- Categoria: Difficoltà di apprendimento
Insegnare ai "ragazzi a rischio" - Le intelligenze degli alunni e la loro promozione
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Le intelligenze degli alunni e la loro promozione
Non è che abbiamo un concetto d’intelligenza limitato?
Ci spiega Howard Gardner (Formae mentis, Feltrinelli 1987) che ci sono molte forme d’intelligenza: quella linguistica, quella musicale, quella logico-matematica, quella spaziale, quella corporea-cinestesica,ecc.
E’ la teoria delle intelligenze multiple.
Di solito nella scuola consideriamo solo due forme d’intelligenza: quella linguistica e quella logico-matematica.
E’ chiaro che in una situazione in cui mancano libri, a volte lo stesso spazio per studiare (alcuni ragazzi abitano nei “bassi”, un’ unica stanza che funge da cucina, salotto e camera da letto),dove si parla dialetto, l’intelligenza linguistica non ha molte occasioni per svilupparsi.
La lingua italiana è per questi ragazzi una lingua straniera. Avranno sicuramente difficoltà a leggere e a scrivere.
A volte questi ragazzi hanno, invece, intuito logico- matematico oppure hanno un affinato orientamento spazio-temporale oppure ancora hanno un talento musicale e artistico oppure sono degli atleti.
Quello che chiamiamo stupidità o mancanza d’intelligenza è allora riferita a un’intelligenza molto limitata.
Nella scuola dell’obbligo non si dovrebbe bocciare, ma solo certificare debiti e crediti formativi: per sviluppare le potenzialità e per recuperare le carenze che si hanno.
Occorre dare la possibilità a ciascun allievo di poter fare di più nelle attività in cui eccelle (attività opzionali). Questo diventa un premio da conquistare impegnandosi nelle attività in cui si è meno portati.
Si useranno pertanto rinforzi positivi e non negativi: l’accompagnamento dei genitori, l’ammonizione o rapporto disciplinare, la sospensione dalle lezioni.
Questi strumenti, come ha avuto modo di constatare ciascun insegnante nella sua esperienza, non funzionano. Il richiamo ai genitori è spesso inutile, perché manca una presenza educativa della stessa famiglia o c’è la tendenza adesso a dare sempre ragione al proprio figlio anche quando sbaglia (il genitore si trasforma in avvocato del figlio) e a riversare tutta la colpa all’insegnante o alla scuola.
Sospenderlo dalle lezioni per alcuni giorni significa solo far ritornare a scuola il ragazzo più incattivito e più rabbioso nei confronti dell’istituzione scolastica.
Fare un contratto educativo con questo ragazzo è più produttivo: se ti comporti bene, andrai in palestra o nel laboratorio d’informatica o in quello artistico…(la scelta sarà fatta dall’insegnante-tutor in base alle preferenze del ragazzo e alle sue attitudini).
Per una didattica più motivante
Questi ragazzi di cui stiamo parlando non sono stupidi, vanno motivati.
Per motivarli, occorre utilizzare contenuti che li interessino e metodi didattici alternativi alla lezione frontale.
La lezione in queste scuole “ a rischio” dovrebbe essere prevalentemente laboratoriale: insistere più sul saper fare che sul saper imparare.
Questi ragazzi amano, infatti, l’operatività (e questo è già segno di intelligenza!). Dal fare potranno imparare.
Nel laboratorio artistico, operando con le varie tecniche pittoriche, potranno imparare la differenza fra le diverse epoche artistiche e storiche.
Il teatro può essere importante strumento interdisciplinare per recuperare le carenze linguistiche e anche affettive. Questi ragazzi sono spesso attori nati: sanno esprimersi con la gestualità, con il corpo più che con le parole. Ma occorre considerare il napoletano una lingua vera e propria e non emarginarla in favore dell’italiano (“ a scuola non si parla dialetto!”).
A Napoli abbiamo una tradizione esemplare in tal senso: Viviani , Scarpetta, Eduardo. Il repertorio è vasto.
Si può, poi, insegnare che il napoletano da loro volgarmente parlato, ha una ricchezza lessicale e culturale che nemmeno immaginano; e ha delle regole grammaticali come tutte le lingue. Da qui si può partire per imparare l’italiano e le lingue straniere.
Recitare significa leggere, memorizzare un testo, interpretarlo.
Ma col teatro si attivano anche altri laboratori e si acquisiscono altre nozioni: il laboratorio sartoriale per i vestiti, il laboratorio di falegnameria e artistico per le scenografie, quello musicale per le musiche da utilizzare e così via.
Col teatro s’ acquisiscono anche le regole disciplinari: recitare un certo ruolo, aspettare il proprio turno, ecc. Recitare- come insegna Moreno con lo psicodramma- può anche aiutare a superare i propri disagi: balbuzie, timidezza, instabilità emotiva, irritabilità, aggressività…
Un altro laboratorio importante per il recupero delle abilità linguistiche è quello multimediale.
Questi ragazzi non amano scrivere con la penna, ma amano il computer. Esso consente anche di correggere gli errori in tempo reale col vocabolario ortografico incorporato che ti segna in rosso gli sbagli e le parole non conosciute. Così i ragazzi imparano che il computer non conosce delle parole che magari noi conosciamo: ma allora è stupido! Anch’esso ha bisogno di arricchire il lessico, come noi.
Gli errori, ovviamente, si correggeranno sempre con l’aiuto dell’insegnante.
Il testo non è più solo scrittura, ma si può arricchire anche col disegno, con l’animazione, con le voci, con i suoni, con le foto e con i film.
La lezione di storia, di geografia, di scienze e di quant’altro può essere sviluppata a livello multimediale in un laboratorio d’informatica connesso in rete: sarà più ascoltata (e memorizzata) di una lezione fatta in maniera tradizionale utilizzando solo la voce monotona del docente.
Sempre al computer si possono realizzare giornalini scolastici. E’ un metodo utile per introdurre gli alunni a leggere il giornale (si ricordi che abitano in case dove è difficile trovare un giornale e dove al massimo si compra un giornale sportivo) e per formare i futuri cittadini. Si abitua gli alunni a fare commenti sugli avvenimenti mondiali, allargando i loro orizzonti spaziali e temporali, ad organizzare gli eventi secondo le rubriche o le sezioni selezionate. Però non bisogna imporre: la scelta deve venire dagli alunni. Noi per esempio alla scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” di Napoli, dove attualmente insegno, abbiamo lasciato che siano gli alunni a scrivere ciò che vogliono e come vogliono. Non a caso il giornalino si chiama “Spazio ragazzi”.
L’educazione stradale si può insegnare in maniera interattiva con i sussidi FIAT.
La manipolazione, come già sanno gli insegnanti di sostegno per gli alunni disabili, è molto importante per la creatività e lo sviluppo del tatto. Certo occorre evitare che gli alunni si lancino palline di creta in faccia o che distruggano i computer facendo quello che gli pare. Qui non si sta predicando l’anarchia, la mancanza di autorità e di disciplina.
Gli alunni debbono essere motivati, debbono sapere che per frequentare un laboratorio devono assoggettarsi ad alcune regole disciplinari (tenere in ordine, fare silenzio, attenersi al compito assegnato), altrimenti la frequenza del laboratorio sarà loro vietata.

