Stop the genocide poster

Le differenze culturali a scuola: una ricerca biografica

La ricerca che qui si riassume riguarda l’analisi dell’integrazione multietnica in una classe di scuola media inferiore di una località nelle vicinanze di Urbino. Si tratta di Fermignano, un paese di circa seimila abitanti nel quale, negli ultimi dieci anni, sono immigrati circa mille extracomunitari, in prevalenza di origine marocchina e slava.
In particolare la ricerca ha voluto indagare se le differenze interculturali costituiscono motivo di confronto ed approfondimento all’interno dell’attività didattica, come dal Ministero dell’Istruzione a partire dalla Circolare n.301 del 1989.

Lo studio è stato compiuto in una classe di 2° media inferiore composta da venti studenti, di cui cinque extracomunitari. I partecipanti alla ricerca sono stati, nello specifico, cinque alunni di nazionalità italiana (Matteo, Giovanna, Maria, Daniela, Antonio) e cinque extracomunitari ( 4 di origine marocchina – Omar, Mustafa, Fatma, e Alima - e uno di origine slava, Johan).
Si è trattato, dunque, di uno studio monografico su un gruppo sociale concreto, condotto secondo il modello delle ricerche antropologiche, che mirava a delineare il modo con cui i soggetti, portatori di una cultura particolare, interagiscono con la diversa situazione sociale in cui si vengono a trovare. In definitiva è l'immigrazione stessa ad essere considerata in quanto processo di mutamento sociale. 

Metodologia utilizzata

L 'opera di Thomas e Znaniecki, Il contadino polacco in Europa e in America, 1918-1919, è considerata essenziale e da prendere in considerazione per ogni tentativo di sistemazione del così detto "approccio o metodo biografico". Gli autori hanno usato principalmente i metodi dei case study e i documenti biografici, che trovarono in Polonia un terreno fertile.
Nell'Introduzione, Znaniecki scriveva che l'individuo e il suo ambiente costituiscono un’unità agli occhi del sociologo: "l'individuo è un insieme composito di azioni, ciascuna delle quali si riferisce agli oggetti dell'ambiente circostante e che è possibile comprendere e definire, solo in rapporto a tali oggetti".
Il valore del metodo, dice ancora Znaniecki, dipende dal tipo di problematica che viene affrontato: per questo il valore dell'autobiografia come metodo per la sociologia è diverso da quello della storia o da altre discipline.
Di seguito a questo discorso, Chalasinski evidenzia come il metodo della biografia, consente di studiare "la coscienza sociale dell'individuo" e afferma che: "il racconto stesso è un fatto sociale perché traduce all'esterno gli atteggiamenti personali". In un ribaltamento di valori, ciò che per gli storici è un difetto dell'autobiografia (soggettivismo, aspirazioni, pregiudizi, superstizioni dell' autore), per i sociologi ne costituisce il pregio migliore.
Per cogliere i fenomeni caratteristici dei momenti di crisi (nel nostro caso degli emigrati extracomunitari trapiantati in Italia), l'analisi sociologica deve saper accostare gli individui e le loro storie, il mutamento sociale e/o la complessità sociale con la complessità della personalità umana. Da ciò, il principio metodologico fondamentale della sociologia, come dicono Thomas e Znaniecki, è il seguente: "la causa di un valore o di un atteggiamento non è mai un valore o un atteggiamento soltanto, ma è sempre una combinazione di un atteggiamento e di un valore"(op. cit. p. 43).
Ogni attività e comportamento si delineano in base alla definizione e la rappresentazione che un individuo o il gruppo danno alla situazione.


Esistono 2 strategie che il ricercatore può adottare e mettere in atto nell’indagine:

  • a) la prima si avvale di un quadro teorico-ipotetico già elaborato, che permette la raccolta dei dati all'interno di una pratica di ricerca collaudata e accettata;
  • b) la seconda sottolinea come la definizione e la raccolta dei dati evolvono assieme, di modo che la ricerca risulti una pratica che si fa praticandola, senza formulazioni teoriche e metodologiche rigide. Questa seconda strategia parte dall'assunto che la ricerca sociale si svolge là dove gli stessi individui conducono le loro pratiche sociali.

La ricerca qui riassunta si avvale di questa seconda strategia, poiché parte dal presupposto che l'individuo ha bisogno della società che egli stesso concorre a costruire, vive in società ma deve anche produrre la società per vivere; egli ha un'esperienza di prima mano del sociale, nel senso che egli sa, ha una conoscenza del sociale che gli viene direttamente dalla sua pratica sociale.

Pertanto si è ritenuto più adatto, per raggiungere questo scopo, una metodologia basata su interviste libere somministrate ai dieci ragazzi in cui venivano invitati a fare un resoconto della loro esperienza scolastica con ragazzi di nazionalità diverse. Ai ragazzi extracomunitari si chiedeva, inoltre, di parlare sulle diversità di cultura e di usi fra l’Italia ed il loro Paese d’origine.

Un’autobiografia, in quanto documento scritto, di cui ad esempio si sono avvalsi Thomas e Znaniecki, è una cosa diversa da una biografia raccolta tramite un colloquio, in cui il discorso si svolge tra un soggetto che narra ad un ascoltatore, in un rapporto faccia a faccia e con parole che sono dirette, di prima battuta.

L’autobiografia presenta un’autonomia letteraria e presuppone due caratteristiche:
1. chi scrive la propria biografia vuole raccontare la sua vita e questo bisogno lo porta ad una maggior precisione e riflessività nella scrittura; può tornare più volte nel testo, riuscendo così ad essere sempre più distaccato dai propri ricordi, che assumono pian piano un significato che si costituisce nel presente della scrittura.
2. in quanto testo scritto, l’autobiografia assume una certa autonomia anche nei confronti di chi la narra.

