- Categoria: Studi e articoli sulla disabilità
- Scritto da Serena Mortari
Arte-terapia e handicap - Ruoli e funzioni dell'arte-terapeuta
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RUOLI E FUNZIONI DELL'ARTE-TERAPEUTA
L'arte-terapeuta è una persona dotata di uno spiccato interesse per la psicopatologia e di una vivida passione per l'arte. Dovrebbe avere una personalità capace di ascoltare e disponibile alla cooperazione, in modo da saper creare un ambiente favorevole ed empatico. L'arte-terapeuta entra in comunicazione sia con il paziente e la sua patologia, sia con la sua opera che diventa oggetto mediatore. Questo oggetto creato nello spazio dell'atelier, struttura un rapporto triangolare tra l'arte-terapeuta, il paziente e l'opera. Questa relazione mediata dall’oggetto artistico si modifica nel corso della terapia. Nella fase iniziale il paziente comunica con la sua opera grazie alla mediazione dell'arte-terapeuta che l'aiuta a stabilire questa relazione, per arrivare ad un rapporto diretto col suo oggetto. L’oggetto mediatore consente di trasformare la proiezione affettiva sul terapeuta e sull'oggetto (transfert diluito). L'arte-terapeuta ha la funzione di decodificare il messaggio grafico trasmesso dall'oggetto creato, per poi tradurlo in termini psicologici all’èquipe curante. Questa traduzione serve ad informare sulla componente psicologica delle opere, ma anche sul vissuto del paziente, sul suo comportamento e i suoi desideri che spesso non vengono raccolti in altri contesti terapeutici. L'arte-terapeuta favorisce la creatività in un clima di libertà ed evita gli atteggiamenti di critica o disvalorizzazione, sostenendo lo studio del significato dell'opera nella sua unicità.
La relazione terapeutica
Il processo terapeutico si attua in un campo tripolare, all’interno della relazione tra paziente, terapeuta e immagine. Il terapeuta deve individuare l’area transizionale in cui è possibile un incontro in quel particolare momento e per quel particolare paziente.
Il foglio bianco rappresenta l’estensione del mondo interiore del paziente e riflette le relazioni con gli oggetti interni; il transfert positivo nei confronti del terapeuta si traduce nella colorazione del foglio bianco.
La finalità dell'arte-terapeuta è quella di costruire nell'atelier un’interazione attraverso la comunicazione verbale e non verbale.
Secondo Melanie Klein la creazione di un oggetto artistico ha funzione riparativa e sviluppa un cambiamento. “Nella relazione terapeutica che Forabosco (1986) definisce una modalità di lavoro, pensata come un insieme di iniziative tese a stabilire un legame significativo, si evidenzia il costituirsi di un “contenitore” dell'angoscia e delle delusioni del paziente espresso da Bion (1967) e del “contenimento” che una madre sufficientemente buona contiene le angosce del bambino, accettandole e attenuandole (Winnicott). Le funzioni di contenimento e di sostegno si concretizzano nell'ascolto e nell'incoraggiamento del paziente, oltre che nell'osservazione di quanto viene da lui fatto o detto. Queste necessità non possono prescindere da un lavoro basato, oltre che a livello simbolico, sul “fare” insieme ai pazienti qualcosa di concreto e di condiviso” [4].
Le opere hanno un ruolo di protezione delle difese dell'io. Questo tipo di relazione terapeutica è un aspetto determinante che permette alla persona di canalizzare pulsioni arcaiche per esprimere l'affettività rimossa, attraverso la sublimazione e il transfert. L'arteterapeuta stabilisce una relazione affettiva con il paziente e l'oggetto creato, offrendogli l’opportunità di verbalizzare ciò che vuole. Il rapporto transferale trasforma l’espressione superficiale in qualcosa di molto personale ed intenso e l'oggetto creato, viene ad inserirsi tra i due. Il transfert che si attua in questo rapporto triangolare, si definisce come “diluito, nel senso che l'affettività e i sentimenti di amore o rifiuto vengono rivolti in parte sull'oggetto e in parte sul terapeuta, la cui risposta controtransferale è caratterizzata da una ricettività rispetto all'esperienza simbolica e presimbolica del paziente”[5] .
Mentre il paziente lavora a volte viene a creasi un’atmosfera di piacevole silenzio che induce nel terapeuta una sensorialità simile ad uno stato di rilassamento. Questa condizione caratterizza il controtransfert e può essere collegata a quella “ricettività che ha descritto Bion (1969) sull'idea di “reverie materna”, definendola “uno stato mentale aperto alla ricezione di tutti gli oggetti provenienti dall'oggetto amato”. La capacità dell'arte-terapeuta di accogliere l'esperienza profonda del paziente è analoga alla capacità della madre di cullare, accarezzare e contenere il bimbo piccolo nella sua mente per sognare insieme, giocare e usare simboli” [6]. In questo setting la produzione artistica assume il ruolo da protagonista. Si potrebbe abbracciare la proposta di Russo (1999) che parla di una “relazione originale, nel senso che genera fenomeni profondi di comunicazione sia per il paziente che per il terapeuta, entrambi “sottratti alla tirannia delle rispettive storie, ne costruiscono un'altra, dimenticando quella raccontabile”. Per il paziente può significare di esperire una relazione controllata e intensa, finalizzata alla sua evoluzione affettiva, offrendogli anche strumenti e stimolazioni che promuovono lo sviluppo delle sue capacità e della sua creatività”[7] .
Formazione del setting e modalità terapeutiche
Per fare arte-terapia è necessario uno spazio fisico adatto ad accogliere un gruppo di persone che devono esprimersi in forma artistica. L'atelier di pittura corrisponde ad uno spazio interno in cui sperimentare la propria realtà hic et nunc, ma anche in una prospettiva evolutiva. Il laboratorio ha la funzione di contenitore e di cornice del prodotto artistico.
Nel setting di arte-terapia ogni materiale contiene messaggi differenti e possono essere scelti nel contesto di una adeguata osservazione dell’utente, considerando la struttura dell’Io e le difese che innesca. È importante che l’arte-terapeuta tenga conto delle caratteristiche tattili dei materiali e delle possibilità di controllo che offrono in base al coinvolgimento muscolare necessario al loro utilizzo.
Un laboratorio di arte terapia dura generalmente un’ora nel caso di sedute individuali, mentre nel caso di gruppi con più di dieci persone sono necessarie almeno tre ore.
I laboratori sono solitamente presenti nelle scuole, nei Centri Diurni, le comunità per tossicodipendenti, nelle carceri e in alcuni reparti ospedalieri.
In altre strutture che per scelta metodologica o necessità organizzativa non dispongono di laboratori, il setting va ricostruito di volta in volta, attraverso le regole, la durata della seduta e del gruppo nel tempo, le tecniche proposte, l’entità del gruppo e gli obiettivi. Il gruppo avrà comunque bisogno di svolgersi in un ambiente che sia un contenitore accogliente [8].
Un laboratorio che funzioni regolarmente tutti i giorni, comprende attività terapeutiche con diverse modalità ad orario fisso e di durata limitata. All’inizio alcune persone vengono per incontrare il responsabile e trovare una relazione individualizzata. Dopo questo periodo si propone di partecipare a programmi organizzati in base all’età, alla patologia e tenendo anche in considerazione il desiderio dell’utente.
Il laboratorio può costituirsi come luogo d'incontro e depsichiatrizzazione. Tutto questo serve a creare un clima empatico di scambio reciproco e amicizia.

