- Categoria: Esperienze a scuola
Lo spazio scolastico: dinamiche e conflitti - Terza parte
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Gli atti di inciviltà, come sono definiti in una ulteriore circolare a firma del dirigente, sembrano moltiplicarsi per un effetto imitativo innescato sia dai primi danneggiamenti che dalla successiva costruzione di una cornice che li ha, di fatto, sovradimensionati. L’attrito tra l’immagine tradizionale e la percezione del pericolo imminente è incrementato anche dal buon numero di attività integrative e facoltative che, essendo pomeridiane, costringono l’Istituto a una maggiore esposizione al rischio di movimenti incontrollati. Infatti, i gruppi interclasse impegnati nelle attività pomeridiane sembrano fornire una minore identificabilità, finendo più facilmente per sfuggire al controllo dei docenti, e riescono meglio ad approfittare di pause ed interstizi del tempo scolastico. Ulteriori danneggiamenti colpiscono infissi, porte e finestre di alcune aule, mentre cresce il numero di banchi e cattedre bersaglio di scritte, spesso indelebili, dal tono offensivo, sempre più spesso rivolto direttamente nei riguardi della scuola e del suo personale adulto. A questo proposito, è da notare che il microconflitto che qui si sta sintetizzando ha seguito tutte le fasi tipiche del genere: la creazione di un nemico ha polarizzato l’attenzione sulle gesta di questa anonima banda di guastatori e, gradualmente, ha assegnato alla questione significati e incidenze eccedenti rispetto alle prime intenzioni dei protagonisti.
Nel corso di uno sciopero, proclamato dagli studenti interrompendo la lunga tradizione contraria, appare evidente la pericolosità della moltitudine studentesca: il sit-in improvvisato all’interno dei corridoi finisce per causare danneggiamenti del portone d’ingresso, delle bacheche e di alcune piante ornamentali. Il dirigente scolastico allerta immediatamente le forze dell’ordine, che intervengono raccogliendo le generalità di una settantina di studenti, i quali non appaiono intimiditi ma, talvolta, esaltati dalla popolarità raggiunta presso i pari.
Al terzo giorno di sciopero è convocata, nel pomeriggio, un’assemblea di docenti e genitori. Qui il clima si rivela subito estremamente negativo nei confronti degli studenti e di una imprecisata fetta di facinorosi. Si chiede a gran voce l’intervento dei carabinieri, e diversi genitori si offrono spontaneamente per la costituzione di un servizio di vigilanza. Si reitera l’invito affinché le famiglie sorveglino la frequenza scolastica, vigilino sulle assenze e provvedano, quando possibile, ad accompagnare i figli presso l’Istituto. L’opinione maggioritaria (quasi plebiscitaria) invoca sanzioni esemplari, rese però difficili da comminare per l’anonimato dei responsabili, e propone l’incremento delle bocciature come deterrente verso gli svogliati. È opinione comune che i vandali siano anche studenti scarsi sia nel risultato che nella frequenza, mentre da un rapido conteggio emerge che il livello delle assenze risulta generalmente molto più elevato rispetto agli anni precedenti, e coinvolge anche studenti con profitto più ragguardevole. Gira voce, tra i genitori, di una preoccupante abitudine che coinvolgerebbe anche ragazze e studenti esemplari: anche per la concomitanza di un caso di cronaca che presenta studenti e studentesse di buona famiglia sottrarsi alla frequenza per darsi a party di sesso e droga, marinare la scuola diviene una oscura e nefasta incombenza. Si stabilisce di conseguenza di raccogliere con diligenza le assenze giornaliere, discriminando quelle giustificate dalle altre col proposito di informare sollecitamente le famiglie (ma si segnala anche la latitanza di alcuni genitori rispetto sia agli avvisi telefonici che agli inviti a presentarsi in presidenza per giustificare le assenze).
Naturalmente, e a quanto risulta al sottoscritto, gli eroici guastatori non sono sconosciuti a un buon numero di studenti. La loro popolarità è in crescita, mentre i periodici danneggiamenti sembrano costituire occasione di rivalsa nei confronti di un sistema adulto percepito sempre più come ipocrita, in quanto privilegerebbe l’apparenza (pulizia e decoro dello spazio scolastico) alla qualità della relazione pedagogica in atto. Il conflitto, rimasto così a lungo sopito, incomincia ad addensarsi attorno ad alcune questioni che sembrano risarcire il contesto da una lunga assenza dalle vicende che negli ultimi decenni hanno opposto studenti e istituzione scolastica. Innanzitutto l’autoritarismo, indicato in molte classi come tratto peculiare dello stile di insegnamento: si incomincia a discutere di episodi di vessazione e di sopruso, la valutazione è spesso giudicata impropria e influenzata da criteri non ortodossi (ceto socioprofessionale e rapporti privati tra docenti e famiglie favorirebbero una migliore quotazione), e infine si rivendica per gli studenti un maggiore coinvolgimento nelle scelte formative, adombrando così la richiesta di una negoziazione di spazi, tempi, contenuti e modalità di realizzazione della vita scolastica. Le rimostranze, però, tendono a rimanere nell’anonimato o si stemperano presto in un arrendevole abbassamento dei toni. La discussione critica dell’accadere educativo non è, per la grande maggioranza degli studenti, un diritto o un’opportunità pedagogica da negoziare direttamente con i docenti o nell’ambito dei Consigli: prevale un clima di sfiducia e sospetto che, con tutta evidenza, recupera nell’estemporaneità del gesto vandalico il silenzio quotidiano profuso in aula.
Gli studenti di questo Liceo, riuniti in assemblea pomeridiana, riescono faticosamente a scrivere un documento in cui, pur prendendo nettamente le distanze dai danneggiamenti, immaginano uno spazio scolastico di cui siano, anch’essi, abitatori attivi. Respingono, perciò, i provvedimenti punitivi della dirigenza (sospensione di viaggi d’istruzione, assemblee e pause ricreative: una didattica tesa ad affermare la norma attraverso la pena, e particolarmente improntata a un modello che contrappone i momenti seri della vita scolastica, cioè l’accoppiata spiegazione-interrogazione, a quelli voluttuari e non produttivi di valutazione). Il documento studentesco, firmato nei giorni successivi da gran parte degli alunni, propone anche una forma di autotassazione collettiva, in grado di riparare i danni a strutture e arredi. È accolto in questa parte, e non nella precedente, e ciò coincide anche con un affievolimento delle azioni dei casseur: la visibilità ottenuta sembra placare il gesto nascosto e distruttivo, e da questo momento l’anno scolastico potrà procedere indisturbato (solo nell’autunno successivo riprenderanno i danneggiamenti, ripetendo una stagionalità notoriamente tipica del rumoreggiamento studentesco).

