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Le note dell’integrazione: esperienze di musicoterapia a scuola - Presupposti teorici

 

2. I Presupposti teorici

2.1 Il laboratorio a scuola

Il laboratorio scolastico è uno dei temi più dibattuti nella cultura della pedagogia scolastica attuale.

Il laboratorio, dal latino medioevale laboratorium (da laborare, lavorare), a scuola è un ambiente opportunatamente organizzato che permette lo svolgimento di molteplici attività a scopo didattico, diverse da quelle (tradizionali) di classe. Esso si configura come «un luogo dove vige la necessità di un rapporto fra azione e riflessione»[vii], consentendo di realizzare un’autentica intersezione tra attività teoriche e attività pratiche. In tale spazio è possibile: approfondire oggetti di studio già sviluppati in classe in modo teorico, o altri trasversali; promuovere il metodo della ricerca; comprendere, attraverso uno stile cooperativistico, il valore della partecipazione attiva e collaborativa, essenziale per la costruzione di un progetto comune; e, soprattutto, sperimentare la solidarietà e l’integrazione in un’area di interessi comuni, anche attraverso attività e/o esperienze in cui tema non sia necessariamente affrontato in classe, ma che sia considerato di supporto al raggiungimento delle finalità della scuola (come quello della musicoterapia).

A parere di Laneve, il laboratorio è un ambiente didattico in cui è centrale il significato del saper fare, ovvero di un «sapere complesso che abbraccia ideazione e realizzazione, che valorizza il legame mente-mano, che genera l’interazione dialettica pensiero-azione, e comprende anche quelle caratteristiche procedurali della mente che rientrano nella categoria del fare. […] Un sapere capace di usare un pensiero che non discrimina percorsi teorici e percorsi operativi, itinerari dichiarativi e itinerari procedurali, vie teoriche e vie performative, ma che li pervade e li alimenta tutti»[viii].

Esso è, inoltre, uno spazio formativo dalle cospicue cifre socio-affettive e cognitive, del tutto adeguato ai processi di socializzazione e di alfabetizzazione degli allievi con BES, che necessitano di stare con gli altri, di poter interagire con oggetti concreti, di poter fare come tutti gli altri e di utilizzare, altresì, i diversi canali della comunicazione (sonori, gestuali, grafici, iconici, elettronici, ect.)[ix].

La morfologia del laboratorio consente di organizzare setting didattici in grado di favorire atteggiamenti prosociali, fondati sulla valorizzazione degli aspetti positivi di tutti i compagni, sul rafforzamento dell’empatia e sulla promozione delle condotte di aiuto e di sostegno reciproco. È il luogo ideale dove ogni alunno diventa una risorsa preziosa per l’integrazione[x].

Negli ultimi anni, il laboratorio ha rappresentato e continua ad essere l’oggetto preferito di molte scuole, il “mediatore didattico” più adatto a favorire processi inclusivi. Sono, infatti, sempre più numerose le scuole che, grazie al Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche, organizzano attività laboratoriali, sia per gli alunni che per i docenti, in direzione del potenziamento dell’inclusione scolastica.

Fra le varie tipologie di laboratorio scolastico[xi], l’atelier multidisciplinare sembra essere quello prediletto dalle scuole per favorire l’inclusione scolastica. È un ambiente caratterizzato da attività espressive (teatrali, musicali, mimico-gestuali, grafico-pittoriche) in cui «l’alunno riunisce i diversi tipi di linguaggio che ha imparato a conoscere (verbale, orale, scritto, visivo, gestuale, musicale, artistico) e li utilizza con una precisa intenzione comunicativa che può trovare realizzazione in un spettacolo teatrale, in una mostra, nell’arredo pittorico della propria aula o della scuola, in una campagna pubblicitaria, e cosi via»[xii]. In esso è possibile realizzare attività di socializzazione, di esplorazione, di fantasia, di comunicazione, di avventura, di costruzione di un progetto comune, ect[xiii].

