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Le differenze culturali a scuola: una ricerca biografica - Terza parte

Analisi dei dati

I ragazzi marocchini ed il ragazzo slavo intervistati hanno assimilato fino ad un certo punto i valori della società in cui vivono ricordando i momenti improntati su forme tradizionali:

Quando ero ancora nel mio paese andavo tutti i giorni festivi nella chiesa ortodossa e ora non ci posso più andare perché manca a Fermignano (Johan).

Un'altra ragazza ricorda che le famiglie si aiutano con una solidarietà che rinsalda i legami:

Di domenica la mia famiglia con altre famiglie marocchine si riuniscono e mangiano assieme e se abbiamo qualche problema ci aiutiamo l’un l’altro (Fatma).

I membri della famiglia sono sottomessi all’autorità del capofamiglia, in conseguenza ad una rigida struttura autoritaria. In tutti i ragazzi vi è l’idea della severità del padre a cui si ubbidisce senza discutere. La famiglia presenta al suo interno una rigida spartizione di ruoli e compiti:

La mia famiglia è formata da mio padre, da mia madre e da altri tre fratelli. Ci riuniamo tutti i giorni a mangiare alla stessa ora. Ascoltiamo mio padre parlare dei suoi tempi passati mentre mia madre cucina e ci serve i piatti. Se disubbidiamo a nostro padre veniamo puniti e quindi non ci conviene (Omar).

I ragazzi italiani nei loro racconti notano alcune diversità dei comportamenti dei loro compagni extracomunitari:

Un giorno, durante l’ora di Lettere, Fatma ha il mal di testa. La prof. le vuol dare una medicina da prendere con l’acqua ma dato che era il mese del digiuno Fatma non l’ha potuto prendere perché si doveva bere l’acqua. I musulmani son sicuramente più religiosi di noi. Io a volte mi dimentico di andare a Messa di domenica! (Matteo)

Difficoltà e problematiche della ricerca

Il colloquio avvenuto in un’aula messa a disposizione gentilmente dal Dirigente scolastico ha presentato delle difficoltà iniziali.
L’approccio vede spesso la richiesta da parte dell’intervistatore dell’uso della lingua italiana che non sempre dai ragazzi extracomunitari è stata rispettata.
Ci sono poi, da parte degli intervistati, le preoccupazioni sulla finalità dell’intervista e sulla buona esposizione delle proprie storie di vita.
Il secondo colloquio è stato in genere una ripresa degli argomenti trattati nel primo, allo scopo di approfondire certi aspetti che si ritengono interessanti per la ricerca.
Esse sono narrazioni vissute nello spazio dell’interazione dialogica pertanto vi è la problematica del rapporto che si viene a stabilire fra l’intervistato e l’intervistatore.