- Categoria: Esperienze a scuola
Lo spazio scolastico: dinamiche e conflitti - Seconda parte
Article Index
Il mio arrivo [3] ha coinciso con un momento particolare nella storia di quella realtà scolastica: per la prima volta, e dopo anni di attesa, essa si trasferiva presso una nuova sede, una costruzione estremamente periferica ma finalmente dotata, almeno nelle previsioni, di tutto il necessario. La sede storica, ormai in disuso, ha ospitato il Liceo dalla sua fondazione, nei primi anni ’50, e si è via via mostrata insufficiente anche a contenere il progressivo aumento degli alunni, passato nell’arco degli anni ’90 da meno di trecento unità a oltre ottocento.
Questa realtà scolastica è inserita in una tradizione, e costituisce in modo condiviso, nel territorio [4], un esempio di serietà ed efficienza. Infatti, è vanto dell’attuale come delle passate dirigenze una particolare dote accumulata negli anni: l’Istituto, a differenza di quanto è accaduto e accade presso realtà vicine, è stato quasi costantemente al riparo da turbolenze, contestazioni e moti di indisciplina. Non solo il ’68 non vi è quasi passato, e ancora meno il ’77, ma non vi è traccia delle lunghe occupazioni studentesche che costituiscono, invece, un appuntamento ricorrente per le realtà scolastiche dei comuni vicini, né le irrequietezze e le disobbedienze degli studenti si sono mai tradotte in qualcosa di più di qualche isolata e sporadica giornata di sciopero. La comunità percepisce il Liceo come un’oasi tranquilla e sicura: un questionario distribuito all’inizio dell’anno scolastico ai genitori degli studenti del primo anno, infatti, addensa le risposte riguardo ai fattori determinanti la scelta dell’Istituto da frequentare attorno ai termini di serietà, efficienza e sicurezza [5].
Il legame affettivo che si stabilisce tra una comunità locale e la sua scuola superiore (fino a pochi anni fa l’unico istituto secondario nel comprensorio) è testimoniato anche dalla relativa stabilità del corpo docente, composto in maggioranza da personale residente nei tre comuni interessati. In parecchi casi si tratta di docenti che insegnano presso il Liceo da molti anni: alcuni sembrano fornire identificabilità ai corsi, che infatti sono riconosciuti dal cognome del docente storico, e in genere il trasferimento presso questo Istituto è considerato un punto di arrivo nell’iter professionale. La stabilità della classe docente, e la conseguente popolarità di alcune figure presso la comunità locale, è alla base di una percezione di familiarità, tipica dei piccoli centri ma esaltata, in questo caso, dalla particolare tradizione. La nuova sede è inserita in questa reputazione, e vi appare come il raggiungimento di un traguardo e un ulteriore sviluppo dei requisiti già consolidati. Maggiore efficienza e produttività, insieme col perdurare del clima improntato a rigore, protezione e un leggero paternalismo, accompagnano il trasloco dalla vecchia alla nuova sede.
Il dirigente scolastico, ai primi anni in questo ruolo di prestigio, lega la vicenda personale a quella dell’Istituto: enfatizza allo stesso tempo continuità e cambiamento, modernità e tradizione. Garantisce in un messaggio indirizzato ai genitori la consueta serietà, aggiungendovi i benefici di una dotazione logistico-strumentale ampia e confortevole. La custodia e la salvaguardia dell’immobile divengono ben presto un obiettivo dichiarato della comunità scolastica: gli anni passati in un edificio disagevole meritano adesso un’attenta conservazione del nuovo contenitore e una sua promozione come esempio di funzionamento corretto e armonico.
