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La prospettiva lavorativa nell'educazione delle persone diversamente abili - I nuovi rapporti di lavoro secondo la Riforma Biagi
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I nuovi rapporti di lavoro secondo la Riforma Biagi
Il 14 febbraio 2003 il Parlamento italiano ha approvato la legge n. 30 che riforma il mercato del lavoro, meglio nota come "legge Biagi".
L’obiettivo generale vuole essere quello di promuovere un lavoro regolare e non precario, superando le rigidità imposte dalle regole precedenti, in un reciproco adattamento fra le esigenze dei lavoratori e quelle delle imprese.
In particolare la legge opera importanti novità in merito all’articolazione degli orari di lavoro, introducendo formule contrattuali che dovrebbero favorire l’ingresso o la permanenza al lavoro di persone che hanno bisogni particolari.
Innanzitutto viene rilanciato l’uso del part time (art.3), già oggetto di attenzione nella legge n. 196 del 24 giugno 1997, nota come "Pacchetto Treu".
Il part time si definisce come attività lavorativa effettuata ad orario inferiore di quello di norma previsto dai diversi contratti collettivi di lavoro. Può essere "orizzontale" quando la prestazione lavorativa si svolge tutti i giorni della settimana ma per un numero di ore inferiore a quello dei lavoratori a tempo pieno; diviene invece "verticale" allorché il lavoro viene svolto solo per alcuni giorni della settimana o del mese, ad orario intero (ad esempio: lunedì, martedì e mercoledì di ogni settimana). Si definisce part time "ciclico" se la prestazione concerne solo alcuni periodi dell'anno o del mese (ad esempio: trenta giorni al lavoro e trenta a casa).
La Riforma Biagi riprende poi il già noto "contratto di lavoro ripartito" (job-sharing), regolamentato con la Circolare n. 43/98 del Ministero del Lavoro, seppur finora poco utilizzato.
Ribattezzato come "lavoro a coppia" (art. 4, comma 1, lettera e), esso prevede che due o più persone possano garantire insieme una prestazione di lavoro, distribuendosi liberamente settimane, giornate o parti della giornata di lavoro.
La legge n. 30/2003 riforma poi in maniera profonda il pianeta delle collaborazioni coordinate e continuative, introducendo il lavoro a progetto (art. 4, comma 1, lettera c), cioè una forma di lavoro autonomo che deve avere un capo e una coda. In tutti gli altri casi i "co.co.co" devono essere ridefiniti come rapporti di lavoro subordinato.
Possiamo auspicare che tali nuove formule occupazionali aprano nuovi sbocchi lavorativi anche per le persone disabili: pensiamo a tutti coloro che non sono in condizione di sostenere una permanenza prolungata sul posto di lavoro, che hanno bisogno di periodi di defaticamento o di cura, che sono meglio collocati in lavori ciclici o stagionali. Per le aziende si aprono così possibilità di assunzione, anche a lungo termine, calibrate sui tempi richiesti dalle mansioni che effettivamente una persona può svolgere.
Conclusioni
A ciascuna persona, in quanto tale, è consegnata la speranza che il futuro riserva una maggior pienezza. Non si tratta di una felicità edonisticamente intesa (22), perché quasi sempre la realizzazione imbocca i tortuosi percorsi della fatica e della sofferenza, ma certo di una pienezza nell'autonomia e nel senso del proprio essere al mondo. Tale speranza appartiene a tutti, anche alle persone diversamente abili, le quali, forse, hanno maggior bisogno di genitori, insegnanti, educatori e politici che li aiutino a "compiersi", a realizzarsi.
Il lavoro rappresenta una tappa di questo "compimento", l'accesso ad un livello di autonomia e di autosufficienza che è componente insostituibile dell'essere adulto. L'occupazione va coltivata come prospettiva necessaria lungo tutto il cammino dell'educazione, con consapevolezza delle difficoltà ma soprattutto fiduciosi che anche chi è ostacolato da una disabilità può e deve contribuire con le mani, l'intelligenza ed il cuore a rendere migliore la terra in cui viviamo.
Note:
1. Cfr. Legge del 21 novembre 1988, n. 508, recante "Norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti."
2. C. Lepri-E. Montobbio, "Lavoro e fasce deboli", Franco Angeli, Milano, 1994, pag.10.
3. Cfr. G. Bocca, Pedagogia e lavoro, Ed. Franco Angeli, Milano, 1992.
4. Cfr. E. Mounier, La paura del secolo XX, Ed. La Nuova Italia, Firenze, 1951.
5. AA.VV., Teoria e modello in pedagogia, Armando, Roma, 1986.
6. E. Erikson, Identitty and the Life Cycle, in "Psycological Issues", Monograph 1, International Universities Press, New York, 1959.
7. Vedasi a questo riguardo gli scritti di M. Buber, in particolare "Io e tu" (1923) e "Il problema dell'uomo" (1972), nonché il volume di F. Larocca "Dialogo creativo", Morelli, Verona, 1992.
8. Cfr. G. Sarchielli, La socializzazione al lavoro, Ed. Il Mulino, Bologna, 1978, pp. 46-47.
9. S. Hessen, Struttura e contenuto della scuola moderna, Ed. Avio, Roma, 1950, p. 44.
10. E. Montobbio, "Handicap e lavoro", in AA.VV, Handicappati e società, Ed. del Cerro, Pisa, 1982, p. 25.
11. F. Larocca, Nei frammenti l'intero, Franco Angeli, Milano, 1999, p. 117.
12. D.J. Levinson, The Season of Man’s Life, Knopf, New York, 1978, citato in J.C. Craig, Lo sviluppo umano, Ed. Il Mulino, Bologna, 1982, p. 523. Le citazioni che seguono appartengono alla stessa pagina.
14. Cfr. P. Gaspari, Il labirinto dell'handicap, Giunti Lisciani, Teramo, 1990, p. 142.
15. P. Cattaneo, Handicap e scuola elementare, La Scuola, Brescia, 1997, p. 23.
16. ibidem
17. Cfr. Regolamento di attuazione dell’articolo 68 della Legge 17 maggio 1999, n. 144 concernente l’obbligo di frequenza di attività formative
18. F. Larocca, Nei frammenti l’intero, op. cit., p. 282.
19. Atto di indirizzo e coordinamento, art. 2-6. Per la valutazione delle capacità utili per lo svolgimento delle attività lavorative, l'Atto fornisce una scheda in allegato.
20. Atto di indirizzo e coordinamento, allegato 2, "Servizi di sostegno e di collocamento mirato".
21. Contratto Collettivo Nazionale di lavoro per i lavoratori delle cooperative sociali, 1992, art. 1.
22. Cfr. M. Contini, Figure di felicità, orizzonti di senso, La Nuova Italia, 1993.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 3, Febbraio 2006
DOI: 10.4440/200602/PASQUALOTTO

