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Insegnare ai "ragazzi a rischio" - Lavorare ed apprendere in gruppo

 

Lavorare ed apprendere in gruppo

Un altro metodo da privilegiare è il lavoro di gruppo. 
Il gruppo sarà costituito sulla base delle preferenze relazionali (per evitare relazioni conflittuali, molto frequenti tra questi ragazzi), ma facendo in modo che ci sia nel gruppo anche un ragazzo più capace che possa aiutarli, che funga cioè da tutor del gruppo.
I compiti dovranno essere ripartiti secondo le attitudini (chi è più bravo in artistica, farà per esempio il disegno ecc.), in modo che ognuno faccia qualcosa.

Fare lavoro di gruppo significa utilizzare il metodo della ricerca.
Come scrive Marco Lodi (Guida al mestiere di maestro, Editori Riuniti 1982.):

“Oggi in Italia , a seconda che l’insegnante ha della vita e dell’educazione, abbiamo un certo modo di insegnare. Per esemplificare, potremmo dire che oggi ci sono due tipi di scuole, che riflettono due diverse concezioni dell’educazione. (…) La prima di queste scuole, o concezioni educative,(…) può essere chiamata ‘trasmissiva’, perché non tiene conto delle fasi del processo evolutivo del bambino e intende solo riproporre (trasmettere) un modello già dato.(…) I programmi didattici non sono ministeriali perché il Ministero della Pubblica istruzione fornisce solo degli ‘orientamenti’ e perché, costituzionalmente, lo Stato non ha un suo metodo per insegnare. Purtroppo i programmi di questa scuola, affidata ad insegnanti che hanno studiato solo la storia della pedagogia e non hanno fatto nemmeno un anno di pratica in una scuola verificando attentamente i propri metodi, sono i libri di testo. A ogni bambino un libro uguale, con dentro tutto sistemato secondo il criterio dell’adulto che lo ha compilato. Che noia per il bambino che viene dalle sue esperienze manuali e di gioco, dalle sue interpretazioni del mondo! E che noia anche per il maestro seguire quelle pagine invece di studiare su tanti libri, cercando testimonianze, fatti, poesie. Ma una biblioteca adatta , con testi concettualmente e formalmente comprensibili, a scuola non c’è.
D’altra parte l’organizzazione del lavoro sulla base delle motivazioni spaventa l’insegnante senza esperienza perché sente che potrebbe sfuggirgli di mano la situazione. Eccolo allora rifugiarsi nell’antico metodo della lezione, della interrogazione, della valutazione, della bocciatura.”

Spesso gli insegnanti delle scuole “a rischio” si lamentano che gli alunni non hanno portato il libro di testo, perché non lo hanno comprato per motivi economici o perché semplicemente non lo portano. Magari hanno i soldi, ma preferiscono comprare altre cose. Questa mancanza potrebbe essere l’occasione giusta offerta all’insegnante per proporre suoi testi o testi multipli, magari presi in prestito dalla biblioteca scolastica o utilizzando i vari testi che le case editrici ci mandano in consultazione.

Ma torniamo a Lodi che ci illustra il metodo della ricerca:

“Alla base di questa scuola c’è un’idea diversa di come funziona la conoscenza: non una struttura vuota da riempire ma un tutto pieno da ristrutturare, in modo via via più complesso. Non si passa dall’ignoranza alla conoscenza, ma si procede da quello che si conosce , per approfondimento e riorganizzazione dei dati.(…)Il metodo della ricerca garantisce dunque questo tipo di scuola . E’ un metodo preciso , non ambiguo, non equivoco. E’ opportuno chiarire che non si tratta della cosiddetta ‘ricerca’ intesa come modo mascherato di trasmettere contenuti, che obbliga i ragazzi a cercare su enciclopedie  e giornali le notizie più strane e lontane dal loro mondo psicologico. La nostra proposta è completamente diversa: è partire da ciò che è vicino ai bambini per far crescere le conoscenze esistenti. E’ far crescere le conoscenze di ciascuno attraverso il lavoro comune.”

Ecco perché si propone il lavoro di gruppo: nel lavoro di gruppo s’impara a fare ricerca (è lo stesso metodo che usano le èquipe scientifiche), s’impara a collaborare (importantissimo per ragazzi che sono abituati a un individualismo prepotente!), a produrre un lavoro in comune. 
Così si ritrova la motivazione, cioè imparare divertendosi, curiosando e relazionando.