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  • Categoria: Dibattito a scuola

Come interpretare la questione del dibattito

Nel precedente articolo il dibattito regolamentato è stato definito come un confronto argometativo rigorosamente regolamentato su temi controversi e di fronte ad una giuria. Come vi accenna la definizione, l’impiego del dibattito in classe, o tra studenti di classi diverse, richiede la formulazione di una questione del dibattito, ossia del tema su cui gli studenti dovranno confrontarsi.

L’impiego del termine «questione» risale almeno ad Ermagora di Temno, retore greco del II sec. a. C. che impiegava ζήτημα (quaestio in latino) per indicare la domanda dalla quale dipende la controversia (Zanatta, 2004). 

Più precisamente con «questione» d’ora in avanti  intenderemo la proposizione posta in forma interrogativa, su cui le squadre, una schierata per la posizione pro, e l’altra per quella contro, dovranno confrontarsi. Esempi di questioni sono: «La competizione è preferibile alla cooperazione?», «È corretto chiamare «scienze» le "scienze umane"?», «La vita va sempre difesa come valore supremo?». Pertanto, visto che il dibattito e la sua preparazione prendono le mosse da questo interrogativo, cosa dovranno fare gli studenti quando verrà loro indicata la questione da dibattere e prima di intraprendere la ricerca degli argomenti per preparare la posizione pro o contro assegnata loro?

I passi elementari per analizzare la questione

Il compito generico da svolgere è quello d’interpretare la questione per darle significato. Il linguaggio, infatti, può essere vago, ossia impreciso o indeterminato, come dimostra il paradosso del sorite. Se da un mucchio di sabbia togliessimo un granello avremmo ancora un mucchio. Così anche se ne togliessimo un altro. Ma quando questo mucchio cessi d’essere tale è ben difficile stabilirlo così come è difficile stabilire quanti capelli rendono un uomo, un uomo calvo. Inoltre, il linguaggio può essere ambiguo, ossia avere più significati, come mostra il seguente esempio tratto dal lemma «ambiguità» del dizionario della lingua italiana Palazzi Folena: «La vecchia porta la sbarra». Questo enunciato può infatti indicare sia una porta vecchia e cadente che sbarra la strada o la via, a cui si presume il pronome «la» si riferisca, sia un’anziana signora che trasporta con sé una trave o un’asse di legno. Pertanto prima d’intraprendere qualsiasi ricerca degli argomenti a sostegno della posizione da difendere è fondamentale analizzare la questione assegnata e comprendere la molteplicità di significati cui i suoi termini possono fare riferimento. Basti pensare ad esempio a quanti significati il termine «forza» può assumere in una questione apparentemente chiara come «È giusto impiegare la forza per stabilire la democrazia?»: da forza personale a forza militare; dall’embargo economico a forme di protesta e ostruzione interne ai singoli paesi interessati.

Una volta analizzati i termini della questione il passo successivo consiste nell’applicazione, ai vari significati attribuiti o individuati per i termini della questione, di due criteri fondamentali. Il rispetto di questi criteri garantisce un dibattito bilanciato e costruttivo. Il primo criterio prevede che l’interpretazione dei termini si rifaccia ad un problema effettivamente controverso; il secondo stabilisce che ogni ulteriore scelta o limitazione del significato della questione o dei suoi termini debba essere ragionevole. Vediamoli nello specifico. Il primo criterio, o criterio contestuale, vincola l’interpretazione della questione all’argomento controverso cui la questione implicitamente si ricollega. Infatti, se la questione proposta non fosse controversa, allora non avrebbe senso neanche dibattere. Ad esempio una questione filosofica come «È l’uomo misura di tutte le cose?» deve essere interpretata in riferimento al pensiero di Protagora di Abdera, retore e filosofo greco del V sec. a. C. e rappresentante del relativismo. Se una delle due squadre partecipanti al dibattito la interpretasse come interrogativo sulle capacità dell’uomo di misurare fisicamente tutte le cose, allora il dibattito si allontanerebbe dal vero punto in discussione, ossia se esiste una realtà oggettiva, rischiando di ridurre il dibattito a una sterile e autistica esposizione di argomenti poiché le parti sosterrebbero posizioni diverse, ma non contrapposte.