La peculiarità di tale laboratorio è che esso consente di far vivere agli alunni esperienze di interdipendenza positiva, ovvero situazioni cooperative in cui nessuno può riuscire individualmente se non con il successo di ogni membro del gruppo[xiv]. È questo uno dei requisiti-base per la promozione del gruppo cooperativo e collaborativo; un gruppo in cui si lavora insieme per raggiungere obiettivi comuni, in cui ognuno tenta di pervenire a risultati che siano a vantaggio proprio e degli altri; un gruppo in cui le persone con disabilità e/o con le altre forme di BES vengono accolte e valorizzate per la loro singolarità, unicità e irripetibilità. Ogni alunno ha, in questo spazio didattico, un ruolo ben definito, ritagliato per le sue competenze, per i suoi talenti, per le sue attitudini, per gli interessi che mostra, per quello che sa e che vuole fare. L’alunno viene accolto nel rispetto della propria persona, per quello che è, per i contributi che può dare al gruppo e per quelli che può ricevere, comunque in vista di progetti condivisi e costruiti con impegno, sperimentando la soddisfazione emotiva, la solidarietà, il confronto e l’integrazione con gli altri in un’area di interessi comuni e all’insegna dei valori democratici.

Nel laboratorio cambia anche il rapporto tra i docenti e gli allievi che, come sostiene Staccioli, «assume caratteristiche perlomeno dialogiche e interattive»[xv]. Generalmente nella classe tale rapporto è asimmetrico, ossia posto su due piani differenti. Nel laboratorio, invece, proprio per lo stile cooperativistico, contraddistinto dal motto “uno per tutti e tutti per uno” (interdipendenza positiva), tale rapporto è di tipo simmetrico: ossia ognuno influisce sull’altro in termini di reciprocità bilanciata[xvi].

Altro aspetto rilevante è che nel laboratorio-atelier generalmente operano professionisti esterni, esperti nelle attività che lo caratterizzano. In questa prospettiva, tale spazio consente alla scuola di perseguire la linea formativa orizzontale, ossia quella che «indica la necessità di un’attenta collaborazione fra la scuola e gli attori extrascolastici con funzioni a vario titolo educative»[xvii]. Ciò rende possibile l’ampliamento dell’offerta formativa della scuola, destinata non solo agli alunni, ma anche ai docenti. Durante le attività di laboratorio, l’insegnante, sostiene Favorini, ha la possibilità di «sviluppare quelle competenze ritenute essenziali per la sua professione che riguardano le funzioni più strettamente collegate al processo di insegnamento-apprendimento, ma anche quelle più ampliamente gestionali e relazionali»[xviii]. Attraverso la negoziazione di nuove competenze - proposte dai professionisti esterni e con questi condivise - e la messa in atto di attività alternative a quelle tradizionali, i docenti hanno, infatti, l’occasione di confrontarsi con questi e tra di loro, arricchendo in questo modo la propria cassetta degli attrezzi.

In questi termini il laboratorio è anche un ambiente di apprendimento per gli insegnanti i quali imparano, insieme con i professionisti esterni, a mettere in atto una vasta gamma di sottoabilità (planning, problem solving, decision making) necessarie per migliorare la padronanza di specifiche metodologie, procedure e strategie didattiche nei contesti scolastici[xix]. Ma il laboratorio è, inoltre, anche luogo-occasione di incontro tra la famiglia e la scuola e tra le famiglie stesse. Esso è, infatti, un ambiente scolastico in cui i genitori possono partecipare, prendere coscienza delle problematiche dei loro figli, a volte non emerse a casa. In queste occasioni i genitori hanno l’opportunità di incontrarsi, di confrontarsi riguardo alle scelte educative, alle misure di intervento che adottano per la crescita dei loro figli, di costruire anche rapporti amicali e nuovi legami di comunità. Attraverso anche appositi corsi di formazione organizzati per loro, in forma laboratoriale, i genitori hanno l’occasione di fruire di nuove conoscenze, di acquisire nuove competenze, di conoscere anche nuovi professionisti che non siano necessariamente docenti, di essere orientati verso modalità e/o azioni efficaci per la crescita dei lori figli, come prevedono alcuni dispositivi legislativi[xx].