Le prime preoccupazioni si manifestano nel corso del mese di gennaio, cioè a poche settimane dall’apertura della nuova sede. Scritte inopportune e oscene deturpano un muro esterno, e altre vi compaiono a distanza di giorni all’interno, lungo un corridoio. La dirigenza allerta genitori, docenti e studenti attraverso una circolare e un messaggio diffuso in tutte le aule attraverso un circuito di diffusione audio [6]. Tutti sono chiamati a vigilare affinché la struttura sia preservata. Gli studenti, in particolare, sono invitati a segnalare i nominativi di compagni responsabili di gesti vandalici o irrispettosi. Si garantisce l’anonimato dei delatori ma si aggiunge, a parere di chi scrive in modo poco opportuno, che costoro saranno premiati in sede di valutazione del profitto. Nel giro di poche settimane, si delinea tutta una serie di norme a tutela dell’integrità dello spazio scolastico. Il personale, docente e ausiliario, diviene vettore di uno sforzo teso ad evitare distorsioni organizzative e depauperamenti dell’ambiente. La preoccupazione costante è, con tutta evidenza, che studenti isolati o in piccoli gruppi approfittino delle pause e delle pieghe del lavoro scolastico per insudiciare o danneggiare la struttura. Il sospetto colpisce prevalentemente maschi del triennio superiore, e si concentra su coloro che uniscono un basso rendimento a una certa esuberanza relazionale o, perfino, originalità nel vestiario, nell’acconciatura o nell’atteggiamento. Gli studenti che appaiono discostarsi dalla norma (si tratta di una norma non scritta in questo caso, ma ugualmente indiscussa) sono in breve identificati in uno sparuto gruppo di devianti, il cui comportamento contempla un certo numero di assenze, un atteggiamento provocatorio e irrispettoso e, secondo alcuni, pratiche a rischio quali il consumo di droghe leggere e, perfino, l’ascolto di certa musica (dai Nirvana al rap).
I sospettati sono la punta evidente di un allarme connesso alla moltitudine: è la massa degli studenti che sembra in grado di cagionare deturpamenti dell’immobile, e di conseguenza si prescrivono una serie di regole e accorgimenti tesi ad evitare l’assembramento di centinaia di giovani, sia dentro che fuori l’edificio. L’orario di apertura è anticipato, con espresso invito affinché gli studenti giungano in anticipo presso le aule e vi prendano ordinatamente posto; il momento caotico dell’uscita è affidato ai docenti, tenuti, come nelle primarie, ad accompagnare le classi fino al varco d’ingresso. La pausa ricreativa, altro momento denso di pericoli, è attenuata sia attraverso l’invito, indirizzato ai docenti titolari di ore consecutive presso la medesima classe, a posticiparla o anticiparla, sia attraverso un’attenta sorveglianza da parte degli adulti di corridoi, ingressi e finestre. Una cura particolare si pone nel separare il biennio dal triennio: si teme che i ragazzi più grandi possano influenzare o servirsi di quelli minori per compiere gesti sconvenienti. I bagni, in accordo con la più ampia tradizione scolastica, sono percepiti come focolai potenziali di trasgressione, in quanto offrono la possibilità di sottrarsi alla vista per fumare, perdere tempo o chiacchierare.
Un ulteriore punto di crisi, nell’organizzazione della vita scolastica, è fornito paradossalmente dall’esistenza di attrezzature e laboratori che, pure, si esibivano con scatti fotografici sui dèpliant di presentazione dell’Istituto. Il laboratorio di lingue straniere, in cui erano state danneggiate alcune postazioni, diviene oggetto di una particolare attenzione: ogni studente diventa titolare di un posto a sedere ben identificato, inquadrato in una griglia garantita dall’occhio vigile del docente, tenuto anche ad ispezionare banchi e arredi, ad evitare che vi compaiano scritte sconce. Il laboratorio di informatica, dopo un avvio inglorioso, rimane a lungo chiuso a chiave: al massimo si consente l’accesso a gruppi scelti e ridotti, e sempre sotto la responsabilità di un docente. La palestra, altro luogo di movimento incontrollato dei corpi, rimane separata dall’insieme dello spazio scolastico in quanto vi si accede solo attraverso un corridoio, costantemente vigilato per impedire che vi transitino studenti che non ne abbiano diritto. Farsi sorprendere in giro durante le ore di lezione può costare una annotazione sul registro di classe, particolarmente se si passeggia nelle vicinanze della sala docenti, della presidenza o della biblioteca.
Il corpo dell’adolescente rivela così una potenzialità sovversiva: il gesto vandalico traduce una mancanza di parole tra giovani e adulti. Non è il conflitto [7] a preoccupare questi ultimi, dato che nessuno sembra difendere né rivendicare il disordine, ma è questa forma subdola e ingiustificata di sottrazione alla norma condivisa che pone un tarlo nell’impalcatura dell’istituzione.

