, si può naturalizzare la filosofia della mente? (2008), pp.198-201

(16) Ramus e al.,(2003) Theories of developmental insight from a multiple case study at dyslexic aldult, in "Brain” vol.126
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(17) A.F.Jorm e D.L.Share (1983), Phonological recording and reading acquisition, in "Applied Psycholinguistic” vol.4 pp.104-147.

(18) G.Zanzurino e G.Stella (2009), Processamento visivo e fonologico nelle prime fasi dell’apprendimento della lettura. Ruolo della decodifica nella lettura dell’italiano. Vol.6 n.1 pp. 153-171.

(19) J.Ziggler e U. Goswami (2005), Reading acquisition, developmental dyslexia, and skilled reading across language:a psycholinguistic grain size theory, "Psycological Bullettin" vol 131, pp. 3-29

(20) Dehaene S., I neuroni della lettura, op. cit., pp. 336-344

(21) Mayall et al. (2001), The effects of case mixing on word recognition.Evidence from PET study, in "Journal of Cognitive neuroscience", 1386, pp.844-853.
Dehaene S., I neuroni della lettura, op. cit., pp.20-24



ABSTRACT

In questo articolo vengono restituiti i risultati relativi ad un’esperienza di ricerca-azione svoltasi in 8 classi prime, di 4 circoli del Comune di Caltanissetta e San Cataldo (CL) per l'anno scolastico 2008/09, e in 23 classi prime nell'anno scolastico 2009/10 della provincia di Caltanissetta, per la sperimentazione di nuove metodologie di insegnamento della letto-scrittura e del calcolo basate sulle più attuali scoperte scientifiche in campo delle Scienze Cognitive.
Lo scopo è stato di favorire, in modo naturale e facilitante, l’apprendimento delle abilità strumentali in tutti i bambini, qualunque fosse la loro modalità di apprendimento, la loro madre lingua, la funzionalità cerebrale, l’appartenenza sociale o la familiarità ai D.S.A.. Inoltre l’applicazione del metodo ha garantito una precoce individuazione delle difficoltà di apprendimento considerate predittive di eventuali disturbi di apprendimento e la definizione di percorsi di intervento scolastico ed extrascolastico che hanno permesso un recupero tempestivo delle abilità e un percorso di apprendimento nella norma.

This article presents the results of an experience of action research that took place in 31 primary school classes in the province of Caltanissetta. We have experimented new and innovative methods for learning reading, writing and calculation based on the latest scientific discoveries in the field of Cognitive Science with the aim of promoting, in a natural way of learning, instrumental skills in all children whatever was their way of learning, their mother tongue, brain functioning, the social class or familiarity with LD. Furthermore, the application of the method has allowed early detection of learning difficulties considered as possible predictors of learning disabilities and the definition of school work and extracurricular activities that have allowed an early recovery of skills and a standard learning process.


Autore: Lucia Maria Collerone, Dipartimento di Scienze Cognitive, Università di Messina


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 7, Giugno 2011

DOI: 10.4440/201106/COLLERONE