- Categoria: Dibattito a scuola
- Scritto da Manuele De Conti
Come interpretare la questione del dibattito
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Nel precedente articolo il dibattito regolamentato è stato definito come un confronto argometativo rigorosamente regolamentato su temi controversi e di fronte ad una giuria. Come vi accenna la definizione, l’impiego del dibattito in classe, o tra studenti di classi diverse, richiede la formulazione di una questione del dibattito, ossia del tema su cui gli studenti dovranno confrontarsi.
L’impiego del termine «questione» risale almeno ad Ermagora di Temno, retore greco del II sec. a. C. che impiegava ζήτημα (quaestio in latino) per indicare la domanda dalla quale dipende la controversia (Zanatta, 2004).
Più precisamente con «questione» d’ora in avanti intenderemo la proposizione posta in forma interrogativa, su cui le squadre, una schierata per la posizione pro, e l’altra per quella contro, dovranno confrontarsi. Esempi di questioni sono: «La competizione è preferibile alla cooperazione?», «È corretto chiamare «scienze» le "scienze umane"?», «La vita va sempre difesa come valore supremo?». Pertanto, visto che il dibattito e la sua preparazione prendono le mosse da questo interrogativo, cosa dovranno fare gli studenti quando verrà loro indicata la questione da dibattere e prima di intraprendere la ricerca degli argomenti per preparare la posizione pro o contro assegnata loro?
I passi elementari per analizzare la questione
Il compito generico da svolgere è quello d’interpretare la questione per darle significato. Il linguaggio, infatti, può essere vago, ossia impreciso o indeterminato, come dimostra il paradosso del sorite. Se da un mucchio di sabbia togliessimo un granello avremmo ancora un mucchio. Così anche se ne togliessimo un altro. Ma quando questo mucchio cessi d’essere tale è ben difficile stabilirlo così come è difficile stabilire quanti capelli rendono un uomo, un uomo calvo. Inoltre, il linguaggio può essere ambiguo, ossia avere più significati, come mostra il seguente esempio tratto dal lemma «ambiguità» del dizionario della lingua italiana Palazzi Folena: «La vecchia porta la sbarra». Questo enunciato può infatti indicare sia una porta vecchia e cadente che sbarra la strada o la via, a cui si presume il pronome «la» si riferisca, sia un’anziana signora che trasporta con sé una trave o un’asse di legno. Pertanto prima d’intraprendere qualsiasi ricerca degli argomenti a sostegno della posizione da difendere è fondamentale analizzare la questione assegnata e comprendere la molteplicità di significati cui i suoi termini possono fare riferimento. Basti pensare ad esempio a quanti significati il termine «forza» può assumere in una questione apparentemente chiara come «È giusto impiegare la forza per stabilire la democrazia?»: da forza personale a forza militare; dall’embargo economico a forme di protesta e ostruzione interne ai singoli paesi interessati.
Una volta analizzati i termini della questione il passo successivo consiste nell’applicazione, ai vari significati attribuiti o individuati per i termini della questione, di due criteri fondamentali. Il rispetto di questi criteri garantisce un dibattito bilanciato e costruttivo. Il primo criterio prevede che l’interpretazione dei termini si rifaccia ad un problema effettivamente controverso; il secondo stabilisce che ogni ulteriore scelta o limitazione del significato della questione o dei suoi termini debba essere ragionevole. Vediamoli nello specifico. Il primo criterio, o criterio contestuale, vincola l’interpretazione della questione all’argomento controverso cui la questione implicitamente si ricollega. Infatti, se la questione proposta non fosse controversa, allora non avrebbe senso neanche dibattere. Ad esempio una questione filosofica come «È l’uomo misura di tutte le cose?» deve essere interpretata in riferimento al pensiero di Protagora di Abdera, retore e filosofo greco del V sec. a. C. e rappresentante del relativismo. Se una delle due squadre partecipanti al dibattito la interpretasse come interrogativo sulle capacità dell’uomo di misurare fisicamente tutte le cose, allora il dibattito si allontanerebbe dal vero punto in discussione, ossia se esiste una realtà oggettiva, rischiando di ridurre il dibattito a una sterile e autistica esposizione di argomenti poiché le parti sosterrebbero posizioni diverse, ma non contrapposte.
