- Categoria: Dibattito a scuola
- Scritto da Manuele De Conti
Come interpretare la questione del dibattito - Seconda parte
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Individuato l’ambito entro il quale interpretare la questione, il secondo criterio, o criterio della ragionevolezza, asseconda la libera interpretazione dei termini o delle espressioni della questione purché il significato attribuito loro sia ragionevole, ossia conforme alle regole della ragione e quindi difendibile con argomenti considerati intersoggettivamente validi (Eemeren van, 2010, pp. 29-36). Ad esempio, per la già citata questione «È giusto impiegare la forza per stabilire la democrazia?» potrebbe essere ragionevole limitare l’interpretazione del termine «forza» all’impiego dell’esercito e agli embarghi economici e non al sostegno economico dei dissidenti. Infatti, si potrebbe argomentare, il termine «forza» e l’espressione «impiegare la forza» indicherebbero un’espressione diretta, e non indiretta come sarebbe invece il sostegno economico dei dissidenti. Tuttavia durante il dibattito anche questa interpretazione potrebbe essere contestata, ma proprio sulla capacità di reggere alle confutazioni e alle interpretazioni alternative e proposte come più valide e ragionevoli si gioca questa attività.
Infine, dopo aver individuato l’ambito in cui interpretare la questione e definiti i termini entro i quali preparare anche strategicamente la propria posizione, è opportuno porsi un’ultima domanda, ossia: che tipo di questione dobbiamo dibattere? Sebbene non tutta la letteratura sul dibattito proponga la stessa sistemazione (Cfr. Trapp et al. 2005; Ziegelmueller, Harris e Bloomingdale, 1995) generalmente i tipi di questione possono essere ricondotti a tre: questioni sui fatti, questioni sui valori e questioni sui piani d’azione politici. Le questioni sui fatti si riferiscono a ciò che è, è stato o sarà. Ad esempio «La destituzione del presidente egiziano Mohamed Morsi avrà ripercussioni su tutti i paesi arabi?» è una questione riguardante i fatti. Sono ritenute questioni fattuali anche quelle che si riferiscono alla causalità, ad es. «Le recenti catastrofi naturali sono più ascrivibili all’uomo che alla natura?», e alle definizioni, come «La filosofia è una scienza?» (Branham, 1991). Le questioni sui valori riguardano la valutazione di persone, cose, luoghi o eventi focalizzandosi sul giusto o sbagliato, virtuoso o immorale. Esempi di queste tematiche sono: «È giusto permettere ai genitori di non vaccinare i propri figli?» e «È giusto limitare la provocatorietà dell’arte?». Infine le questioni sui piani d’azione politici riguardano le azioni sociali o individuali a livello internazionale, nazionale, locale o individuale e rispondono alla seguente domanda: cosa dovrebbe essere fatto? Alcuni esempi di tali questioni sono: «A Genova è opportuno incrementare i sitemi di videosorveglianza?», «In Europa, l'austerità dovrà continuare ad essere una misura fondamentale?». Sebbene le tre tipologie di questioni siano qui presentate come distinte non si deve pensare che esse siano tra loro indipendenti e separate. Spesso, infatti, le esperienze e i fatti modellano i valori e possono essere implicati, come anche i valori, per determinare le azioni politiche (Snider, 2005).

