- Categoria: Ricerche a scuola
Le differenze culturali a scuola: una ricerca biografica - Seconda parte
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Esistono 2 strategie che il ricercatore può adottare e mettere in atto nell’indagine:
- a) la prima si avvale di un quadro teorico-ipotetico già elaborato, che permette la raccolta dei dati all'interno di una pratica di ricerca collaudata e accettata;
- b) la seconda sottolinea come la definizione e la raccolta dei dati evolvono assieme, di modo che la ricerca risulti una pratica che si fa praticandola, senza formulazioni teoriche e metodologiche rigide. Questa seconda strategia parte dall'assunto che la ricerca sociale si svolge là dove gli stessi individui conducono le loro pratiche sociali.
La ricerca qui riassunta si avvale di questa seconda strategia, poiché parte dal presupposto che l'individuo ha bisogno della società che egli stesso concorre a costruire, vive in società ma deve anche produrre la società per vivere; egli ha un'esperienza di prima mano del sociale, nel senso che egli sa, ha una conoscenza del sociale che gli viene direttamente dalla sua pratica sociale.
Pertanto si è ritenuto più adatto, per raggiungere questo scopo, una metodologia basata su interviste libere somministrate ai dieci ragazzi in cui venivano invitati a fare un resoconto della loro esperienza scolastica con ragazzi di nazionalità diverse. Ai ragazzi extracomunitari si chiedeva, inoltre, di parlare sulle diversità di cultura e di usi fra l’Italia ed il loro Paese d’origine.
Un’autobiografia, in quanto documento scritto, di cui ad esempio si sono avvalsi Thomas e Znaniecki, è una cosa diversa da una biografia raccolta tramite un colloquio, in cui il discorso si svolge tra un soggetto che narra ad un ascoltatore, in un rapporto faccia a faccia e con parole che sono dirette, di prima battuta.
L’autobiografia presenta un’autonomia letteraria e presuppone due caratteristiche:
1. chi scrive la propria biografia vuole raccontare la sua vita e questo bisogno lo porta ad una maggior precisione e riflessività nella scrittura; può tornare più volte nel testo, riuscendo così ad essere sempre più distaccato dai propri ricordi, che assumono pian piano un significato che si costituisce nel presente della scrittura.
2. in quanto testo scritto, l’autobiografia assume una certa autonomia anche nei confronti di chi la narra.
La biografia narrata, al contrario, vive solo nel colloquio ed insieme ad esso si costruisce ed evolve. Le interviste non offrono mai dei “fatti”, ma delle “parole” che esprimono ciò che il soggetto ha vissuto, il suo punto di vista sul “mondo”, sul “suo mondo”.
Le ricerche sui soggetti che hanno accettato l’intervista mirano proprio a scoprire questi “mondi”.
Le storie raccolte esistono solo nel dialogo e si dispiegano e seguono l’asse degli interessi suscitati dalla traccia dell’intervista. La raccolta della documentazione presuppone un’intesa tra intervistato ed intervistatore, a volte anche una certa complicità, che si regge su una reciproca aspettativa: la disponibilità del ragazzo a raccontare e quella complementare dell’intervistatore ad ascoltare.
L’invito iniziale fatto ai ragazzi è quello di delineare un breve resoconto della loro esperienza, per individuare alcuni temi interessanti da riproporre in seguito. Dopo il primo incontro, che è durato non più di un’ora, l’intervistatore ha riascoltato la registrazione dell’intervista per poter preparare l’incontro successivo, nel modo più soddisfacente, seconda la traccia già preparata.
Questo carattere esplorativo della ricerca deriva dell’assenza di una teoria che stabilisca le conoscenze ed i dati particolari da raccogliere; a monte vi sono invece solo ipotesi da verificare.