Individuato l’ambito entro il quale interpretare la questione, il secondo criterio, o criterio della ragionevolezza, asseconda la libera interpretazione dei termini o delle espressioni della questione purché il significato attribuito loro sia ragionevole, ossia conforme alle regole della ragione e quindi difendibile con argomenti considerati intersoggettivamente validi (Eemeren van, 2010, pp. 29-36). Ad esempio, per la già citata questione «È giusto impiegare la forza per stabilire la democrazia?» potrebbe essere ragionevole limitare l’interpretazione del termine «forza» all’impiego dell’esercito e agli embarghi economici e non al sostegno economico dei dissidenti. Infatti, si potrebbe argomentare, il termine «forza» e l’espressione «impiegare la forza» indicherebbero un’espressione diretta, e non indiretta come sarebbe invece il sostegno economico dei dissidenti. Tuttavia durante il dibattito anche questa interpretazione potrebbe essere contestata, ma proprio sulla capacità di reggere alle confutazioni e alle interpretazioni alternative e proposte come più valide e ragionevoli si gioca questa attività.
Infine, dopo aver individuato l’ambito in cui interpretare la questione e definiti i termini entro i quali preparare anche strategicamente la propria posizione, è opportuno porsi un’ultima domanda, ossia: che tipo di questione dobbiamo dibattere? Sebbene non tutta la letteratura sul dibattito proponga la stessa sistemazione (Cfr. Trapp et al. 2005; Ziegelmueller, Harris e Bloomingdale, 1995) generalmente i tipi di questione possono essere ricondotti a tre: questioni sui fatti, questioni sui valori e questioni sui piani d’azione politici. Le questioni sui fatti si riferiscono a ciò che è, è stato o sarà. Ad esempio «La destituzione del presidente egiziano Mohamed Morsi avrà ripercussioni su tutti i paesi arabi?» è una questione riguardante i fatti. Sono ritenute questioni fattuali anche quelle che si riferiscono alla causalità, ad es. «Le recenti catastrofi naturali sono più ascrivibili all’uomo che alla natura?», e alle definizioni, come «La filosofia è una scienza?» (Branham, 1991). Le questioni sui valori riguardano la valutazione di persone, cose, luoghi o eventi focalizzandosi sul giusto o sbagliato, virtuoso o immorale. Esempi di queste tematiche sono: «È giusto permettere ai genitori di non vaccinare i propri figli?» e «È giusto limitare la provocatorietà dell’arte?». Infine le questioni sui piani d’azione politici riguardano le azioni sociali o individuali a livello internazionale, nazionale, locale o individuale e rispondono alla seguente domanda: cosa dovrebbe essere fatto? Alcuni esempi di tali questioni sono: «A Genova è opportuno incrementare i sitemi di videosorveglianza?», «In Europa, l'austerità dovrà continuare ad essere una misura fondamentale?». Sebbene le tre tipologie di questioni siano qui presentate come distinte non si deve pensare che esse siano tra loro indipendenti e separate. Spesso, infatti, le esperienze e i fatti modellano i valori e possono essere implicati, come anche i valori, per determinare le azioni politiche (Snider, 2005).
L’utilità dell’analisi della questione
I passaggi qui delineati per pervenire a una completa analisi della questione da dibattere sono indicazioni orientative ma astratte. Se da un lato sono in grado di guidare l’avvio della riflessione sul tema da dibattere, dall’altro la contestualizzazione e la definizione dei termini si affinano approfondendo la posizione da difendere. Maggiori saranno le conoscenze apprese, maggiori saranno le limature alle definizioni in precedenza poste e la comprensione dei punti davvero controversi della questione. Ciononostante seguire questi passaggi, soprattutto se si è alle prime esperienze col dibattito regolamentato, è importante per avere una semplice guida per evitare il disorientamento di fronte alla complessità del compito richiesto e per ottimizzare la ricerca. Infatti, un’iniziale contestualizzazione della questione e la definizione dei suoi termini permetterà di capire meglio cosa si deve e si vuole sostenere indirizzando la ricerca verso gli aspetti dell’argomento ritenuti più rilevanti e trascurando quelli invece marginali, superflui o irrilevanti. Questo vantaggio è tanto più importante quanto meno è il tempo che gli studenti hanno a disposizione per preparare la loro posizione. Inoltre seguire queste indicazioni è utile perché ragionando sulla definizione dei termini e sulle ragioni della loro adozione, si sviluppa la consapevolezza delle varie sfumature linguistiche che i termini implicano e si formulano i motivi per far valere le proprie scelte qualora la squadra avversaria fraintendesse l’impiego di un concetto o ne contestasse la definizione. Infine, individuare la tipologia di questione dibattuta e comprendere per ciascuna d’esse le strategie argomentative adatte a sostenerle significa comprendere, con Habermas, il senso della fondazione o il modo in cui ciascuna d’esse debba essere argomentativamente fondata. Ciascun tipo di questione ha infatti pretese di validità diverse (1986, p. 101).