La biografia narrata, al contrario, vive solo nel colloquio ed insieme ad esso si costruisce ed evolve. Le interviste non offrono mai dei “fatti”, ma delle “parole” che esprimono ciò che il soggetto ha vissuto, il suo punto di vista sul “mondo”, sul “suo mondo”.

Le ricerche sui soggetti che hanno accettato l’intervista mirano proprio a scoprire questi “mondi”.
Le storie raccolte esistono solo nel dialogo e si dispiegano e seguono l’asse degli interessi suscitati dalla traccia dell’intervista. La raccolta della documentazione presuppone un’intesa tra intervistato ed intervistatore, a volte anche una certa complicità, che si regge su una reciproca aspettativa: la disponibilità del ragazzo a raccontare e quella complementare dell’intervistatore ad ascoltare.
L’invito iniziale fatto ai ragazzi è quello di delineare un breve resoconto della loro esperienza, per individuare alcuni temi interessanti da riproporre in seguito. Dopo il primo incontro, che è durato non più di un’ora, l’intervistatore ha riascoltato la registrazione dell’intervista per poter preparare l’incontro successivo, nel modo più soddisfacente, seconda la traccia già preparata.
Questo carattere esplorativo della ricerca deriva dell’assenza di una teoria che stabilisca le conoscenze ed i dati particolari da raccogliere; a monte vi sono invece solo ipotesi da verificare.


Analisi dei dati

I ragazzi marocchini ed il ragazzo slavo intervistati hanno assimilato fino ad un certo punto i valori della società in cui vivono ricordando i momenti improntati su forme tradizionali:

Quando ero ancora nel mio paese andavo tutti i giorni festivi nella chiesa ortodossa e ora non ci posso più andare perché manca a Fermignano (Johan).

Un'altra ragazza ricorda che le famiglie si aiutano con una solidarietà che rinsalda i legami:

Di domenica la mia famiglia con altre famiglie marocchine si riuniscono e mangiano assieme e se abbiamo qualche problema ci aiutiamo l’un l’altro (Fatma).

I membri della famiglia sono sottomessi all’autorità del capofamiglia, in conseguenza ad una rigida struttura autoritaria. In tutti i ragazzi vi è l’idea della severità del padre a cui si ubbidisce senza discutere. La famiglia presenta al suo interno una rigida spartizione di ruoli e compiti:

La mia famiglia è formata da mio padre, da mia madre e da altri tre fratelli. Ci riuniamo tutti i giorni a mangiare alla stessa ora. Ascoltiamo mio padre parlare dei suoi tempi passati mentre mia madre cucina e ci serve i piatti. Se disubbidiamo a nostro padre veniamo puniti e quindi non ci conviene (Omar).

I ragazzi italiani nei loro racconti notano alcune diversità dei comportamenti dei loro compagni extracomunitari:

Un giorno, durante l’ora di Lettere, Fatma ha il mal di testa. La prof. le vuol dare una medicina da prendere con l’acqua ma dato che era il mese del digiuno Fatma non l’ha potuto prendere perché si doveva bere l’acqua. I musulmani son sicuramente più religiosi di noi. Io a volte mi dimentico di andare a Messa di domenica! (Matteo)

Difficoltà e problematiche della ricerca

Il colloquio avvenuto in un’aula messa a disposizione gentilmente dal Dirigente scolastico ha presentato delle difficoltà iniziali.
L’approccio vede spesso la richiesta da parte dell’intervistatore dell’uso della lingua italiana che non sempre dai ragazzi extracomunitari è stata rispettata.
Ci sono poi, da parte degli intervistati, le preoccupazioni sulla finalità dell’intervista e sulla buona esposizione delle proprie storie di vita.
Il secondo colloquio è stato in genere una ripresa degli argomenti trattati nel primo, allo scopo di approfondire certi aspetti che si ritengono interessanti per la ricerca.
Esse sono narrazioni vissute nello spazio dell’interazione dialogica pertanto vi è la problematica del rapporto che si viene a stabilire fra l’intervistato e l’intervistatore.


Conclusioni

Tutte le interviste effettuate concordano sicuramente nel voler presentare l’arricchimento di esperienza derivato dall’interazione fra culture diverse.
Gli alunni appartenenti ad altre etnie hanno trovato, inoltre, stimoli educativi molto forti anche perché sono state attivate dalla maggior parte degli insegnanti attività didattiche orientate alla valorizzazione delle peculiarità delle diverse etnie, quali: discussioni in classe, attività ludiche, attività di manipolazione di materiale e di costruzione.

  


Bibliografia
RAFFAELE BRACALENTI, CLAUDIO ROSSI (a cura di), Immigrazione. L’accoglienza delle culture, Ed. UP, 1998.
PIERGIORGIO CORBETTA, Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, 1999.
GIUSEPPE MANTOVANI, L’elefante invisibile, tra negazione ed affermazione delle diversità; scontri e incontri multiculturali, Giunti, 1998.
VICINIO ONGINI, Lo scaffale multiculturale, Mondadori, 1999.
W. I. THOMAS, F.ZNANIECKI, The polish Peasant in Europe and America, Chicago, Universiy of Chicago Press; trad. it. Il contadino polacco in Europa e in America, Milano, Comunità, 1968.
Circolare ministeriale n. 301 del 8/9/1989 e LEGGE 943/86 sull’inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo


Autore: Lucia Balista, laureata in Filosofia ed in Sociologia, ha conseguito un Master universitario in Counseling e Coaching Skills. Insegna nella scuola da circa 20 anni.


copyright © Educare.it - Anno XII, N. 04, Marzo 2012