Seguire pedissequamente questa scaletta, non potrà tuttavia eliminare i problemi determinati da una non corretta formulazione della questione da dibattere. Pertanto, affinché una questione sia formulata appropriatamente e garantisca un dibattito con eque probabilità di vittoria a entrambe le squadre è necessario che rispetti alcuni criteri. Il primo criterio risponde alla domanda: la questione è controversa? Nel caso una questione non sia tale, ossia assegni ad una delle due squadre l’onere di sostenere una posizione assodata e riconosciuta già indiscutibilmente vera, allora il dibattito non potrà che essere un’esperienza imbarazzante e avvilente per chi dovrà partecipare ad un incontro perso già in partenza. Il secondo criterio coincide con l’interrogativo: le espressioni o i termini in cui è formulata la questione sono chiari? Ad esempio la questione «E' giusto proibire il tabacco?» potrebbe non essere chiara quanto sembra. Mentre una squadra potrebbe intendere con «tabacco» le sigarette, la squadra antagonista potrebbe riferirsi alle varie specie di piante che si indicano con tale nome. Il dibattito così configurato non potrà che condurre a una frustrante esperienza d’incomunicabilità. Il terzo criterio è quello dell’elementarità e risponde alla domanda: la questione invita a discutere un unico problema? Se la questione impone la discussione di due o più punti come nel caso di «È giusto che la foresta amazzonica non sia deforestata e che i nativi non siano allontanati dalle loro terre?» il dibattito non potrà che avere esiti infelici. La deforestazione della foresta amazzonica e l’allontanamento dei nativi dalle proprie terre possono essere discussi in due dibattiti distinti. Altri aspetti da tenere in considerazione quando si formula una questione per i dibattiti sono la semplicità, ossia l’utilizzo di un numero limitato di parole, e l’interesse che tale questione può avere per gli studenti o per il loro indirizzo di studi (Rybold, 2006; Snider, 2005). Rispettando questi criteri si potranno elaborare questioni quanto più possibili adatte al dibattito regolamentato, con la certezza d’orientare la discussione sugli argomenti prescelti e d’offrire un’opportunità d’apprendimento autentica.
Esercizi utili
Definire in gruppo i seguenti concetti: misura – conflitto – ordine – scuola – gioco d’azzardo.
Definire in gruppo le seguenti azioni: difendere – produrre – diffondere – proibire – investire.
Individuare la tipologia di ciascuna questione:
- È giusto limitare la provocatorietà dell’arte?
- In Europa, l'austerità deve essere una misura fondamentale?
- Comminare pene severe è utile per diminuire la delinquenza minorile?
- È giusto proibire la vendita delle sigarette?
- Oggi, in Veneto, è effettivamente tutelato il diritto degli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi economici o assistenziali, di raggiungere i più alti gradi dell'istruzione?
- L’Italia deve investire di più nelle energie rinnovabili?
Bibliografia di riferimento
- Branham R., Debate and Critical Analysis: The Harmony of Conflict, Erlbaum, New Jersey, 1991.
- Eemeren van H. F., Strategic Maneuvering in Argumentative Discourse, John Benjamins Publishing Company, Amsterdam, 2010.
- Habermas J., Teoria dell’agire comunicativo, Vol. I, Razionalità nell’azione e razionalizzazione sociale, Il Mulino, Bologna, 1986.
- Rybold G., Speaking, Listening and Understanding. Debate for Non-Native English Speakers, IDEA, New York, 2006.
- Snider A., Voices in the Sky: Radio Debates, IDEA, New York, 2005.
- Trapp R., Zompetti P. J., Motiejunaite J. e Driscoll W., Discovering the World Through Debate. A Practical Guide to Educational Debate for Debaters, Coaches and Judges, IDEA, New York, 2005.
- Zanatta M. (a cura di), Ermagora. Testimonianze e frammenti, Edizioni Unicopli, Milano, 2004.
- Ziegelmueller G., Harris S. e Bloomingdale D., Advancing in Debate: Skills and Concepts, Carl Publishing, Topeka, 1995.
Autore: Manuele De Conti. Laureato in filosofia nel 2009 presso l'Università di Padova con la tesi "Disaccordi e disaccordo di fondo: una risposta etica e pratica", si occupa dal 2004 dello studio e della promozione del dibattito regolamentato con l'iniziativa Incontri di Disputa Filosofica. Collabora al progetto di dibattito dell'Università di Padova Palestra di Botta e Risposta in qualità di organizzatore, coordinatore, formatore e giudice, e svolge attività di formazione al dibattito e di giudice, riconosciuto dal World Debate Institute, Università del Vermont (U.S.A). Attualmente è dottorando in Scienze Pedagogiche, della Formazione e dell'Educazione presso l'Università di Padova.
copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 9, settembre 2013

